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PRESA DIRETTA

La puntata sui fondi europei al Sud: troppe le occasioni mancate

Arte e artigianato, Beni Culturali, DueSicilieOggi, Europa, Infrastrutture e trasporti, Senza categoria, Turismo | 29 Settembre 2014

presa diretta riccardo iacona

L’Italia non ha ancora utilizzato una parte dei Fondi assegnati dall’Europa. Si tratta di 15 miliardi di euro che andranno persi se non verranno spesi entro la fine del 2015. Come è possibile? E quali sono le occasioni di sviluppo, di ammodernamento del nostro Paese e di creazione di nuovi posti di lavoro che si stanno perdendo per colpa dell’inefficienza delle Regioni e delle Amministrazioni Pubbliche? E’ stato questo il tema dell’ultima puntata di “Presa diretta” su rai 3 ieri sera, visibile cliccando questo link.

Naturalmente si è parlato di Sud a tutto tondo. Perchè molti dei fondi non spesi riguardano strutture del Sud.

Il commissario Hahn ha in mano il dossier italiano sui fondi europei e a Pompei è andato a verificare come stanno le cose: come avevamo già denunciato anche noi su queste pagine, abbiamo speso solo 1% dei 104 milioni stanziati, e dobbiamo spenderli tutti entro il 2015 altrimenti verranno persi, non arriveranno altri soldi.

Presa Diretta ha intervistato il soprintendente Sanna, e il dg Nistri, ex generale carabinieri: sono loro che controllano gli appalti a Pompei. Sui cantieri ci sono 39 progetti, e ora si devono far partire le gare e aprire i cantieri. Ma manca il personale specializzato, manca una manutenzione, bisogna rendere la Sovrintendenza efficiente mettendo dentro personale competente.

Quanti ingegneri ci sono a Pompei? Quanti architetti per monitorare i lavori? Sono pochi.

A tenere monitorati i crolli sono le persone del Comitato Pompeimia: 19 cedimenti in due anni, pochi restauri fatti. E anche sugli interventi fatti c’è da ridire, perché sono costati tanto e sono stati fatti male. Il teatro è stato ricoperto da cemento.

Pompei è una grande occasione di sviluppo mancata, oltre che una grande perdita culturale.

Gli autobus arrivano e scaricano i turisti, ma non si fermano qui: è un turismo mordi e fuggi perché mancano gli hotel per i grandi gruppi. Le attività chiudono, i posti letto latitano, sono solo 600, con 3 milioni di visitatori l’anno.
A fine visita, i pullman vanno a Sorrento.

20 milioni di euro all’anno per i biglietti sono proprio pochi per il sito: bisognava investire anche fuori dagli scavi per attirare più persone e valorizzare tutta l’area di Pompei.

Ma non è solo Pompei a non spendere i fondi. Altro capitolo è quello sulla riqualificazione del centro storico di Napoli coi finanziamenti Unesco. Anche qui sono previsti fondi europei: 100 milioni di spesa e gli interventi sono già stati individuati.

Ma a 500 giorni dalla scadenza dei 27 cantieri non c’è traccia. Con che criteri sono stati scelti i siti da restaurare? Non è chiaro ma è chiaro invece che molti soldi finiranno a chiese che non avrebbero bisogno di interventi, come il Duomo di Napoli.

Insomma troppe opportunità mancate. Ad esempio il complesso del Girolamini: ci dovrebbe essere una fila fuori, come alla biblioteca Vaticana, ma non c’è nulla, il complesso non è pubblicizzato, e la biblioteca è nota per l’inchiesta della magistratura per la sottrazione dei libri.

La biblioteca è in stato pessimo, come i chiostri del 500. La quadreria idem. La chiesa, esempio di barocco, necessiterebbe di lavori di manutenzione. Nel complesso di Girolamini ci sono sale che cadono a pezzi perché non ci sono soldi per i restauri. I cantieri nel Girolamini non sono partiti. Partiranno per tempo?

Sul Sito del ministero dello sviluppo economico c’è la rendicontazione dei soldi spesi. Per Napoli non è stato speso nulla. Come mai?

Eppure il centro storico di Napoli, sarebbe l’oro di Napoli e invece si tratta di un’altra occasione mancata di sviluppo.

