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POETI MODERNI

Intervista con Massimo Lo Pilato: quando più volti dell’arte s’incontrano

Cultura | 25 Luglio 2019

Massimo Lo Pilato passa con facilità dai versi e la narrazione in prosa agli aforismi, passioni che l’hanno portato ad ottenere diversi riconoscimenti in concorsi nazionali e internazionali. Ha scritto più libri, usciti dagli anni novanta a oggi, inoltre è bravissimo nel disegno e la pittura: insomma parliamo di un autore poliedrico che ama l’espressione artistica in ogni sua forma. Vive a Mirabella Eclano (Av) ma la provincia non gli sta stretta, riesce a ritagliarsi i propri spazi e i contatti che servono a guardarsi intorno, a fabbricare con le parole e i tratti di matita una dimensione in cui poter respirare.

La pittura e il disegno, oltre alla scrittura, sono la tua grande passione. Come si conciliano queste diverse vocazioni?

Credo che, essenzialmente, disegnare e scrivere siano solo modi diversi per raccontare la stessa esigenza espressiva; la scrittura si serve delle parole, il disegno utilizza dei tratti universali, in questo senso preferisco la pittura perché ha un linguaggio unico, non è confinata ai limiti di un idioma, un disegno è un concetto visivo che può raggiungere le emozioni di ogni spettatore senza alcuna distinzione, non ha bisogno di essere tradotto. Dopo tanti anni mi piace pensare che dipingere e scrivere siano in fondo la stessa cosa, siano il delineare un’emozione utilizzando linguaggi diversi.

Hai ottenuto diversi riconoscimenti per i tuoi aforismi: qual è la differenza che trovi fra questo tipo di scrittura e quella in versi?

L’aforisma è una forma espressiva molto concreta, d’impatto, a suo modo estremamente affascinante. Utilizza il minor numero di parole per esprimere contenuti e significati di portata universale. Rispetto alla poesia ha una forma più caustica, che molto spesso sfrutta i giochi di parole, i doppi sensi, le assonanze e ha la forza di delineare un quadro preciso con pochi tratti netti e misurati. Credo fermamente che la composizione aforistica sia molto più adeguata ai tempi odierni, segnati dall’avvento dei social e dalla comunicazione di massa perché sfrutta la potenza espressiva di un’istantanea e la ferma in un preciso lasso spazio-temporale. La poesia ha un riscontro più ristretto, anche perché utilizza un linguaggio più raffinato e affronta tematiche più riferite alla sfera emozionale che a quelle sensoriale. Credo che l’aforisma sia il giusto compromesso tra la lunghezza della prosa e il distacco aulico della poesia

Quale può essere, secondo te, il ruolo della parola – e in particolare della parola poetica – oggi?

Credo che oggi ci sia una profonda necessità di rivalutare ogni mezzo espressivo e riportare al centro delle vicende umane il linguaggio e il suo potere evocativo ed emozionale. La tecnologia ha una rapidità che cozza con la profondità dei nostri stati d’animo e ci sta imponendo i suoi ritmi assurdi e superficiali. Alla parola poetica è delegato il dovere etico e morale di ricondurci sul sentiero della riflessione e dell’approfondimento perché ha la capacità di trasformare la realtà sensitiva in qualcosa di ben più profondo e sfaccettato, di ristabilire un legame con il nostro mondo interiore, fatto di ricordi, aspettative, speranze ed emozioni.

Lo scrivere può servire a dare una forma, quasi un senso, anche all’indicibile?

Scrivere è raccontare il silenzio, quello autentico dove ogni nostra memoria, paura, sensazione parla la voce delicata dell’intimità; in questo senso può cercare di definire i limiti e tracciare un sentiero che ci conduca al disvelamento delle verità più profonde e recondite del nostro spirito. Non so se scrivere possa condurre a trovare il senso dell’indicibile, credo, più che altro, che scrivere sia il senso dell’indicibile.

Quanto senti compreso questo tuo interesse per diverse forme d’arte dal contesto in cui vivi? C’è una buona accoglienza?

A dispetto di quanto si possa dire sui piccoli centri e sulla nostra bistrattata provincia, io credo che le nostre zone abbiano un grande potenziale e, sinceramente, devo dire di aver avuto la fortuna di ottenere una vasta attenzione sia per le mie parole che per i miei disegni. L’avvento dei social ha, poi, annullato i confini e i limiti territoriali; soprattutto per gli aforismi ho ottenuto un riscontro che, sinceramente, non mi sarei mai aspettato; ho avuto l’onore di veder pubblicate le mie parole su pagine di rilevanza nazionale, molte delle quali, tradotte anche in lingue straniere.

Quali sono i lavori a cui ti senti più legato tra i tuoi fino a questo momento?

Questa è una domanda difficile, in definitiva chi tenta di fare arte resta legato indissolubilmente a tutto ciò che produce. Ho cercato e sperimentato tante tecniche, se dovessi sceglierne una, opterei per i ritratti a matita, lo studio del viso e delle espressioni mi ha sempre affascinato e poi adoro l’essenzialità del bianco e nero, non distrae con la potenza evocativa del colore, un ritratto a carboncino è un po’ come la verità, essenziale e privo di tanti fronzoli, per riuscire ad emozionare deve essere realizzato in una maniera davvero impeccabile, altrimenti resta un semplice disegno.

Domenico Carrara

Un articolo di Domenico Carrara pubblicato il 25 Luglio 2019 e modificato l'ultima volta il 25 Luglio 2019

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