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PRINCIPI E PRINCìPI

Parla Pino D'Angiò (nato a Pompei): Filiberto ambasciatore? Che (pessima) idea

Ambiente, Cultura, DueSicilieOggi, Identità, Italia | 22 Novembre 2013

Pino D'Angio

A essere indimenticabile, è indimenticabile Pino D’Angiò. Non sapete nulla degli anni Ottanta se non conoscete il suo brano più famoso, lo scanzonato “Che idea”, una sorta di rap di allora, meravigliosamente orecchiabile, che racconta di un eroe perdente, uno sbruffone da discoteca che millanta una presunta conquista. Un disco che ha venduto appena appena 2 milioni e mezzo di copie, conosciuto anche dai giovanissimi perché riproposto qualche anno fa in versione mixata dai Flamino Maphia.  “L’ho beccata in discoteca con lo sguardo da serpente/Io mi sono avvicinato, lei già non capiva niente/L’ho guardata, m’ha guardato e mi sono scatenato/Fred Astaire al mio confronto era statico e imbranato/Le ho sparato un bacio in bocca, uno di quelli che schiocca”.

Indimenticabile davvero. Quello che però nessuno ricorda è che Pino è nato a Pompei, la città che ieri si è svegliata con un nuovo ambasciatore nel mondo, quell’Emanuele Filiberto erede di casa Savoia, la cui nomina ha scatenato l’inferno, soprattutto – manco a dirlo – sul web.

Pino, che dopo “Che idea” ha inciso altre canzoni, scritto libri, poesie, presentato programmi radiofonici e televisivi,  è uno dei pochi che non ha lasciato il Sud, nonostante una vita “pellegrina” tra gli States e varie città italiane. Per lungo tempo ha vissuto infatti a Conca dei Marini, 5 km da Amalfi. Lo contattiamo via fb, gli raccontiamo della nomina del principe Saclà e lui sbotta, subito. E’ assolutamente vergognoso …ma chi gli ha dato questo pseudo-incarico ? Sono indignato ed esterrefatto!”.

Non si sofferma minimanente sui fatti storici come molti in queste ore, non contrappone Savoia e Borbone, non è quello che lo turba. Segno che la nomina del principe fashion irrita anche altri e per altri motivi. Gli linko il mio articolo dove si spiega che la nomina è stata fatta da Claudio D’Alessio, il sindaco di Pompei, che due giorni fa ha investito il principe Saclà del ruolo di ambasciatore nel mondo  per Pompei. La città antica più importante del mondo sarà rappresentata da oggi “dal mancato erede della dinastia dei Savoia, personalità priva di alcun dignitoso profilo, buona giusto a vendere olive in tv”.

Pino però non parla di storia, parla della gloria di Pompei, la città dove è nato. E’ proprio questo che non riesce a mandar giù. Perché al di là delle considerazioni storiche sul Risorgimento, c’è il ruolo mondiale di Pompei che viene offeso con questa vicenda.

“Pompei non è un PAESE , Pompei è un tale patrimonio STORICO , CULTURALE e RELIGIOSO che non può essere rappresentato da personaggi del finto glamour televisivo e del mondo leggero e fatuo dei media. Ritengo che una tale denominazione (o incarico onorario che sia ) sia inopportuna , superficiale e indizio di mancanza totale di una coscienza politica e d’immagine” ci dice, senza nascondere il suo fremito di disgusto.

Insomma anche Pino non ci sta. “Niente di personale contro Emanuele Filiberto – aggiunge infatti – ma mi rifiuto , come pompeiano, artista e cittadino, di essere rappresentato da lui in ogni e qualsiasi contesto”.

Infine una postilla D’Angiò la dedica anche al sindaco di Pompei. “Probabilmente a Emanuele Filiberto la carica è stata assegnata indipendentemente dalla sua volontà, per iniziativa del sindaco. Ebbene prendendomi ogni responsabilità di quanto affermo non posso che confermare il mio pensiero: è un’iniziativa che mi provoca conati, un’azione di pura incoscienza se non di idiozia”.

Riassumendo: che (pessima) idea.

Lucilla Parlato

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 22 Novembre 2013 e modificato l'ultima volta il 22 Novembre 2013

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