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PRIME RIAPERTURE

In giro tra i pizzaioli di Napoli: la città resistente che si rimbocca le maniche

Agroalimentare | 28 Aprile 2020

L’appuntamento con Roberta Basile, eterna compagna di viaggio e fotografa di rara bravura e empatia, è a piazza Sanità. Vogliamo cominciare dal cuore di Napoli e finire poi il nostro reportage al Centro storico tra le pizzerie della città che ieri riaprivano per la consegna a domicilio.

Decidiamo dunque di vederci in uno dei quartieri più popular e veraci della città, la Sanità, davanti alla Pizzeria Oliva, quella di Carla e Salvatore, di fronte alla Basilica, sopra le catacombe. Non possiamo non notare subito che più che le pizze – di cui tra poco vi raccontiamo – ci sono file, ordinate ma nervose fuori ai due Caf della piazza. Un segnale grave, serio, che non si vuole vedere: la gente ha fame e siamo appena all’inizio. La gente è sull’orlo della disperazione ma nessuno ne parla.

Noi però non siamo abituate a voltare lo sguardo, iniziamo a chiedere che succede, mentre Roberta fa un paio di scatti alle persone, di spalle.

Ci avvicinano in due. “Che state facendo? No perché noi giornalisti non ne vogliamo… che poi raccontano quello che vogliono loro”. Spieghiamo subito che non siamo Golia. Si tranquillizzano. Ritorniamo sull’obiettivo del pomeriggio: raccontare i pizzaioli – patrimonio mondiale dell’umanità – come simbolo della città che riapre.

Oliva a piazza Sanità

Lo ha ricordato sul suo blog in questi giorni Luciano Pignataro: non era mai successo da quando è nata la pizza, mai, che i forni dei pizzaioli a Napoli si spegnessero. Durante la Rivoluzione napoletana del 1799, i moti del ‘48, la caduta del Regno delle Due Sicilie, le due guerre, il colera, il terremoto, la guerra di camorra, mai questa città è stata per un periodo così lungo senza il suo cibo principe: la pizza.

Oggi, riaccesi dopo due mesi, i forni di Napoli scoppiettano senza sosta. E i telefoni, ovunque siamo andate, in un orario non da cena (dalle 16 alle 18), sono più bollenti dei forni. Tant’è che Salvatore Oliva, che inforna con tanto di mascherina, senza fermarsi mai, mentre parla con noi, alle 16 e qualcosa ha già dubbi: “Io non lo so se ce la faremo ad accontentare tutte le richieste oggi”. La sua cassiera ha già davanti alla cassa un mucchio di ordinazioni. “La gente era a rota di pizza” ride Salvatore, soddisfatto e palesemente felice di essere ripartito. E mentre respinge chi entra cercando di ordinare “ad asporto”  (“sarà possibile da lunedì prossimo, telefonate” risponde) il telefono della sua pizzeria continua a squillare e le pizze continuano ad essere infornate e sfornate senza sosta mentre la consegna è affidata a due ragazzi del quartiere che fanno avanti e indietro, anche loro con le mascherine e i guanti.

La sorpresa della pizzeria Oj Vita a via San Vincenzo

Facciamo una breve deviazione verso piazza San Vincenzo. Qui, a pochi passi dal cimitero delle Fontanelle, su via San Vincenzo la nostra attenzione viene attirata da una pizzeria con il cancello chiuso ma con un certo movimento dentro. Si chiama Oj Vita. Ci affacciamo tra le sbarre. C’è un tavolo con sopra una cassa e due donne, una con una tuta bianca protettiva e con la mascherina. Anche il ragazzo delle consegne che sta preparando la borsa, ha la mascherina, casco e una tuta bianca. Così come il pizzaiolo e il suo piccolo aiutante.

La signora, evidentemente la mamma di famiglia, ci spiega: “Si, abbiamo riaperto… io tengo sei figli, che dovevamo fare? E per fortuna stanno chiamando in tanti, il lavoro non manca, vedete?”. Anche loro ci mostrano foglietti di comande telefoniche. Anche loro contenti di ricominciare. La signora sorride, ci mostra i guanti, il disinfettante della Fondazione San Gennaro (“Ce l’ha dato la Chiesa, non ci possiamo lamentare”). E’ molto fiera di aver riaperto e di tornare al lavorare. Andiamo verso il forno e il marito pizzaiolo e il figlio si mettono in posa per noi, orgogliosi. E a noi scatta un’amorevole empatia. Promettiamo di andarci a fare una pizza presto da loro, quando sarà possibile.

