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POLITICA VERGOGNOSA

Pompei, lavoratori non pagati e le istituzioni – responsabili – urlano allo scandalo

Beni Culturali | 27 Luglio 2015

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Venerdì scorso uno sciopero definito “selvaggio” – da Renzi, De Luca Franceschini – del personale di sorveglianza degli scavi non ne ha permesso la regolare apertura e moltissimi turisti sono rimasti per ore in attesa sotto il sole ai cancelli d’ingresso con la speranza di poter entrare.

“Un danno incalcolabile che rischia di vanificare quei risultati straordinari raggiunti nell’ultimo anno che hanno rilanciato l’immagine di Pompei nel mondo. Non è possibile organizzare assemblee a sorpresa per impedire che il sito resti aperto con personale in sostituzione, con il risultato di lasciare centinaia di turisti in fila sotto il sole. Chi fa così, fa del male ai sindacati, ai diritti dei lavoratori e soprattutto fa del male al proprio Paese”
Ecco cosa ha detto il ministro Franceschini commentando il fatto. Parole quasi analoghe a quelle pronunciate dal premier Renzi e dal governatore campano Vincenzo De Luca.

E pensare che a rilanciare Pompei il governo ci ha provato in tutti i modi italioti possibili: ha fatto molti proclami, Renzi ha passeggiato a lungo per le antiche vie, ha prolungato l’orario di apertura degli scavi e dei musei per raccattare qualche visitatore in più…

Nel mezzo ci sono stati: il generale Nistri, commissario straordinario al “Grande Progetto Pompei” che non è arrivato alla fine del suo mandato però, la visita dei commissari dell’Unesco che avevano trovato incoraggiante l’apertura dei molti cantieri a Pompei a seguito dei finanziamenti arrivati dalla UE, la creazione di una soprintendenza ad hoc ma anche una inchiesta della Procura regionale della Corte dei Conti che aveva visto coinvolti l’ex Commissario straordinario per gli Scavi di Pompei Marcello Fiori, e 9 dirigenti del Mibact e della Regione Campania.

Ciò che non hanno detto nè Franceschini, nè Renzi rispetto allo sciopero dello scorso 24 luglio è che i lavoratori non vengono pagati per i servizi festivi da più di otto mesi!  Ebbene si, nessuno lo dice ma per fortuna c’è qualcuno che fa ancora informazione vera e che raccoglie le voci che dissentono.
E’ il caso dell’articolo apparso oggi su “La rampa” una testata di informazione regionale, che ha riportato la lettera di un addetto ai lavori il quale ha spiegato così il motivo dello sciopero:
I fatti di Pompei di ieri (mi riferisco alla chiusura selvaggia degli scavi di Pompei per assemblea del personale di vigilanza, che ha lasciato in attesa i turisti dal tutto il mondo sotto il sole cocente!!) confermano a mio parere tre grandi e tristi verità relative al nostro paesello.
Il primo riguarda l’irresponsabilità di quei colleghi che hanno chiuso gli scavi, penalizzando il resto dei lavoratori del comparto, protagonisti di una protesta che ieri ha interessato tutto il territorio nazionale con presidi presso la sede centrale e quelle regionali nel MEF. Questi ultimi lavoratori da novembre 2014 non si vedono corrisposta la quota di salario per i servizi festivi, superfestivi e notturni prestati, che pure sono parte integrante del servizio e grazie ai quali gli stessi turisti rimasti fuori a Pompei, possono ogni giorno visitare i nostri siti.
Un servizio che viene garantito sempre, a scapito di pranzi di famiglia, bagni al mare alla domenica, capretti pasquali e spaghetti alle vongole alla vigilia di Natale. Nulla da recriminare, ciascuno fa il suo lavoro e ne rispetta regole e turni, ma pagarli e farlo in tempi congrui mi sembra il minimo.
Per non parlare dei tagli previsti per il 2016 ed al mancato rinnovo dei contratti.
Bene, in tv e sui giornali non ho visto nè letto interviste a sindacati o lavoratori, ma più e più volte ascoltato quelle al Soprintendente di Pompei, al Ministro Franceschini ed addirittura al nostro discutibile Presidente della Regione Campania De Luca, che con toni indignati hanno urlato alla “vergogna” ed al “danno” arrecato al sito ed all’ immagine del paese, talora minacciando punizioni esemplari…

Bisogna dire, ad onor di cronaca che anche i sindacati hanno taciuto almeno fino a stamattina quando, rispondendo a Renzi, hanno chiosato condannando pure loro le modalità della protesta e rimandando però al mittente “la paternale”.

