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POGGIOREALE

Ogni anno verso il 2 novembre piangono gli illustri: tombe di Gemito, Viviani, E.A. Mario tra oblio e incuria

Beni Culturali, Identità, Storia | 16 Ottobre 2019

Uno che sta bene, nel quadrato degli Uomini Illustri del Cimitero Monumentale di Poggioreale, è Salvatore Di Giacomo. La sua tomba, scarna ed essenziale, è affacciata verso il Vesuvio, tante volte ispiratore dei suoi versi: anche dall’aldilà Di Giacomo guarda beatamente il panorama di Napoli.

Per altri “grandi” di Napoli sepolti qui, la situazione invece è molto più drammatica, come abbiamo potuto constatare due giorni fa, a due settimane dai “giorni dei morti”. E come – purtroppo – vi raccontiamo ogni anno.

C’è da dire che la collocazione di Di Giacomo è una delle migliori. O almeno quel “lato” lo era: anche Giovanni Amendola e Roberto Bracco, così come Vincenzo Gemito, in origine, erano affacciati sul panorama. Poi qualche sindaco-cane nei decenni passati ha dato l’ok per innalzare uno stanzone in cemento armato per creare nuovi loculi davanti ai nostri grandi.

Col risultato che ora Bracco, Amendola e Gemito guardano su un muro vuoto e insulso. Le mani sulla città dei morti.

Altrove, non ci stancheremo mai di ripeterlo, i cimiteri degli illustri sono luoghi turistici. Senza scomodare paragoni con Parigi, che a Napoli ha tutto da insegnare in termine di gestione turistica (il suo Pére Lachaise è il cimitero più visitato del mondo, non solo grazie alle tombe di Jim Morrison, Chopin, Oscar Wilde e numerosi altri, ma soprattutto per come è gestito: con tanto di piantina che viene distribuita gratis all’ingresso) basta fare un giro al cimitero di Milano per capire come si gestisce un cimitero di grandi. Come ben sanno le guide turistiche locali, che organizzano puntualmente visite guidate alle tombe dei grandi imprenditori nordici o a quelle di Dario Fo e Franca Rame, tanto per fare due nomi.

Qua per fare una visita notturna al nostro quadrato degli illustri, organizzata dall’associazione sii turista della tua città a dicembre 2018, pare che chissà il comune che ha fatto… addirittura offrendo il patrocino come se chissà quale grande cosa si stesse facendo. A Milano qualsiasi guida turistica offre una visita al suo museo, senza strombazzamenti e certamente senza patrocinii comunali….

Invece qua le istituzioni se ne fregano del fatto che i nostri grandi anche nell’aldilà se la passano malissimo. E la responsabilità è anche e soprattutto di chi li ignora e di chi favorisce l’illegalità, ignorando appunto cosa accade a Poggioreale.

Per dirne una, molto banale: in qualsiasi cimitero dove sono sepolti “illustri” esistono indicazioni per arrivare nei luoghi della sepoltura – e qui manca completamente qualsiasi segnalazione che vi conduca a porre un fiore sulle tombe dei nostri grandi – tre esempi su tutti  che fanno male, in un caos generale di quest’area così preziosa, che altrove sarebbe meta turistica fissa.

Parliamo delle tombe di Vincenzo Gemito, di Raffaele Viviani e di E.A. Mario.

Iniziamo da Viviani, di cui quest’anno ricorre l’anniversario. Qui rispetto all’anno scorso la situazione è migliorata ma temporaneamente. La foto di Raffaele Viviani, stampata su pietra vesuviana, e apposta sulla sua tomba lo scorso anno, ad esempio, è stata sostituita. L’aveva messa a febbraio 2019 un gruppo di volontari di Castellammare di Stabia, città natale di Viviani,  intorno all’anniversario della morte, avvenuta il 22 marzo del 1950. Armati di guanti e scope erano arrivati lì per togliere le erbacce dal sepolcro del drammaturgo, voluto nel 1960 dal Comune di Napoli nel decennale della scomparsa.

Il Comune ottenne dalla sorella Luisella e dagli altri parenti le spoglie del maestro per riconoscergli l’onore di essere seppellito nel Quadrato degli uomini illustri assieme a E. A. Mario, Benedetto Croce, Enrico de Nicola, Francesco de Sanctis,  di Giacomo, Gemito, Saverio Mercadante, Ernesto Murolo, Ferdinando Russo, Antonio Niccolini e tanti altri.

Gli stessi volontari Anna Spagnuolo, Egidio Valcaccia e Nicola Pede, lo scorso anno, oltre a ripulire la sepoltura, avevano collocato la foto del commediografo e poi chiesto all’artista Antonio Gargiulo di realizzare un nuovo busto, con la speranza di trovare i fondi per realizzarlo in bronzo e ridare così completezza al monumento. Detto fatto. Ora c’è un’opera non troppo somigliante: ma poco importa. Conta l’amore e l’atto:  se la tomba di Viviani quanto meno ha un’immagine lo deve solo – e come spesso a Napoli – a cittadini che si sono rimboccati le  maniche.  Certo sarebbe stato d’uopo da parte delle istituzioni provare a restituire alla tomba il busto fatto da Saverio Gatto (la cui copia in terracotta è a San Martino): ma ci rendiamo conto di pretendere troppo.

Al momento però la tomba è tornata ad essere trascurata, con erbacce e sporcizia intorno: se non fosse per un profumato e non fiorito geranio che giace ai piedi del bassorilievo.

