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PURE 'A CALABRIA MO' S'E' ARREVUTATA

43 anni dopo, Reggio si ribella all'incendio di un piccolo museo. Ed è rivolta di popolo senza padrini

Cultura, DueSicilieOggi, Identità | 18 Novembre 2013

reggio rivolta museo musica
Reggio Calabria si ribella, come 43 anni fa. Quella rivolta di popolo che non fu compresa, nemmeno dalle sinistre: non ha mai capito, la sinistra aristocratica, il proletariato degli straccioni e la disperazione delle masse meridionali. La sconfitta dei reggini in quei lontani anni 70, ha determinato disperazione e lutti.

La presa di possesso della città da parte delle bande mafiose – poste a difesa dello stato unitario proprio da quelle istituzioni che affermano di combatterle, e che invece con loro agiscono come il padrone e il cane da guardia.

Reggio subisce le angherie che subisce il sud,e che nell’ ultimo fine settimana ha visto rialzare orgoglio e dignità alla sua gente. Da Crotone a Palermo,da Napoli appunto a Reggio. Il primum movens l’incendio al museo dello strumento musicale.

Museo di nicchia come quello dei dipinti bizantini. Curati da mani amorevoli e disinteressate. Che fanno cultura in una città che avrebbe da venderne e che invece viene additata come centro della cultura della sopraffazione e della morte. Come tutte le colonie subisce e da tempo le vessazioni di tutti quelli (ndranghetisti e società italiana) che hanno interesse a mortificarla e umiliarla. Le pagine notevoli di Zitara-socialista integrale- indimenticabile paladino dell’identità e della sovranità (perduta) meridionale e calabrese, per il quale la Rivolta di Reggio poteva essere l’inizio della rivoluzione meridionale se il proletariato non fosse stato lasciato solo ci tornano alla mente : oggi che un’intera città scende in strada,anzi tutto il sud fa sentire la sua voce, ritorniamo a sperare. Il museo dello strumento musicale non dava fastidio a nessuno.

Posto in una pinetina-punto di accoglienza per coloro che scendono dall’autostrada in città-silenziosamente allocato, quasi che gli strumenti avessero paura a disturbare, centro di cultura soltanto….cosa ha spinto imbecilli patentati, o miserabili killers di cose belle a appiccare fuoco e distruzione? L’unica risposta può venire dalla candidatura di Reggio a città europea della cultura 2019….e l’incendio è avvenuto proprio nei giorni precedenti la scrematura delle candidate…..magari qualcuno lassù in alto ha pensato che non sia mai che la cultura fosse una luce proveniente dal sud….e che negli anni 10/20 dell’attuale secolo debba rifulgere solo l’expo che Milano ha sottratto alla Turchia mediterranea. Forse è azzardato pensare ciò, ma altrimenti perché…uno sgarbo privato…? il fatto che non producesse, ma proprio per niente, ricchezza e non potesse essere “pizzeggiato”?

Qualcuno doveva mettere nella pinetina qualche altro esercizio e ha chiesto “una mano” alle ‘ndrine? In città se ne parla,ma solo le indagini (sic!) potranno fare luce….per ora solo l’invocazione ultraterrena “Gesù fa luce”….e molte ipotesi. Ma il fatto che conta è che stavolta dopo i fatti di Reggio,i gloriosi fatti di Reggio- gloriosi perché autenticamente popolari e non appannaggio,checché se ne dica, di una sola parte politica- la gente è scesa in strada, polemicamente, con migliaia di strumenti musicali che, stavolta si, hanno fatto sentire i loro suoni….qualche canto politico di chi ancora non ha compreso niente dell’identità e di cosa identità si nutra ( di orgoglio,fame di sovranità, amore per la terra, non certo di inni ideologici)…..ma va bene comunque…finora solo stucchevoli marce con lenzuoli bianchi o le passeggiate di “libera” di don Ciotti a cui partecipavano anche i familiari degli ‘ndranghetisti, forse loro….nascosti, certo! e col riso protervo, tra la folla….stucchevoli, perché quasi passavano come un messaggio di impotenza…ma oggi è la potenza del cuore reggino a farsi sentire…proprio come quegli strumenti che non vogliono morire.

Maurizio Castagna

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 18 Novembre 2013 e modificato l'ultima volta il 18 Novembre 2013

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