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PUORTAME A CASA MIA

Il racconto settimanale di Raffaele Ceriello: “Il ragù di nonna”

Puortame a casa mia | 9 Aprile 2018

Sulle finestre batte un sole cocente, le luci del tardo mattino s’infrangono sulle maniglie in ferro e lanciano riflessi che si perdono nel cielo.

Infinita è la bellezza delle nuvole sparse a chiazze nel limpido chiarore della primavera.
Le mie braccia da giovane uomo accarezzano il lenzuolo bianco, ricamato da nonna.
Fresco sulla mia pelle orfana di abbronzatura.

L’odore del ragù è presente nelle mie narici e, in questo momento, il mio desiderio più grande è inzuppare il pane bruciacchiato di Ettore il panettiere nella polpa rossa domenicale di nonna.
Assaporare la mollica calda, spezzare il pane e passarci su il mestolo in ferro, immergelo nelle bolle del ragù.

Un pezzo alla volta.
Senza che la nonna se ne possa accorgere.
Come un ladro che aspetta la chiusura dei negozi per infilarsi dentro.
Con lo sguardo e le orecchie ben attente ad ogni minimo rumore sparso qua e là.

Con gli occhi socchiusi, mi giro e rigiro nel lettino della stanza che fu di mio zio Ernesto.
Mi perdo tra i suoi poster di Maradona e Nino D’Angelo e un po’ lo immagino al mio posto, nella stessa mattinata di primavera dei suoi sedici anni.
Con il pacchetto di Merit sul comodino di legno.

Mi immagino la nonna, con i capelli lunghi, con gli occhi grandi e neri, senza rughe sul viso e senza la tristezza sulle guance.
Sento il sapore degli anni passati, lo stesso odore di ragù.
Mi immagino lo stradone con tante meno case, senza le palazzine grigie ammuffite dal tempo che passa.
Mi sembra di sentire le urla di mio nonno bestemmiare il frastuono dei motori della macelleria di Don Fifino e mia nonna che sottovoce chiede scusa ai Santi.

Le canzoni di Nino D’Angelo sparate a tutto volume nel Rione, la sua voce che sgorga da tutte le finestre e il suo caschetto biondo che schizza dalle Mivar anni 80 con il telecomando rettangolare.

E mentre fantastico: appare mia madre.
Sbuca dalla porta della stanzetta di zio.
Bella nei suoi anni migliori.
Nella sua adolescenza timida e sobria.
Con un vestito chiaro che le risalta gli occhi grandi e belli.
Le mani piccole e le unghie rosse.
Con la sua voce sottile tra le parole di Nino.
Con tutta la vita davanti.
Con la ribellione nello sguardo e il profilo che mi avrebbe regalato.

La vedo cantare.
Ballare e ridere.

Mi manca ogni giorno di più.

Apro Youtube e mi lascio cullare dalla sua canzone preferita.
L’ascolto e sorrido.

Vorrei cantarla con lei.

T’nnammur quas’ tutt’e jurne, 
parle sol a notte a dinte’ e suonno 
e ti piace solo l’uomo grande 
Chiara 
Dint’a casa toja e’ astessa guerra 
mandi a quel paese i tuoi fratelli 
e tua madre t’ difend’ sempre 
Chiara…

Raffaele Ceriello

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 9 Aprile 2018 e modificato l'ultima volta il 9 Aprile 2018

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