Stessa cosa per la tomba di Vincenzo Gemito, derubata anni fa di una statua che lo raffigurava. Oggi è una stele vuota e piena di erbacce (abbiamo rubato un fiore finto a un mazzetto al comunista  Giorgio Amendola che non ce ne vorrà e l’abbiamo collocato qui su…).

Anche qui non vorremmo fare la solita parte dei rompiscatole, ma ci tocca: mentre Parigi dedica a Gemito una mostra aperta ieri al pubblico al Petit Palais, le istituzioni partenopee quest’anno – nei novant’anni dalla morte del grande scultore – non sono state capaci manco di promuovere una pulizia di questo posto sacro… una visione che regala solo amarezza. Ma anche qui interverremo con gli eredi di Vincenzo Gemito: già allertati e pronti a intervenire nelle prossime settimane.

 

E.A. Mario non se la passa meglio: ha tanti rosari e immagini, poesie, versi intorno a se: peccato che da anni le lettere della scritta che compone il suo nome siano cadute e mai sostituite.

Le uniche tombe importanti che ci sembrano decenti quanto meno per struttura (la sporcizia e l’incuria regnano ovunque e dunque tutti i nostri morti sepolti qui non se la passano benissimo) sono quelle di Benedetto Croce e di Ferdinando Russo. Ma intorno è degrado e abbandono. E ogni anno, intorno ai morti, le istituzioni comunali tirano fuori una tiritera che è sempre la stessa, da quasi dieci anni ormai: faremo, diremo. L’assessore Borriello, che l’anno scorso aveva la delega ai cimiteri, dopo le ennesime denunce ci scrisse di essersi rivolto al ministero dei Beni culturali. Evidentemente la sua è rimasta lettera morta.

Sul cimitero di Napoli troppi affari illegali

Andrea Santoro, consigliere comunale di Napoli, ha guidato la commissione d’inchiesta sui cimiteri per diversi anni. Interpellato telefonicamente, si fa cascare le braccia. “In realtà sul quadrato degli illustri a mia memoria non c’è alcun progetto. L’unica cosa fatta in questi anni è stata la gara per i forni per la cremazione – in parte espletata – e quella per nuovi loculi. E qui si è bloccato tutto. Per l’amministrazione attuale pare non sia un problema quello degli illustri – ci spiega – e comunque basterebbe un progetto di sorveglianza diverso per migliorare le cose. Ma già dieci anni fa la situazione era grave, con molti comunali in pensione, non sostituiti. E inoltre tanti manufatti privati senza più eredi sono in decadenza. Avevamo proposto la figura di un “garante dei defunti” che se ne occupasse. Anche qui siamo rimasti inascoltati. Senza contare tanti altri disservizi… il problema è che esiste sui cimiteri un business al nero,  illegale, che coinvolge troppe famiglie e a nessuno fa comodo intervenire…”.

Da anni anche Antonio Pariante, comitato Portosalvo, è sul pezzo: «La mancanza di un adeguato sistema di sorveglianza e il disinteresse dell’amministrazione comunale rendono la zona facile bersaglo di furti e sottrazioni. Abbandonati definitivamente i vecchi progetti dei precedenti assessori relativamente all’istallazione di un sistema di sorveglianza e all’istituzione di un “fondo” per le tombe abbandonate, l’area delle “celebri personalità” rischia di cadere nel dimenticatoio. Inoltre, il mancato stanziamento dei fondi per la costruzione del “Parco della Memoria” e l’assenza di recinzione delle zone maggiormente esposte all’afflusso del pubblico la rendono vulnerabile ai ladri d’arte e ai malintenzionati», è da anni la denuncia del Comitato Civico Santa Maria di Portosalvo.

Senza contare che in questi giorni sono in piazza i lavoratori Selav, che si occupavano dal 2016 dell’illuminazione dei cimiteri di Napoli. Il consiglio di Stato ha giudicato irregolare la gara di appalto di 3 anni fa e all’improvviso 33 lavoratori sono rimasti a piedi, senza lavoro. E a differenza dei lavoratori Whirpool – che pure stanno rischiando tutto – questi qui non hanno nemmeno attenzione istituzionale. Oggi, dopo le proteste sotto san Giacomo e a Poggioreale, si sono ritrovati sotto la prefettura.

“Invochiamo – spiegano i manifestanti – l’intervento della politica e chiediamo di incontrare il sindaco Luigi de Magistris che, sebbene sia entrato sull’argomento del servizio cimiteriale delle lampade, non ha dedicato la giusta attenzione alla questione dei lavoratori. Aveva promesso di riassorbirci con la nuova impresa a cui è stata affidata l’illuminazione. E rammentiamo che il vicesindaco Panini – che ha la delega ai cimiteri, ormai passata in sue mani, ndr – diede rassicurazioni sul mantenimento dei posti di lavoro. Lo sconcerto dei lavoratori della Selav è che proprio l’Amministrazione comunale attraverso i propri dirigenti scegliendo percorsi diversi ha cancellato quei posti di lavoro”.

Insomma una situazione dolorosa, che si aggiunge all’abbandono e alla trascuratezza di Poggioreale… come direbbe il grande Totò: pagliacciate da vivi. Senza rispetto per la storia, la memoria ma nemmeno per il presente.

Lucilla Parlato

 

 

 

 

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 16 Ottobre 2019 e modificato l'ultima volta il 16 Ottobre 2019

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