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Quando la comunicazione è fine a sé stessa

Politica | 23 Luglio 2015

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Prendo spunto per la stesura di questo da una bella riflessione letta poco fa sull’essenziale ruolo della comunicazione nella politica, un protagonismo che per i più pare debba essere estraneo al variegato mondo di cui sopra. Eppure è un errore, madornale. Ad affermarlo è chi si occupa di comunicazione politica per professione, e soprattutto dall’interno, ma non necessariamente, è possibile captare l’efficacia della stessa. Però, risulta necessario che l’atto comunicativo non sia fine a sé stesso. In quel caso, la mancanza di coerenza tra il dire ed il fare viene fuori, col passare del tempo – certamente -, ma lo si noterà. C’è chi a suon di tweet e post ha fatto la propria battaglia politica, percependo, già anni fa, di quanto fosse importante il profluvio di informazione. Il riferimento è al comico genovese, che a partire da un blog è riuscito ad entrar nelle istituzioni, essendo rappresentativo di una fetta larghissima di elettorato. Ma qui viene il bello. Dopo anni, dopo le famigerate politiche del 2013, in cui il Movimento 5 stelle ha superato ogni aspettativa immaginabile, ci siamo mai chiesti perché questo perda ed abbia perso milioni di voti? Semplice quanto lineare: la comunicazione fine a sé stessa serve a poco o nulla, questa deve essere seguita dai fatti, quelli concreti. Sappiamo tutti qual è l’organico prodotto dai movimentalisti pentastellati nelle istituzioni. Il pregio è che essendo il loro un voto di protesta, non hanno avuto alcun bisogno di strutture territoriali, come i nostri Circoli e le nostre iniziative. La loro unica esigenza era quella di diffondere il verbo. Ci sono riusciti, ed anche bene. Il prosieguo è noto a tutti.

Se si riuscisse ad associare una pregnante quanto articolata mission comunicativa ai territori il risultato sarebbe dei migliori. I tempi cambiano, così come le generazioni, ahinoi. I disaffezionati di sinistra spopolano, invadono i salotti dell’ozio e dell’abulia. Non tutti, a differenza degli scorsi anni, scendono in piazza o invadono i circoli partitici territoriali, quando sono aperti. Ecco, bisogna arrivare ai molti.  Come se non con un messaggio politico chiaro e diretto mezzo comunicazione? Ai posteri l’ardua sentenza.

Un articolo di Il Vaporetto pubblicato il 23 Luglio 2015 e modificato l'ultima volta il 23 Luglio 2015

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