domenica 22 settembre 2019
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PROCESSO PER SALVINI

Sul caso Diciotti la parola al Senato. Ma il ministro dell’interno cambia idea e non vuole essere giudicato

Giustizia | 29 Gennaio 2019

“Sono pronto, non ho bisogno di protezione (dal Senato, ndr). Sarei curioso di vedere come va a finire il processo” diceva Matteo Salvini due giorni fa, in un comizio a Sulmona per le Regionali.

Oggi però ha già cambiato idea: “Ci riprovano” attacca Salvini in un video in diretta su Facebook. “Rischio da 3 a 15 anni di carcere per aver bloccato gli sbarchi dei clandestini in Italia. Non ho parole. Paura? Zero. Continuo e continuerò a lavorare per difendere i confini del mio Paese e la sicurezza degli italiani! Io non cambio di un centimetro la mia posizione. Barche, barchette e barchini in Italia non sbarcano” ha sbottato, alla notizia della richiesta di rinvio a giudizio da parte del tribunale dei ministri di Catania.

Nel live Salvini dice: “Ritenetemi sequestratore per i mesi a venire”

“Se sono stato sequestratore una volta ritenetemi sequestratore per i mesi a venire”, ha aggiunto leggendo, dal suo studio al Viminale, l’atto inviatogli dalla Procura di Catania che ha chiesto l’autorizzazione a procedere per il caso della nave Diciotti.

“La difesa della patria è sacro dovere del cittadino” ha sostenuto. Ma per procedere a giudizio occorre l’autorizzazione a procedere del Senato.

E questo sarà anche un banco di prova per l’intero governo, come Salvini ben sa: “Sono sicuro del voto dei senatori della Lega. Vedremo come voteranno tutti gli altri senatori, se ci sarà una maggioranza in Senato”.

Il tribunale dei ministri di Catania, nei giorni scorsi, ha contraddetto la richiesta di archiviazione della procura della Repubblica del capoluogo etneo, guidata da Carmelo Zuccaro, nei confronti di Salvini.

Inchiesta avviata dalla procura di Agrigento

L’inchiesta era stata avviata dalla procura di Agrigento per il caso dei migranti bloccati ad agosto sulla nave Diciotti. Il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio e il sostituto Salvatore Vella, avevano inviato il fascicolo al tribunale dei ministri di Palermo, che lo aveva poi girato a quello di Catania. Le ipotesi di reato per cui Salvini è stato indagato e per le quali rischia dai 3 ai 15 anni sono sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio. La legge prevede che i ministri, infatti, rispondano comunque di fronte alla giustizia per eventuali reati commessi nell’esercizio delle proprie funzioni. Ma per procedere occorre il via libera prima del tribunale dei ministri, sezione specializzata del tribunale, e poi del Parlamento, del ramo di appartenenza (il Senato perché Salvini è stato eletto lì).

Come funziona l’autorizzazione a procedere per un ministro

A decidere per la richiesta di rinvio a giudizio è stato il collegio composto da tre membri effettivi e tre supplenti estratti a sorte tra tutti i magistrati in servizio nei tribunali del distretto che abbiano da almeno cinque anni la qualifica di magistrato di tribunale o abbiano qualifica superiore.

A pronunciarsi, di fatto, contro il ministro sono stati i giudici Nicola La Mantia, Paolo Corda e Sandra Levanti che ora saranno chiamati a chiedere l’autorizzazione al Senato per procedere contro Salvini. E a loro il ministro nel suo live ha mandato i saluti. Cambiando idea – cosa che nessuno ricorda – rispetto a qualche mese fa quando sfidava i magistrati a processarlo.

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 29 Gennaio 2019 e modificato l'ultima volta il 29 Gennaio 2019

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