Tanto per dirne uno: il Teatro Nerone chiuso da tempo. Aldo Aveta, professore alla Federico II commenta questa situazione così: “Il progetto di riqualificazione è una goccia in un mare perché i fondo sono insufficienti, sono solo progetti di facciata, non si sa quale strategia ci sia dietro. Vogliamo sapere quale occupazione ci sarà sui monumenti dopo i lavori, non solo per i cantieri”.

Altro capitolo: il dragaggio del porto di Napoli: 115 milioni di euro dai fondi europei sono stati stanziati nel 2007 per il porto, ma non è partito niente.

Pasquale Legora De Feon gestisce i terminal del porto: il mancato dragaggio è un danno per il porto e lo mette fuori mercato rispetto ad altri porti. Il dragaggio si aspetta da 20 anni: il presidente Caldoro che pure qui ha fatto campagna elettorale, non ha fatto nulla dopo 4 anni. Salvatori, il presidente dei cantieri per Napoli teme che in un anno non si riuscirà ad aprire e chiudere i cantieri.
Intanto manca il governatore del porto, ci sono solo i commissari, il cui mandato dura pochi mesi e poi via un altro.

E allora i soldi dove sono finiti? In sagre e iniziative mediatiche di scarso valore. Qualche esempio? Notte per Caruso su Rai 1. Una voce per padre Pio. Il festival del croccantino.

A queste iniziative sono finiti i soldi europei: sagre, feste e santi vari.
170,000 euro per il premio nel Piano di Sorrento, l’Arturo Esposito.

Sono fondi per la promozione del turismo? No. E col premio non è arrivata più gente. La regione non dovrebbe usare soldi per il turismo prendendoli dai fondi strutturali. Alla piana di Sorrento nessuno conosceva questo premio. A parte Mario Esposito, il figlio del poeta Arturo, che invece lo difendeva.

Maurizio Scoppa, è un ex generale messo dalla regione Campania a controllare i fondi europei: ha aspettato mesi per avere le carte da esaminare.
Non aveva mezzi e una struttura per controllare come vengono spesi i soldi.
Ha aspettato 6 mesi e poi si è dimesso.

Dario Gargiulo era il referente politico in regione e ha dato la colpa alla riorganizzazione delle strutture. Solo questo? Come spendiamo i fondi europei: Per fare occupazione e sviluppo? O per alimentare clientele locali e amici?

Iacona lo ha chiesto ad un esperto in materia, Andrea del Monaco: lo Stato non sa spendere i soldi e non sa controllare la spesa, e la Commissione europea non è soddisfatta di questo. Non ci sono progetti sulla ricerca e sullo sviluppo: l’unione europea ci accusa di avere usato i soldi in incentivi a pioggia.

Per il cofinanziamento servono 50 miliardi di euro, ma per il vincolo del 3% rischiamo di non potere avere soldi e perdere così i fondi europei.
Ci stiamo impiccando al vincolo del 3%.

Presa diretta è andata poi in Polonia, esempio di virtuosismo in termini di spesa.

Varsavia è stata trasformata coi soldi del fondo strutturale europeo: i soldi sono finiti per il trasporto pubblico, i bus e la metro. Tutto finanziato dall’Europa.
Nei cantieri lavora la Astaldi, che ha cantieri anche in tutto il resto del paese.
Coi fondi europei la Polonia ha messo a posto anche le sue ferrovie regionali: nuovi treni e nuovo locomotori, in pochi anni.

I treni li ha costruiti una azienda polacca: con 100 milioni di fondi strutturali.
Si parla di 11,000 km di strade, 1500 km di ferrovia. Si sono creati 300,000 posti di lavoro, 25,000 imprese partite, grazie a questi fondi.
Il centro di Varsavia rifatto: la pavimentazione della strada nel centro storico, sono stati costruiti nuovi locali e sono arrivati nuovi turisti e nuovi abitanti nel quartiere che si è ripopolato.

Al Museo della scienza sono arrivati 50 milioni per la ricostruzione: oggi da lavoro a 400 persone, studenti e dottorandi.

