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Presentato il progetto “Sea Research Neapolis”: turismo subacqueo alla scoperta dell’antica Parthenope

News | 15 Marzo 2018

NAPOLI, 15 MARZO – E’ stato presentato questa mattina nella sala pompeiana del Palazzo Reale di Napoli il progetto “Sea Research Neapolis” (SeaReN) – finanziato dalla Iulm di Milano in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni Archeologici di Napoli, Marenostrum e Elleesse Italia srl – nato in seguito al ritrovamento di un tracciato di strada, sul quale si intravedono le tracce del passaggio di carri, e di alcune gallerie artificiali scavate nel tufo di Megaride, l’isolotto dove oggi si erge maestoso il Castel dell’Ovo (vai all’articolo).

La nuova ricerca, che riprenderà il prossimo aprile con nuove immersioni, ha avuto il merito di collocare geograficamente il primo approdo di Napoli, precedente ai resti del porto rinvenuto durante i lavori per la realizzazione della metropolitana di piazza Municipio. L’insediamento risalirebbe al VII secolo a.C. e apparterrebbe alla colonia di Parthenope, poi divenuta Paleapolis (città vecchia) a seguito della fondazione di Neapolis da parte dei Cumani. “Guardando Castel dell’Ovo a destra – commenta Mario Negri, rettore dell’università Iulm di Milano – ci si butta in acqua, si nuota per un po’, e sotto 10 metri ci sono delle fondazioni che potrebbero essere le tracce archeologiche del primo porto di Napoli: siamo quindi al momento fondativo di questa straordinaria città.”

“Trovo che sia singolare, divertente e anche una sfida quella della ricerca subacquea – spiega Luciano Garella, Soprintendente Archeologia e belle arti per il Comune di Napoli – perché ci sarà la necessità di studiare un tipo di turismo diverso, di carattere subacqueo. Quindi le persone che desiderano vedere questo sito archeologico potranno farlo attraverso percorsi sottomarini.”

In principio fu Parthenope, la mitica cittadina fondata dai cumani nella notte dei tempi. Con un approdo sicuro e affidabile nelle acque dell’isolotto di Megaride, l’odierno Castel dell’Ovo. Protetto dalla furia degli uomini e degli elementi dalla mole imponente del Monte Echia, la collina di Pizzofalcone. Una baia che partendo da Mergellina creava un’insenatura verso Piazza dei Martiri, curvando verso Pizzofalcone per proseguire poi in direzione di Megaride, forse all’epoca unito alla terraferma. Era l’antica Palepolis che utilizzava questo braccio di mare per le sue necessità, col permesso e la tolleranza della potente vicina Cuma.

I rilievi effettuati dal team di studiosi hanno portato alla scoperta di una serie di cavità scavate nella nuda roccia tufacea, molto simili per struttura al dròmos cumano, antica installazione militare e portuale di Cuma, meglio noto come Antro della Sibilla ed un tratto di strada antica, di carattere prettamente arcaico, lunga una trentina di metri con ancora le evidenze del passaggio dei carri nei solchi. Forse la storia dell’antica Palepoli si deve riscrivere, forse è ancora più antica di quanto crediamo. Si attende la conclusione degli studi per definire con certezza quanto sta venendo alla luce.

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Un articolo di Il Vaporetto pubblicato il 15 Marzo 2018 e modificato l'ultima volta il 15 Marzo 2018

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