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POMI E PUMMAROLE

Se il pomodoro diventa simbolo di una campagna per i prodotti padani (inquinati molto più dei nostri)

Ambiente, DueSicilieOggi, Economia, Italia, NapoliCapitale, Politica, Rubriche | 19 Novembre 2013

pomi

Il giorno 1 Novembre, sulla pagina Facebook della Pomì, una società agricola cooperativa con sede a Rivarolo del Re, in provincia di Cremona, compare un post con la seguente dicitura: “Solo da qui. Solo Pomì”. Al post è allegata una cartina dell’Italia con un enorme pomodoro che campeggia sulla pianura padana, a indicare chiaramente la provenienza dei loro prodotti, e soprattutto un comunicato che in particolare recita: “I recenti scandali di carattere etico/ambientale che coinvolgono produttori ed operatori nel mondo dell’industria conserviera stanno muovendo l’opinione pubblica, generando disorientamento nei consumatori verso questa categoria merceologica.”

L’allusione, neanche troppo velata, è all’attuale questione della cosiddetta “Terra dei fuochi” e alle proteste e alle mobilitazioni intorno ad essa sollevatesi, nonché all’onda mediatica suscitata da vari format televisivi, tra cui ricordiamo il particolare il servizio de Le Iene (con annessa raccolta firme di denuncia nei confronti dei produttori campani), di cui ci siamo occupati recentemente.

Si tratta, ovviamente, di un atto di pura speculazione commerciale su una tragedia in atto in Campania e al Sud. Sciacallaggio, senza troppi giri di parole: soprattutto considerando le enormi responsabilità dell’industria settentrionale nel traffico di rifiuti tossici. A tale proposito, ci chiediamo come mai le già citate trasmissioni (tra cui, per l’appunto, Le Iene) non si degnino mai di fare i nomi – noti grazie a svariate inchieste giudiziarie – di una, dicasi una, industria settentrionale coinvolta nello sversamento illegale di rifiuti tossici. Evidentemente aspettarsi che provenga da costoro un danno di immagine (e di mercato) alle aziende che tramite pubblicità pagano i loro stipendi è pretendere troppo.

Ma ciò che più conta è un altro aspetto della vicenda: instillare nei consumatori il messaggio subliminale che ci sia una parte del paese ambientalmente sana, dove i terreni e i prodotti sono più buoni e sicuri è un’informazione falsa, soprattutto nei riguardi della SALUTE delle persone. Citiamo a tale riguardo, tra i vari esempi possibili, il Rapporto sulla qualità dell’aria per il 2013 pubblicato dall’Agenzia europea per l’ambiente, da cui risulta che la Lombardia e la pianura padana sono le aree più inquinate d’Europa relativamente alle pm 2,5 (polveri sottilissime) e alle pm 10. Per quanto riguarda il Piemonte (citato nella mappa della Pomì), come non menzionare la denuncia dell’associazione Pro Natura, basata sull’ annuario Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e relativa all’anno 2012, che afferma: “Con il 72,3% in termini di attività ed il 96,42% dei materiali di scarto radioattivi, il Piemonte si aggiudica il poco invidiabile primato di regione più a rischio irradiazione d’Italia.” Relativamente a Veneto e Lombardia, vale la pena citare, tra le altre, le inchieste della magistratura sull’azienda trevigiana Mestrinaro relativamente all’ampliamento della A4 da Venezia a Trieste, sul Gruppo Locatelli e Serenissima Costituzione Spa per quanto riguarda l’autostrada tra Vicenza e Rovigo, o ancora i cantieri della Bre.Be.Mi, rispetto al collegamento autostradale tra Brescia e Milano.

Stiamo parlando, in tutti questi casi, di rifiuti tossici sotto il manto autostradale, spesso scarti di fonderia e non solo: in ogni caso si tratta di centinaia di tonnellate di scorie ricoperte dal manto d’asfalto che scorre tra i campi coltivati, contenenti alte concentrazioni di metalli pesanti e sostanze chimiche (tra cui cromo, amianto, piombo, nichel), in grado di contaminare terreni e falda acquifera, e quindi l’intera catena alimentare. Dato che i responsabili della comunicazione aziendale della Pomì parlano nel loro comunicato di “massima qualità nel rispetto delle persone e dell’ambiente” , ci aspettiamo che coerentemente con tale nobile dichiarazione d’intenti gli stessi si impegnino quanto prima ad informare i consumatori dei loro prodotti circa le criticità ambientali relative alle zone di origine e di produzione dei suddetti pomodori. Come si dice, la salute delle persone prima di tutto.

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 19 Novembre 2013 e modificato l'ultima volta il 6 Agosto 2015

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