I Lombardi a via Foria: simbolo vero dei pizzaioli di Napoli

Ci dirigiamo verso i Vergini, dirette da Lombardi a via Foria, una delle pizzerie “Centenarie” che ha riaperto. Passiamo davanti all’altro Oliva, quello più famoso, Concettina ai Tre Santi, ma è chiuso, anche se ci avevano dato la falsa informazione che l’avremmo trovato aperto a distribuire pizze gratis ai più poveri.

A via Foria, invece, Enrico e Carlo Alberto Lombardi, i due cugini che gestiscono questa pizzeria nata dal 1892, sono per noi veramente il simbolo del napoletano lavoratore e con una storia “antica”. Per noi i cugini Lombardi sono il simbolo del “patrimonio dell’umanità”.

Affacciandoci nel locale, al cui ingresso è collocato un tavolo per evitare l’ingresso al pubblico e per passare le pizze al ragazzo che le consegnerà, non li vediamo. Sono entrambi dentro, infatti, vicino ai forni.

Uno prepara le pizze, l’altro le inforna. Senza tregua,anche qui. Entriamo mentre arriva un ordine: “10 pizze”.  Ci sorridiamo.

“Non è una questione di ragione, ma una questione di cuore” aveva detto nei giorni scorsi Enrico, quinta generazione di pizzaioli, prima della riapertura alla nostra Valentina Castellano.

C’è un traffico intenso mentre entriamo e Roberta scatta alcune immagini dei due fratelli all’opera. Tra banco, forno e cartoni, parte il raider con le sue scatole inconfondibili. “Noi abbiamo riaperto perché è giusto così. Bisogna ricominciare. Certo se la situzione resta questa sarà difficile andare avanti,  ma la voglia di ricominciare era troppa” confessa Enrico “e questa è la situazione, vediamo cosa succede nelle prossime settimane…”. La clientela affezionatissima dei Lombardi li ha assediati. Prima delle 16 erano già decine le chiamate arrivate alla storica pizzeria di via Foria.

E sappiamo per certo che altri, sul loro esempio, hanno deciso di riaprire tra oggi e domani.

Non sappiamo se ci sarà ritorno economico con le consegne a domicilio. Ma certo chi come loro, è riuscito a riaprire, chi ha scelto di farlo correndo rischi di perdite economiche, merita rispetto. 

Il deserto di via dei Tribunali

Sapevamo che Sorbillo ai Tribunali era chiuso. Ormai lo sapevano anche le pietre: le sue “tarantelle” mediatiche sono arcinote tra un salotto della Venier e una stretta di mano con Salvini.

Eppure abbiamo deciso lo stesso di percorrere via dei Tribunali per vedere su questo decumano (non abbiamo percorso gli altri, ma è questo il decumano dove si concentra il maggior numero di pizzerie) quanti avevano deciso di riaprire. Da Di Matteo a Vesi, dal Presidente all’altro Sorbillo non troviamo un solo ristorante e una sola pizzeria aperte. Roberta fa due scatti alle saracinesche abbassate. Via Tribunali sembra Pompei vuota: il Centro Storico mai come in queste settimane, mostra tutto il suo nuovo volto “gentrificato”. Non si spiega diversamente la decisione di tutti di non riaprire in questi giorni.

In serata, quando siamo ormai tornate a casa, arriva un primo dato su Napoli città: in tutta Napoli, secondo Massimo Di Porzio della Fipe, sono state sfornate ieri circa 60mila pizze (una media di 200 per ognuna delle 300 pizzerie che ieri hanno riaperto). Che sarà anche folklore. Ma è anche un dato di fatto: 60mila napoletani solo nel primo giorno hanno deciso di sfamarsi col loro cibo più “caratterizzante”, dopo due mesi di esperimenti casalinghi e nostalgia assoluta. Forse anche per illuderci di tornare presto alla normalità, a quando chiamare la pizza era un fatto semplice nel nostro quotidiano e da ieri, invece, qualcosa di bello che apprezziamo infinitamente di più.

Qualcuno infatti ci racconta che quando ha visto arrivare il cartone a casa ha pianto…

Lucilla Parlato

Ph Roberta Basile / Kontrolab (tutti i diritti riservati)

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 28 Aprile 2020 e modificato l'ultima volta il 28 Aprile 2020

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