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PRIMATI CANCELLATI

Napoli ex Capitale anche del Cinema. Così il fascismo distrusse la Cinecittà napoletana

Arte e artigianato, Cultura, Identità, NapoliCapitale | 23 Novembre 2016
La lapide che ricorda la Lombardo Film, a via Cimarosa a Napoli

Si è appena conclusa la serie tv The Young Pope diretta dal napoletano Paolo Sorrentino: produzione internazionale costata 40 milioni di euro girata tutta tra Roma e dintorni. Si sarebbe mai potuta girare, ci domandiamo, nella città natale del regista una produzione così imponente? Qualcuno risponderebbe sorridendo. Ma se vi dicessimo che fino a qualche decennio fa sarebbe stato possibile ci credereste?

Tutti sanno che Napoli tanto ha dato al cinema mondiale, con artisti e registi di rilievo internazionale, ma pochi sanno che la prima vera capitale del cinema fu la città partenopea. Primato scippatole con la consueta prepotenza ed attraverso i soliti interventi politici cui siamo abituati.

Verso la fine del XIX secolo, quando il cinematografo cominciava a prendere vita nella maniera in cui lo conosciamo oggi, grazie ai fratelli Lumière, Napoli fu la prima città in Italia ad accogliere questa nuova ed incredibile “magia” artistica.

Gli stessi fratelli Lumière, a partire dal 1898, girarono a Napoli delle pellicole che ne mostravano al mondo la bellezza mozzafiato.

Ben presto, in una città in perenne fermento, la magia di quello che i napoletani chiamavano ‘o ‘mbruoglio dint’e lenzole divenne Industria.

Nella galleria Umberto di Napoli nacque, oltre un secolo fa, la prima casa di produzione cinematografica su suolo italico, ad opera del veneto Mario Recanati (eh sì,all’epoca erano i settentrionali ad emigrare in direzione della nostra Capitale…).

Poco dopo fu allestita la prima sala cinematografica italiana, la sala Recanati, nel 1897.

L’imprenditore padovano, a seguito di un soggiorno negli U.S.A., ebbe modo di imbattersi in quest’innovativa forma d’Arte e quale città più adatta se non quella che ha rappresentato per secoli, e rappresenta tuttora, il centro nevralgico della cultura e dell’innovazione in campo artistico?

Da quel momento fu un continuo crescendo per la settima Arte Made in Naples.

Di lì a poco, altre sale furono aperte ad un pubblico sempre più rapito dalle suggestioni del prodigio che veniva da lontano: la Vittoria di via Roma, il Salon Parisien di piazza Municipio, l’Olympia di via Chiaia, la Roma nella Galleria Umberto.

La “grande magia” , come prevedibile, incontrò immediatamente l’entusiasmo di imprenditori e produttori.

Sale cinematografiche e case di produzione si moltiplicavano in città. In pochi anni, Napoli arrivò a contare più di venti sale (Roma, ai primi del ‘900, ne aveva appena due…), svariate riviste specializzate e case di produzione tra cui quella che sarebbe diventata l’ormai storica “Titanus”, che all’epoca si chiamava “Lombardo Film” dal nome del suo fondatore, Gustavo Lombardo, e persino la prima casa di distribuzione.

E parlando della Lombardo Film, non possiamo non citare un altro primato della città di Partenope: sulla collina del Vomero, dove il giovane Lombardo impiantò la sua attività, nacque nel 1901 la PRIMA CASA DISCOGRAFICA D’ITALIA, anche grazie all’impegno di Raffaele Esposito: la “Compagnia Fonografica Napoletana”. Ma quello della musica napoletana è un capitolo a parte e merita altro approfondimento.

A Lombardo si deve anche la creazione di una sorta di “Cinecittà napoletana”: la Poli Film, nei cui stabilimenti videro la luce più di cinquanta pellicole in pochi anni.

Altri colossi, per l’epoca, furono la Napoli Film e la Partenope Film.

Napoli ebbe anche il primato della prima regista donna: Elvira Coda Notari, salernitana che nella città partenopea imperniò la sua brillante carriera. Naturalmente, essendo città accademica da sempre, Napoli vide nascere anche la prima scuola per attori e cineasti: l’Accademia d’Arte. E non poteva essere diversamente per una città che sin dall’età greca è stata un teatro a cielo aperto.