La lettera continua senza fare sconti a nessuno e chiamando in causa politica ed informazione:
E qui veniamo agli altri due problemi: un certo giornalismo ed una certa politica, quelli ahimè dominanti.
Dai primi un completo disinteresse per la notizia, in favore della sensazione, quella che prende la pancia del lettore o ascolatore e che lo esalta. Ancora una volta mezzo paese avrà pensato che questi dipendenti pubblici sono solo una palla al piede!
Dai secondi è venuta invece una ignobile manifestazione di potere!
Il MIBACT è autore da anni di una spreco di denaro pubblico di cui nessuno parla e che va contro ogni dichiarazione, di montiano stile, relativa ai tagli alla spesa pubblica.
Paradossale che tale spreco avvenga in uno dei ministeri meno ricchi e sempre oggetto di tagli, eppure….
Due esempi per tutti.
Le aperture di musei e siti che il nostro ministro Franceschini ha promosso fino al prossimo dicembre 2015, che prevedono, ogni sabato sera, una prolungamento di quattro ore dell’orario normale, fino a mezzanotte, è un flop totale! Per questa iniziativa il ministero spende migliaia di euro a fronte di un numero di visitatori ridicolo.
Per il solo Museo Archeologico Nazionale di Napoli ad esmpio, si spendono ogni sabato sera circa 3.500 euro in personale (cui andrebbero sommate le spese di illuminazione, che da sole rappresentano uno spreco) a fronte di una media di 10 visitatori nella fascia oraria del prolungamento dell’apertura. Le perdite sono evidenti!
Ogni giorno nei suoi orari di apertura regolare, in media, lo stesso Museo accoglie circa mille visitatori in questo periodo dell’anno, senza costi aggiuntivi a carico dei cittadini.
Va anche detto che l’apertura normale dei musei non è mai un’apertura totale degli spazi espositivi, fatto imputabile alle croniche carenze di organico che, nel caso del Museo Archeologico, costringono alla chiusura di una quota delle collezioni che oscilla tra il 30 ed il 50%. Per questi ordinari disservizi il MIBACT non fa sconti ai turisti, i biglietti costano prezzo pieno e amen!
Volendo proprio approfondire la questione, faccio presente che in occasione di mostre temporanee come quella che anche in questo periodo lo stesso Museo Archeologico ospita, i biglietti vengono notevolmente incrementati di prezzo e il povero turista a cui il Ministrio tiene tanto, non può scegliere se vedere o no la mostra, se la ritrova dentro gli spazi espositivi con un biglietto unico museo-mostra che paga e sta zitto.
Un secondo e ancor più grave spreco si perpetra da anni attraverso i servizi della società ALES. Questa era una compartecipata del Ministero, oggi però 100 per 100 ministeriale, che costa uno sproposito in stipendi di dirigenti a tutti i livelli. Ales fornisce personale e servizi al MIBACT, un personale che, nel caso della vigilanza, costa allo stato molto più di un dipendente pubblico, pur pagando il singolo lavoratore un netto di stipedio uguale a quello dei colleghi “ministeriali”.
La domanda è banale: perchè non assumere questi dipendenti della società, di proprietà del ministero al 100 per 100, nei ruoli del ministero visto che ci costerebbero anche di meno?
Risposta facile: come farebbero a mantenere un luogo di clientele e ruberie se dovessero poi fare concorsi pubblici e non assunzioni per colloquio? E poi di tutti i dirigenti Ales cosa ne faremmo? E come piazzare altri amici?!?
Questi individui dobvrebbero tacere! POMPEI CHIUSA è NULLA in confronto allo sfascio di questo ministero!

Quanto alla società Ales effettivamente le domande che suscita la sua esistenza sono molte e tutte leggittime.
Sono dieci anni che Ales continua ad agire in barba a tutte le norme e le leggi assumendo solo per colloquio, non giustificando le spese per queste nuove assunzioni, fornendo di fatto lo stesso servizio che offrono i dipendenti del ministero…
E sinceramente qualcuno di voi riesce a comprendere per quale motivo un ministero deve avere una società così detta in house, di cui possiede il 100% del pacchetto azionario e mantenerne un organigramma che conta, fermandoci ai dirigenti, una dozzina di persone?
Non possiamo che dare ragione allo scrittore della lettera, Ales è solo un ulteriore luogo di ruberie!
Sarebbe il caso di riflettere su questa e su altre storture prima di criminalizzare i lavoratori per aver esercitato un loro diritto!

Simona Sieno

 

Un articolo di Simona Sieno pubblicato il 27 Luglio 2015 e modificato l'ultima volta il 27 Luglio 2015

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