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POMPEI

Massimo Osanna fa il punto sugli scavi alla Regio V

Beni Culturali | 27 Marzo 2019

Un viaggio alla Regio V che non c’è. Questo il titolo da dare ad una mattinata al Parco archeologico di Pompei.
La scusa per rivedere il cantiere degli scavi nuovi era la visita del Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno, Carlo Sibilia, in occasione della riunione del Gruppo di Legalità e Sicurezza.

Il Grande Progetto Pompei e il Protocollo di Legalità

Il Grande Progetto Pompei volge ormai al termine e per scongiurare eventuali tentativi infiltrativi negli appalti dei lavori e delle forniture ha visto avvicendarsi in questi anni Generali come Nistri, Curatoli e per ultimo Mauro Cipolletta a dirigerlo, con il coinvolgimento di diversi ministeri ad occuparsene sulla base delle proprie competenze: rapporti con il territorio, tutela del patrimonio culturale, sicurezza e legalità, sensibilizzazione civica e didattica. Il GPP si avvale dell’Intesa interistituzionale Legalità e sicurezza del 20 gennaio 2012 tra il Ministro della Coesione, il Ministro dei Beni e delle Attività culturali, il Ministro dell’Interno, il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ed il Presidente dell’Autorità di Vigilanza sui contratti pubblici per la sicurezza degli appalti con la firma del Protocollo di Legalità del 5 aprile 2012.
Si considera ormai il Grande Progetto una “best practice” da replicare e anche il Sottosegretario Sibilia ha dichiarato che i 105 milioni di euro sono stati investiti in maniera proficua: “Dopo 105 milioni di euro investiti, si può dire che a fine progetto potremmo avere, con un investimento di 6 milioni per la sicurezza, ben 13 milioni di risparmio e 92 milioni finanziati e spesi in maniera regolare. Il Grande Progetto Pompei è dunque un ottimo modello che va replicato anche per altre esperienze. Mi auguro anche per la buffer zone”.

La visita alla mostra “Pompei e gli Etruschi” e alla Pompei romana

A fine riunione, il professore Massimo Osanna, ex direttore generale di Pompei, ancora definito da qualche media “soprintendente di Pompei”, in veste di esperto del Parco archeologico ha accompagnato il Sottosegretario in visita seguito da uno stuolo di persone formato da giornalisti, funzionari del parco e staff del Sottosegretario. La prima tappa è stata la mostra nella Palestra grande “Pompei e gli Etruschi” di cui Osanna è uno dei curatori. Ha ripercorso così tutta la storia delle origini e dei popoli della Campania. A seguire una visita nella città romana, quella sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo, partendo dalla proprietà di Giulia Felice, donna imprenditrice che aveva la sua attività nei pressi dell’anfiteatro ma anche la facciata della casa e delle sue terme sulla strada principale denominata oggi via dell’Abbondanza. Punti focali del percorso sono stati la Schola Armaturarum, lì dove, dopo il crollo che sconvolse il mondo, partì il Grande Progetto Pompei, e la casa di Sirico dove ci sono i primi calchi delle vittime fatti con il metodo inventato da Giuseppe Fiorelli nel 1863.

La visita che non c’è stata alla Regio V raccontata da Massimo Osanna

A quel punto, il programma prevedeva una visita alla Regio V, dalla quale ci giungono quasi quotidianamente foto di pitture e mosaici meravigliosi. Purtroppo però la visita non c’è stata. Un problema tecnico? Ritardi sulla tabella di marcia? Imprevisti? Non ci è dato saperlo, così ci siamo “consolati” dopo l’enorme delusione di tutti i presenti ( e soprattutto della sottoscritta) con una breve dichiarazione del prof. Osanna, direttore scientifico dello scavo, sull’andamento dei lavori: “ Finalmente siamo arrivati al termine nel senso di portare a compimento un percorso molto interessante nonché decisivo per la tutela del sito. Fra le novità che vengono fuori e che si potranno presentare al pubblico credo già l’anno prossimo dopo i primi fondamentali lavori di restauro, è la restituzione di una via intera, il vicolo dei balconi, che ora è completamente scavata e da qui viene fuori la vera novità: un continuo “working in progress” del quotidiano pompeiano i giorni prima dell’eruzione. Questa strada è l’immagine di quello che si è sempre supposto di Pompei: non era solo il terremoto del 62 che aveva creato criticità e quindi questo stato continuo di lavori ma erano tutti i terremoti che avevano preceduto l’eruzione forse già a partire dall’estate precedente, probabilmente 5 o 6 mesi di terremoto che hanno causato uno stato di lavori incredibile. Nella via del balconi ci sono case ormai finite e quindi abitate dove per esempio ci sono anche vittime, poi ci sono case che hanno la facciata ancora grezza cioè che si stava ancora rintonacando, ma la cosa interessante è che c’è ancora tutto un tratto (di strada) basolato e il tratto invece più prospiciente via di Nola non basolato quindi lì si lavorava proprio, con anche impossibilità dell’accesso nella casa di Giove. Questo è un altro dato interessante: la casa di Giove era probabilmente abitata solo nel settore del giardino e poi nella parte della casa agganciata a via di Nola mentre nel resto si lavorava, tant’è che tutti gli arredi sono stati trovati accumulati in poche stanze. Quindi uno dei dati più significativi che viene fuori è questa possibilità di decifrare lo stato in cui versava Pompei negli ultimi tempi e che era uno stato di grande criticità a cui però si cercava di porre mano. In tutte le case ci sono tracce di lavori in corso: nella casa dell’iscrizione, la casa con giardino, una macina, le anfore con calce e malta in preparazione e ovunque lavori di ripristino in cui si cercava di colmare le lacune che erano nel paramento murario, si rifacevano intonaci, si restauravano affreschi e quindi una quotidianità critica ma che allo stesso tempo manteneva quella vivacità solita di una città portuale come Pompei che viene mostrata dalle taverne ancora in uso. Una taverna è venuta fuori con il bancone ancora pieno di anfore decorato in una maniera molto interessante, anfore e attrezzi di uso che fanno capire che la vita ferveva in queste case e in queste strade anche lì dove c’erano lavori in corso. Davanti al termopolio ci sono tracce di rifacimento di basoli stradali, la fontana non funzionava perché probabilmente le condotte erano state danneggiate da uno degli ultimi terremoti e quindi prima di arrivare alla risoluzione dei problemi (che non sarebbero mai stati risolti) si stava lavorando in più punti della città.
Altra notizia è che sono stati ripresi gli scavi che erano stati sospesi per problemi anche di tipo strutturale. La casa del larario dove è stato trovato il famoso larario con giardino dipinto era stata scavata solo una metà perché la parte soppalcata presentava un piano di soppalco in uno stato assai precario di conservazione. Adesso si è potuto asportare questo piano in cocciopesto del soppalco e si sta scavando tutta la stanza dove viene fuori tutta questa decorazione straordinaria del larario che sembra essere una sorta di giardino con ambienti aggettanti e con il larario della casa sul giardino ma con tutta una serie di figure fantastiche che continua quella serie di personaggi insoliti che abbiamo già presentato al momento della prima presentazione del larario”.

Susy Martire

Un articolo di Susy Martire pubblicato il 27 Marzo 2019 e modificato l'ultima volta il 27 Marzo 2019

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