sabato 20 luglio 2019
Logo Identità Insorgenti

POETI MODERNI

Intervista con Stella Iasiello: nel mondo del poetry slam

Cultura | 13 Giugno 2019

Il poetry slam è una gara tra autori di poesia che consente loro di mescolare la scrittura all’abilità performativa. A presentarla è un Emcee (Master of ceremony) mentre decreta i vincitori una giuria scelta casualmente fra le persone del pubblico. Parliamo di questa forma espressiva con Stella Iasiello, che fa parte del collettivo CASPAR – Campania Slam Poetry dal 2017 e si occupa di organizzare incontri nella nostra regione. Stella ha pubblicato nel 2004 la raccolta poetica “Ho smesso di scrivere poesie” (Il Foglio Letterario) e, con il poeta romano Roberto di Pietro, nel 2006, l’ebook, “Poesie il cui tema è una rovina” (Kult Virtual Press). Ha curato nel 2007 l’antologia narrativa di autori vari “Tempo scaduto, dodici racconti per un anno disallineato” (Eumeswil). Altri contributi sono sparsi nelle rete, riviste letterarie e antologie.

Il poetry slam, soprattutto dopo la partecipazione di Simone Savogin a Italia’s Got Talent, sembra ritagliarsi sempre più spazi. È così?

Come per tutte le cose, anche la poesia e il poetry slam non sono immuni dalla “maledizione” televisiva: se una cosa non passa in TV, non esiste. Ma il poetry slam c’è in Italia da quasi vent’anni e, solo per fare un esempio e parlare di numeri, lo scorso anno sono stati fatti, a livello nazionale, più di 300 slam e solo di campionato; lo stesso Savogin, che ospiteremo come CASPAR alla finalissima regionale LIPS a Napoli il 14 giugno all’Ex Asilo Filangieri, ha una “carriera” decennale: è stato per tre anni di seguito campione nazionale italiano ed ha raggiunto svariati riconoscimenti sia in Italia che all’estero, prima di andare a Italia’s got Talent. Diciamo, più che altro, che è stata la televisione a ritagliarsi uno spazio per il poetry slam.

Quali sono le differenze principali tra queste gare e i classici reading?

Poche, ma fondamentali: tempo limitato per tutti – i classici tre minuti – l’uso esclusivo di corpo e voce, testi scritti di proprio pugno. I poeti selezionati per ogni gara, poi, sono pochi, da un minimo di sei a un massimo di dodici. Direi quindi che lo slam è caratterizzato da una formula “veloce” che “costringe” lo spettatore a restare concentrato per poi poter esprimere un giudizio, visto che, trattandosi di gara, il pubblico vota il suo poeta preferito. Credo che la differenza maggiore, però, consista nell’interattività: chi viene ad uno slam difficilmente subisce passivamente la performance: c’è uno scambio continuo sia di opinioni che di emozioni tanto che, ad un certo punto, non si percepisce più un “di qua” e un di là”, un palco e una platea. Le distanze si azzerano.

A livello compositivo mi pare ci sia una ricerca di assonanze, di rime, e che spesso si ricorra a giochi di parole: quanto senti anche tue queste caratteristiche? Si può parlare, in un certo senso, di un vero e proprio genere a sé?

Ci provano in molti a identificare il genere “slam”, più volte mi sono sentita chiedere: “Ma come si scrive una poesia slam?”, il punto è che, poeticamente parlando, il genere “slam” non esiste. Esiste la poesia. Ma siccome nello slam bisogna “colpire” il pubblico, si cercano soluzioni diverse, spesso più ardite, “saccheggiando” anche da altri mondi confinanti e affini: musica, teatro, arte, danza. Lo slam è una forte palestra di sperimentazione e per questo può dare l’idea di essere un genere a parte, ma non lo è, è solo l’impianto attraverso cui si celebra la poesia. Per quanto mi riguarda, da quando sono venuta a contatto con lo slam sto esplorando il mio lato più surreale e dadaista, mi piace pensarmi come il Duchamp della poesia performativa, per intenderci, quello che ha preso la Gioconda e le ha messo i baffi. Il linguaggio e lo stile, poi, si adeguano a questa ricerca con gli elementi che citi, ma anche altri. Per quanto mi riguarda la mia composizione è sempre profondamente concettuale, per poi risalire alla lingua. Voglio dire: non penso mai a come inserire un determinato calembour in un testo, ma viceversa, è ciò che voglio dire che lo richiama. Ovviamente, questo è ciò che faccio io. Altri poeti, fanno ricerche e percorsi diversi.

Con CASPAR organizzi da anni incontri in Campania: ti sembra ci sia una buona risposta?

Ottima. Siamo stati sempre accolti, e bene, nei luoghi in cui ci siamo proposti ed è un continuo crescendo: nell’ultimo anno abbiamo ricevuto decine di richieste da parte di locali, enti, associazioni, centri sociali, ormai sono gli altri che ci cercano. Tanto che non sempre riusciamo a raggiungerli subito tutti, perché è davvero impegnativo coprire la nostra regione! Ma ci teniamo molto a farlo, perché, anche se esistono, giustamente, altre realtà di poesia performativa, noi intendiamo creare un movimento che avvicini i territori meno simili e che quindi spinga a mescolare le voci dei loro poeti più fluidamente tra di loro. Comunque, con un totale di 22 slam di campionato, anche quest’anno siamo uno dei collettivi LIPS più attivi in Italia, il che ci permetterà di mandare ben due rappresentanti campani alle nazionali!

Il coinvolgere un pubblico non specializzato potrebbe essere considerato un modo per avvicinare alla poesia anche i non appassionati?

Mi piace pensarlo, anche se sono consapevole del fatto che la passione bisogna coltivarla da molto più lontano. Ma una persona che, dopo aver assistito ad uno slam, mi dice che si è divertita, probabilmente sarà portata a pensare o ripensare la poesia, con cui comunque tutti siamo venuti a contatto – anche solo a scolasticamente parlando – in modo diverso.

Chi sono gli autori dell’ambito che più ti hanno colpita finora?

Difficile dirlo, perché dovrei, e vorrei!, ascoltarli prima tutti. Ho molta stima di tutti i miei colleghi CASPAR, però, perché, dopo aver un po’ girato l’Italia, slammisticamente parlando, posso dire che siamo uno dei collettivi più vari e innovativi che esistano in giro.

Domenico Carrara

Un articolo di Domenico Carrara pubblicato il 13 Giugno 2019 e modificato l'ultima volta il 13 Giugno 2019

Articoli correlati

Cultura | 18 Luglio 2019

L’ALTRO LUCIANO

Il De Crescenzo fotografo: le foto più belle che raccontano Napoli e il suo popolo

Cultura | 18 Luglio 2019

L’ADDIO

Ci lascia Luciano De Crescenzo, eterno professor Bellavista e mito napoletano eterno

Cultura | 18 Luglio 2019

GENERAZIONE MONTALBANO

Camilleri, padre letterario di chi alla giustizia ha provato a dar nome

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi