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PRIMO GIORNO DI FESTA

Sant’Agata, le Candelore diventano ufficialmente tredici ma per la prima volta nella storia non partono in processione

Identità, Storia | 3 Febbraio 2018

Anche nei giorni scorsi, precedenti ad oggi, quando a Catania iniziano ufficialmente i giorni della festa di Sant’Agata, la festa più importante non solo della città ma la terza per importanza nel mondo tra le feste cattoliche, siamo stati attratti dall’improvviso suono di bande – non molto diverse da quelle dei battenti della madonna dell’Arco o dei pescatori di Mergellina a cui a Napoli siamo ben abituati da sempre – intorno a queste torri dorate. Sono le Candelore, cerei votivi in legno dipinto d’oro, per la Santa.

La maggior parte rappresentano una corporazione di arti e mestieri che, sia nei tre giorni di festa religiosa che una decina di giorni prima, vagano per la città in rappresentanza della loro classe lavorativa. Da quest’anno a quelli della tradizione si è aggiunto il tredicesimo cero, quello dei mastri artigiani. Ma restano poche se si considera che nel 1514 se ne contavano 22 la prima delle quali in processione era quella dei Confettieri adorna di “cosi zuccarati”; nel 1674 sappiamo fossero 28 mentre agli inizi del ‘900 se ne contavano 13, proprio come oggi. L’usanza di portare in processione grandi certi è una tradizione cristiana dal IX secolo. Ma la storia delle candelore catanesi appunto pare risalire al VI secolo dopo cristo, quando probabilmente sostituì antichi riti pagani che vedevano il fuoco  verso l’alto quale elemento sacro e irrinunciabile nelle ritualità.

Questi pesanti mausolei, dai 400 ai 900 chili, a Catania vengono portati come da tradizione delle macchine da festa qui a Sud, a spalla, a seconda del peso, da 4, 8, 10 o 12 uomini.

A Catania le Candelore hanno nomi e soprannomi e i catanesi le riconoscono tutte: ‘a Mamma, la Bersagliera, ‘a Signurina. Noi, avendole dovute studiare per potervele raccontare, ve le spieghiamo una per una.

Anzitutto ci sono due candelore non appartenenti a nessuna corporazione sono la “piccola” candelora di Monsignor Ventimiglia, voluta dallo stesso vescovo nel 1766 dopo l’eruzione lavica ed oggi custodita presso la chiesa di San Placido dall’Associazione Sant’Agata in Cattedrale, e la candelora del Circolo Cittadino di Sant’Agata, custodita dall’omonimo circolo presso la chiesa Collegiata di via Etnea. Queste due Candelore aprono e chiudono rispettivamente il rituale corteo dei cerei in processione, nei giorni di festa, sia dentro che fuori le mura.

Si, perché nei tre giorni della festa di Sant’Agata la Candelore seguono un rigoroso ordine di processione, secondo una liturgia che si ripete nei decenni e che quest’anno ha incluso dunque la tredicesima (che nel corteo, che in questo primo giorno è stato annullato per pioggia, costringendo tutte le Candelore in Cattedrale, è dunque dodicesima, prima di quella di Sant’Agata, l’ultima)

– Cereo Monsignor Ventimiglia,  la “piccola” Candelora, meglio conosciuta come candelora di Sant’Agata. Consta di tre ordini, una base, una parte intermedia con volute di angeli e la parte superiore con le statue dei santi catanesi ed è stata restaurata nel 1985. Durante il congresso eucaristico del 1959 venne utilizzata come artistica base per la statua della Madonna di Fatima. La “piccola” o “picciredda” come la chiamano i Catanesi fu voluta dal vescovo Ventimiglia dopo l’eruzione lavica del 1776 che minacciò di invadere i paesi di Pedara e Nicolosi. Colpita dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, la “Piccola” venne ricostruita, nella seconda metà del ‘900, non del tutto fedelmente a quella originale. Oggi è custodita nella chiesa di S. Placido ed è gestita dall’Associazione Sant’Agata in Cattedrale.

– “Primo Cereo” Rinoti, donata dagli abitanti di San Giuseppe la Rena agli inizi dell’800. Consta di quattro ordini. Quattro artistici grifoni con le ali spiegate circondati da motivi barocchi si trovano alla base,poi quattro angeli coi simboli agatini. Al centro le scenografie e in alto quattro statue di martiri catanesi. Fino al 1692 la candelora,che appartiene agli abitanti di San Giuseppe La Rena, veniva smontata in più parti e conservata nella piccola chiesa parrocchiale. Attualmente si conserva in un locale appositamente costruito. E’ stata ricostruita e completata tra il 1820 e il 1852 rispettivamente al tempo dei signori don Girolamo Messina e don Giuseppe Barbagallo , notabili della borgata. Giunge in città dopo la festa che viene organizzata nel rione, la mattina del 3 febbraio dopo un percorso di circa sei chilometri. Viene accompagnata dal rettore, dal comitato di quartiere e dalla banda del rione. E’ tradizione che il 3 febbraio pomeriggio venga eletto, dopo un momento di fratellanza (un bicchierotto di buon vino tra amici e della buona musica), il rettore per l’anno successivo. Viene portata in processione da portatori della stessa borgata.

– Cereo degli Ortofluricoltori (giardinieri e fiorai), la più originale, in stile gotico veneziano restaurata interamente nel 1983, ripristinando in quest’occasione la tradizionale boccia a corona che la sovrasta, per la quale viene comunemente definita La regina. Fino al 1917 si conservava accanto alla chiesa della Madonna delle Grazie a Cibali. poi a S. Agata la Vetere. negli anni ’50 la categoria ebbe una causa con il comitato dei Rinoti per motivo di precedenza e per un lungo periodo non usci in processione se non nel 1960. Oggi si conserva nella chiesa di S. Francesco all’Immacolata.

– Cereo dei Pescivendoli, in stile rococò, di fattura ottocentesca, custodita oggi al mercato ittico. Caratteristico il mazzetto di fiori freschi, oggi sostituito da fiori artificiali, che un tempo completava la candelora, che, al tempo dell’Arcivescovo Bentivoglio, veniva benedetto durante una manifestazione nel cuore della pescheria, la mattina del 3 febbraio. Caratteristica di questa candelora è la ghirlanda di fiori posta al di sopra della scenografia che oscilla al movimento del passo rendendola inconfondibile rispetto alla altre. Per il suo tipico passo viene chiamata la “bersagliera“.

– Cereo dei Fruttivendoli, detta la “signorina” per il suo movimento e le sue forme eleganti, scandite alla base da 4 artistici cigni. Venne restaurata nel 1959 dall’indoratore Villani con decorazioni in oro zecchino; furono rinnovati totalmente tutti i gagliardetti. Nel restauro l’antico cerone interno venne sostituito con uno in legno più leggero,quello antico si trova ora nella cappella della Madonna in Cattedrale.

– Cereo dei Macellai, nota comunemente come candelora dei chianchieri, è adornata da una statua rappresentante S. Sebastiano, patrono della corporazione dei macellai e da sempre si conserva presso i locali annessi alla chiesa di S. Sebastiano nei pressi del Castello Ursino. Caratteristica la sua forma: è un’artistica torre che consta di quattro ordini alla base quattro artistici leoni nel secondo ordine angeli e scenografie, nel terzo ordine dentro nicchie ornate da colonne corinzie quattro statue : S. Sebastiano al centro, S.Antonio di Padova, S. Isidoro Agricola, la Madonna del Carmine.

– Cereo dei Pastai, spicca per la sua semplicità ed eleganza, in stile barocco esso è l’unico che manca di scenografie rappresentanti il martirio di Agata, all’interno custodisce ancora il cerone in vera cera, ed è conservato all’interno della chiesa dedicata a S. Francesco all’Immacolata.

– Cereo dei Pizzicagnoli, ovvero degli alimentaristi. Ottava in processione, è nota per il suo stile liberty con alla base quattro splendide cariatidi, anch’essa conservata nella chiesa di S. Francesco all’Immacolata. E’ stata restaurata nel 1980. per un lungo periodo dal dopoguerra agli anni sessanta veniva adornata con artistici mazzetti di fiori dalle forme più strane: una enorme corona o una grande stella. Dopo l’ultimo restauro è stato allungato il cerone interno, rimessa una boccia di vetro secondo l’uso originale. Curiosità: in occasione delle festività del 2015 è stato ripristinato il mazzo di fiori in cima alla candelora, preso in prestito dal cereo dei fruttivendoli

– Cereo dei Bettolieri, o vinaioli, la quale esce in processione a cura del comitato delle feste agatine da quando, agli inizi degli anni ’60, la corporazione non si occupò più della manutenzione e dell’uscita della candelora. Si conserva nella chiesa di S. Francesco all’Immacolata.

– Cereo dei Fornai e dei Panettieri, è stata sempre la più pesante di tutte e viene comunemente definita, per la sua cadenza e pesantezza, la “Mamma”; portata in processione da ben 12 portantini, oggi si conserva nella chiesa di S. Francesco all’Immacolata. Era in una forma tipicamente liberty costruita in 5 ordini. Caratteristici nella parte finale erano due angeli che con una mano sorreggevano la corona e con l’altra una tuba. il terminale del cerone è con una grossa boccia a corona; negli anni venti vediamo una ulteriore trasformazione; della vecchia candelora si conservano gli otto grossi angeli e la base , nel terzo ordine sotto la corona furono aggiunte le seguenti statue dei santi: Metodio,Everio Berillo il beato Pietro Geremia.

– Cereo Villaggio Sant’Agata, fino allo scorso anno era la candelora più giovane, voluta dal signor Salvatore Russo ed inaugurata nel 2010, ha fatto parte per la prima volta alla processione agatina nel 2012.
Già negli anni ’80 venne costruita una piccola candelora che girava nel quartiere, ma si è voluta donare alla cittadinanza del villaggio Sant’Agata una candelora degna delle altre 11. Il Cereo è stato progettato nel 2007 e scolpito dalla ditta Scirè di Emanuele Branchitta ed assemblata dal fratello Eliseo. È alto, con il mazzo di fiori che la sovrasta, quasi 4,90 metri, pesa circa 600 kg ed è portato da 8 persone. Alla base vi sono quattro basamenti con teste di leone, mentre le statue dei santi e le scene del martirio di Agata sono state realizzate dalla illustre ditta Ferdinand Stuflesse di Ortisei

– Cereo dei Mastri Artigiani, è la nuova candelora dei Maestri artigiani di Santissima Maria Assunta che diventa così il tredicesimo cereo che segue la santa nei due giorni di processione da quest’anno ufficialmente nel corteo della festa.  Il nuovo cereo è stato realizzato in collaborazione con la parrocchia della Beata Vergine Maria in Cielo Assunta, della zona popolare del Tondicello della Plaia, nel 2009, ed è stato accettato dal Comitato dei festeggiamenti di Sant’Agata dopo un lungo iter burocratico.

– Cereo Circolo Cittadino di Sant’Agata, non appartiene a categorie, ma all’omonimo circolo cittadino fondato dal Beato Cardinale Dusmet nel 1874; La candelora venne realizzata alcuni anni dopo nel 1876, di stile composito, consta di quattro ordini. La candelora nella parte finale fino alla festa del 1987 portava la tradizionale boccia di vetro; nel restauro del 1988,è stata sostituita con un mazzetto realizzato dal fioraio Samperi. Nonostante l’entrata in processione della candelora più giovane del Villaggio Sant’Agata, la candelora del Circolo Cittadino Sant’Agata chiude la processione, così come da tradizione, come ultimo cereo.

La gallery è di Maura Messina

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 3 Febbraio 2018 e modificato l'ultima volta il 3 Febbraio 2018

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