Soldi europei sono finiti anche nella Polonia rurale: depuratori per l’acqua nelle campagna, per le acque reflue. Case per le persone povere, costruite in 2 anni, asili nido, scuole pubbliche.
Case per i cittadini, ristoranti, ospedali, teatri.
Una nuova visione delle città e dei quartieri.
Pure la ricerca si fa coi soldi europei, la galleria del vento, la sperimentazione su materiali ossei per trapianti, la ricerca sulla Fisica dei materiali.

Tutto questo è stato possibile grazie al lavoro di un ufficio centrale, che rispondeva al governo,che ha controllato l’utilizzo di tutti i fondi europei e ha chiesto alle regioni beneficiarie la rendicontazione.

La Polonia ha sforato il patto del 3% ma non ha sanzioni perché non è nella zona euro. Da noi a decidere sono le regioni, mentre in Polonia a decidere è lo stato centrale. Non a caso tutte le regioni italiane hanno una sede a Bruxelles. Cosa fanno lì le regioni? Che lavoro svolgono?

A Bruxelles ci sono 21 uffici delle regioni: gli impiegati non rilasciano interviste e nemmeno si comprende bene quale sia il lavoro dei pochi dipendenti impiegati. La Campania paga un affitto da 80,000 euro per il suo stabile. Sicilia: affitto e palazzo costato 3 ml di euro pieno di figli di politici locali. Calabria: stanza da 200,000 euro anno per 2 persone. La Calabria ha ricevuto 3 miliardi di euro ma ne ha spesi meno della metà. Anche la Sicilia deve spendere la metà di 6 miliardi ricevuti e i fondi non spesi rischiano di essere restituiti.

Le regioni del nord hanno spesi di più i fondi europei così come la Basilicata al sud. Ma le regioni del sud come Calabria e Sicilia hanno preso più della metà dei fondi e ne hanno speso meno della metà. E parte della di quelli spesi se li sono pure rubati. Piaccia o no è così: al Sud classi dirigente indegne, incapaci.

Presa diretta ha seguito poi il processo all’imprenditore Giacchetto, consulente della Ciapi, ente per la formazione professionale in Sicilia: sono accusati di appropriazione di 15 milioni di fondi europei, per corsi di formazione fittizi, che non hanno formato nessuno. Era il Progetto Corap: Giacchetto avrebbe drenato molti soldi per altri progetti, non solo 15 milioni di euro. Si parla di 93 milioni di euro in totale. Il “sistema Giacchetto”: false consulenze, false fatturazioni, clientelismo, società riferibili a Giacchetto che teneva per se soldi e benefit. L’inchiesta è stata seguita dai procuratori Agueci e Peci che lamentano come lo scandalo sia andato avanti per anni, senza che nessuno abbia controllato. Ciapi oggi è in liquidazione: poche persone sono state assunte dopo aver fatto il corso di formazione. La formazione era una gallina dalle uova d’oro da regione e Europa: 400 milioni di euro l’anno. Dal 2007 al 2013 in Sicilia sono arrivati 6 miliardi di euro per la formazione, soldi buttati.

Ci si sposta in Calabria, infine, a Cosenza, al sito di Sibari.

Il 18 gennaio 2013 il fiume Crati ha esondato e ha inghiottito il sito di Sibari: ci sono 18 milioni di fondi per ripulire il parco, ma vanno spesi subito.

Anche i soldi per l’emergenza idrogeologica che pure c’erano, non sono stati spesi, per colpa del conflitto di competenza tra regione e commissario (220 milioni di euro). E il risultato è che oggi il fiume vicino gli scavi rischia di creare altri danni. I fondi strutturali forse verranno usati per creare a Cosenza il museo di Alarico, virtuale, perché non ci sono reperti. Sono 7 milioni di fondi, per abbattere un hotel.

Questa è la realtà, scandalosa, sui fondi strutturali, per cui non possiamo che prendercela con lo stato centrale e i governi che non hanno controllato. Ma soprattutto con le regioni: quelle che da una parte rivendicano l’autonomia e poi non sanno nemmeno spendere bene soldi nostri.

Non prendiamocela con l’Europa per questo. Se i soldi che ci sono sono spesi per sagre e furti vari. Se Pompei crolla, se il turismo al sud è in crisi, la responsabilità è soprattutto di una classe dirigente di totali incapaci. Da rifondare completamente.

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 29 Settembre 2014 e modificato l'ultima volta il 30 Aprile 2017

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