Nerone ne fece il suo teatro personale, le opere di Jacopo Sannazaro e Pietro Antonio Caracciolo intrattenevano le corti aragonesi, poi Napoli si dotò di quel capolavoro che è il real teatro San Carlo, che vide nascere vari generi espressivi tra cui la Musica lirica.

Ogni genere recitativo, dalla tragedia alla “macchietta”, ha trovato in Napoli il suo humus ideale.

Tornando al cinema, dai già citati Recanati e Lombardi a Pesce, Marino e i fratelli Troncone, il fermento intorno alla settima Arte era inarrestabile. Le pellicole di quegli anni immortalavano i soggetti più svariati. Era un cinema di sperimentazione che talvolta si dedicava al documentario storico (un esempio fu “Gli ultimi giorni di Pompei”) altre volte invece rubava i volti, i destini e le atmosfere delle prime emigrazioni di massa verso l’America.

Durante il ventennio fascista, in concomitanza col crollo economico, le depredazioni e le manie romanocentriche del governo Mussolini spinsero le maggiori case di produzione, tra cui la Lombardo, a trasferirsi a Roma dove, con soldi PUBBLICI ed interventi statali, sorsero gli attuali stabilimenti di Cinecittà.

Una città, dunque, senza alcuna tradizione teatrale e cinematografica prendeva il posto della città che vanta la più antica e vasta tradizione al mondo.

Ma ai napoletani non erano nuove piccole e grandi prepotenze e, per poter sopravvivere, ci si adattò presto anche a questa.

E’ la fine dell’industria napoletana ma non della cinematografia napoletana.

Un tentativo di rinascita si intravide grazie all’opera di Achille Lauro, ma fallì miseramente.

Nel bene e nel male, comunque, Napoli ha continuato ad essere Musa ispiratrice, a partorire genialità, maschere, stili. A modo suo.

Ancora oggi l’opera di Martone, Capuano, Corsicato, Sorrentino e moltissimi altri è la testimonianza di una tradizione che sa rinnovarsi e leggere l’attuale, il tangibile, anche la miseria umana, senza bisogno di rifugiarsi in vecchi fasti e logori stereotipi.

Il dramma, l’umorismo, la carica vitale dei suo figli rendono Napoli un teatro a cielo aperto in continuo allestimento.

I più grandi attori di Napoli sono proprio i napoletani, gente comune, gli “scugnizzi” tanto amati da De Sica, Pasolini e Nanny Loy.

Ma Napoli, come ogni grande protagonista, sa raccontarsi anche attraverso le tinte forti e violente delle sue ferite mortali, del suo degrado e dei piccoli e grandi drammi di cui è scenario quotidiano.

Protagonista anche di generi più leggeri come i “musicarelli” in voga negli anni ’60, Napoli è un mosaico unico di bellezza, tragicità, malinconia, ironia. Il tutto ed il niente. Il bianco e il nero. Locale e mondiale. Esclusiva ed inclusiva. Da Oscar con Sorrentino, da Cannes con Martone. Nonostante tutto. Nonostante la morte dei suoi Studios. Napoli capitale e lazzarona, derubata, denudata, scippata, umiliata ma mai privata della sua capacità di creare, stupire, togliere il fiato.

La grande personalità di Napoli, dinanzi alla quale tutto si annulla, resiste sempre e comunque.

 

Drusiana Vetrano

Drusiana Vetrano

Indipendentista, amante di Napoli e della sua storia. Pur essendo molto legata alla sua terra, che cerca di raccontare al di là di stereotipi, luoghi comuni e  narrazioni tossiche, è appassionata di cultura orientale, con cui è venuta in contatto moltissimi anni fa, grazie allo studio ed alla pratica delle Arti Marziali. Negli ultimi anni si è avvicinata anche allo studio della cultura del vicino Oriente. Un occhio sulle realtà estere le permette di capire ancora meglio le dinamiche di cui si occupa grazie ad Identità Insorgenti, relativamente al Sud Italia ed ai Sud di tutto il  mondo. Fa parte del collettivo di Identità Insorgenti sin dalla sua fondazione.

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