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PUGLIA IN LUTTO

Emigrò e tornò a Corato per fondare il pastificio Granoro. Addio a Mastromauro

Attualità, Made in Sud | 16 Giugno 2015

attilio mastromauro

E’ morto all’età di 102 anni Attilio Mastromauro, fondatore del pastificio ‘Granoro’ che ha sede a Corato (Bari) e nel quale sono impiegate, tra fabbrica e indotto, 250 persone. Attilio Mastromauro fino a qualche giorno fa era nella sua azienda, come faceva ogni giorno. L’anno scorso, a 101 anni, Attilio Mastromauro, uno dei pionieri della pasta “aziendale” al sud, aveva ricevuto nell’Ateneo di Bari il Sigillo d’oro, per aver contribuito ad accrescere l’immagine della Puglia in Italia e nel mondo.

Una storia da uomo del Sud esemplare, quella di Mastromauro: emigrato ancora bambino nella New York degli anni Venti, al ritorno a Corato, dove era nato, entrò nell’azienda paterna: è un’epoca in cui i pastifici sono ancora attività artigianali, non esiste automazione, la pasta viene essiccata sventolando a mano grandi ventagli. Sotto la guida di Attilio la fabbrica cresce fino a diventare una nuova impresa, Granoro, realizzata e condotta con l’aiuto delle figlie e di una “famiglia allargata” di fidatissimi collaboratori.

Ad inaugurare il suo Pastificio (il 21 gennaio del 1967) fu  Aldo Moro. Da pochi capannoni costruiti nella campagna coratina, i prodotti Granoro si fanno spazio nei piccoli negozi di paese, nei grandi ipermercati e infine sul mercato internazionale.

Oggi, sotto la direzione delle figlie di Attilio, Marina e Daniela Mastromauro, Granoro è una realtà consolidata che ha portato la pasta pugliese sulle tavole del Canada, del Sud America, dell’Australia, fino alla Cina e al Giappone e che vanta, tra dipendenti e indotto, circa 250 lavoratori.

La fabbrica però Attilio Mastromauro non l’ha lasciata mai: vi si recava ogni giorno, e fino a qualche da, dalle 11 alle 14 e dalle 18 alle 21. “Le ultime decisioni devono essere sempre prese da me” ripeteva.

“L’eredità che lascio ai giovani – aveva detto l’anno scorso ricevendo il premio – è quella di pensare e riflettere, come ho fatto io, per ottenere risultati e migliorie produttive. Purtroppo, mancano i pensatori. Ai giovani dico di pensare e di avere passione in quello che si fa”. Parole che restano nel cuore dei suoi dipendenti e, speriamo, nei giovani e coraggiosi imprenditori che tornano a Sud.

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 16 Giugno 2015 e modificato l'ultima volta il 16 Giugno 2015

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