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PORTA A PORTA

La lezione di Zitara: se il Sud smette di essere il bancomat del Nord

Attualità | 22 Aprile 2020

Scriveva lo studioso meridionalista Nicola Zitara, nel 1971 in “L’unità d’Italia: nascita di una colonia” che “giacché viviamo in un mondo in cui la dominazione politica è incorporata nelle merci di massa, la nostra liberazione non comincerà con la freccia di un nostrano Guglielmo Tell che trafigge il tracotante nemico, ma con un camion di provolette Galbani precipitato nella scarpata dell’autostrada Salerno – Reggio Calabria”.

Anche noi, come il governatore della Campania ieri sera a Porta a Porta nel confronto con il governatore lombardo Attilio Fontana e con l’imprenditore ultramiliardario Renzo Rosso, patron di Diesel,siamo insofferenti alle banalizzazioni.  Eppure l’intuizione di Zitara che la rivoluzione sarebbe iniziata bloccando provolette della Galbani sulla Salerno-Reggio Calabria era fortemente profetica.

E per questo ieri a Porta a Porta è andato in scena lo spettacolo che vivono da decenni sulla propria pelle gente come gli operai di Taranto dell’Ilva, da sempre stritolati sul binomio orribile: salute o economia? Loro lo sanno bene che l’italia ha sempre prediletto la seconda opzione. E le parole di Renzo Rosso ieri lo dimostrano: la sua preoccupazione per le collezioni estive 2021 e le affermazioni secondo cui noi dobbiamo ormai rassegnarci a convivere col coronavirus perché altrimenti poi un domani niente jeans per le stagioni che verranno, sono la prova lampante di cosa vogliono che accada nelle prossime settimane. Tornare a imporci la loro mentalità e la loro merce

Parliamo dello stesso Rosso che negli anni passati, approfittando dei vantaggi che la Cassa del Mezzogiorno offriva agli imprenditori del Nord che investivano al Sud nel post-terremoto, investì su Bronte, in Sicilia, presidio oggi quasi ormai  abbandonato…  (al consorzio siciliano manifatturiero, che forniva jeans “made in Italy” all’azienda Rosso avrebbe preferito la delocalizzazione all’estero per avere di minori costi).

Parliamo dello stesso Rosso che – pur vantando diverse operazioni benefiche sparse nel mondo – secondo Forbes è l’11esimo uomo più ricco d’Italia, classificandosi bene anche nel rank mondiale. Che ieri quasi sembrava piangere miseria da Vespa.

“Riaprite tutto” la parola d’ordine di questi soggetti (oltre a Fontana, anche il direttore del Giornale, Sallusti).

Il razzismo stavolta non c’entra niente, anche se in questi giorni è stato usato in maniera strumentale. I soggetti in questione, infatti, sono consapevoli che il Sud è il loro mercato di sbocco, il loro porto franco, il loro bancomat.

La loro colonia interna.

E per questo quella di ieri sera da Vespa, al di là delle allergie alla banalizzazione di De Luca, è stata una confessione in piena regola da parte di Fontana, Sallusti e Rosso.

Alla faccia della locomotiva: una locomotiva che senza il carbone del Sud resta sui binari di partenza è come un vagone fantasma…

Però mai come ieri sera tutto è stato chiaro: il timore di questi soggetti è che il Sud, con 2-3 mesi di vantaggio sulla riapertura, cominci a prodursi da solo ciò che gli serve. E se succede, poi, il nord a chi le vende le sue merci se non alle regioni interdipendenti sul piano economico?

La risposta è ovvia.

Drusiana Vetrano

Un articolo di Drusiana Vetrano pubblicato il 22 Aprile 2020 e modificato l'ultima volta il 22 Aprile 2020

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