fbpx
sabato 15 agosto 2020
Logo Identità Insorgenti

PUORTAME A CASA MIA

“Don Martino o Liberato?”: il racconto domenicale di Raffaele Ceriello

Puortame a casa mia | 6 Maggio 2018

Oggi Don Martino mi ha lasciato da solo in salumeria.

E’ lunedì mattina, e di solito prima delle undici non viene nessuno. Ho approfittato per mettere a posto le ultime bottiglie di vino sullo scaffale accanto all’entrata.

Sono stato veloce. Mi sono fumato una sigaretta nel retrobottega e ho mandato qualche messaggio a Teresa.

Don Martino aveva da fare un po’ di commissioni in banca.
Ormai riesco ad essere quasi del tutto autonomo.
Sta cosa mi rende fiero di me.
Anche se Don Martino non mi dice mai che sono bravo, io me ne accorgo dalle sue espressioni.

Prima di uscire mi ha detto: “Guagliò, mi raccomando. Non sei più un ragazzino! Occhio, e prenditi i soldi del sacchetto di plastica, che io in faccia non tengo scritto Giocondo!”

Poi mi ha sorriso e mi ha chiesto di controllare se ci fossero tutte le fatture dell’ultimo mese.

Mi sono messo a frugare tra i cassetti nello stanzino dei conti. Quasi mi perdevo in quel disordine.

Ho trovato un mucchio di fogli legati con lo spago.
La curiosità mi ha divorato.

Un foglio più di altri ha catturato il mio sguardo.
Mi sono nascosto bene, dietro alla macchina che affetta i salumi, con lo sguardo rivolto alla porta.
Ho stiracchiato il foglio stropicciato ed ho iniziato a leggere.
C’era una piccola lettera “f” scritta con la penna rossa.

Per quelle volte in cui sarò stanco.
Quando avrò tra le mani le dita rugose di mia sorella
e sarò in silenzio.

Negli attimi che anticipano il sonno e in quelli che bussano alla porta del giorno.

Gli inverni senza luce,
i mattini fradici di vergogna,
i temporali assetati di risposte.

Per i sandali appesi alla parete dei ricordi,
per i giorni passati a Gaeta,
i panini con la mortadella e il provolone,
le foto sul tuo cellulare
di nascosto da tua moglie.

Per le domeniche passate ad aspettarti,
invano.

Le finestre incendiate
dal mio sguardo geloso.

Per questo ed altro ancora,
io sarò ghiaccio che si infrange nel mare.
Distante anni luce
dalla povertà dei nostri desideri
andati in prescrizione.

Mi sono lasciato andare al suono di quelle parole difficili da comprendere, non c’ho capito un cazzo.
Ho solo percepito che era rivolta a Filippo, il suo ex garzone.
Ho visto Don Martino sotto una nuova luce, nella penombra che gli divide la faccia a metà.
Ho pensato che tutti devono potersi vivere l’amore come vogliono.
Le parole di Don Martino mi hanno frantumato l’anima in mille pezzi. Mi sono sentito impotente di fronte al dolore.
Non sono sicuro di aver compreso tutto, però mi è piaciuta assaje.

Non avrei mai immaginato che un uomo burbero e scontroso potesse scrivere pensieri cosi intensi.

Chi si nasconde dietro quei baffi e il camice bianco?

E se Liberato fosse Don Martino?

Devo saperne di più…
Ora però mi rubo qualche frase da scrivere a Teresa, mica in faccia tengo scritto “Giocondo”…

Ciente lacrime ‘ngopp”a ‘stu beat
No, no, no, ammo’ nun se fa
Ma che so’ ‘sti tarantelle?
Staje cu’ isso, ma poi chiamme cca

Raffaele Ceriello

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 6 Maggio 2018 e modificato l'ultima volta il 6 Maggio 2018

Articoli correlati

Puortame a casa mia | 22 Aprile 2018

PUORTAME A CASA MIA

“Ho sognato di rapire Higuain”: il racconto domenicale di Raffaele Ceriello

Puortame a casa mia | 15 Aprile 2018

PUORTAME A CASA MIA

Il racconto domenicale di Raffaele Ceriello: Don Martino della salumeria a Caravita

Puortame a casa mia | 9 Aprile 2018

PUORTAME A CASA MIA

Il racconto settimanale di Raffaele Ceriello: “Il ragù di nonna”

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi