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Quando Napoli era una delle capitali europee della musica: Nicola Porpora, maestro di canto di Farinelli

Ciento 'e sti juorne | 6 Dicembre 2018

Quante volte saremo passati al Vomero per una delle traverse di piazza Medaglie d’Oro intitolata a Nicola Porpora. Eppure in pochi saprebbero dire cosa ha fatto in vita per aver avuto l’ onore di vedersi dedicare nella sua città natale un’importante via di uno dei quartieri più popolosi di Napoli.

Per la rubrica “Ciente ‘e sti juorne” , il “Calendario laico napoletano”, oggi, 6 dicembre, giorno in cui si festeggia San Nicola di Bari, uno dei 52 Compatroni di Napoli, vi raccontiamo la vita di quello che è stato uno dei più celebri compositori operistici della sua epoca, per l’appunto Nicola Porpora.

Più che per le sue opere, però, Porpora è passato alla storia per essere stato il maestro di canto di Carlo Broschi, meglio noto come “Farinelli”.

Con quest’ultimo si instaurò un connubio artistico quasi simbiotico, che portò Porpora a scrivere diverse opere “cucendole” addosso al suo straordinario allievo per evidenziarne le eccezionali doti canore, mettendole alla prova con dei virtuosismi estremi ed esaltando il pubblico che in tutta Europa a quel tempo apprezzava molto questo tipo di “bel canto”.

In particolare, si avvalse delle qualità artistiche di Farinelli per l’esecuzione delle sue opere a Londra, dove entrò in competizione “a colpi di musica”con il grande compositore tedesco Händel, riuscendo alla fine a prevalere  e a farsi preferire dal pubblico inglese.

Nicola Porpora e gli studi al Conservatorio di musica

Nicola Antonio Giacinto Porpora è stato il più internazionale tra i compositori della Scuola musicale napoletana fiorita nel ‘700 e le sue opere furono rappresentate con enorme successo in tutte le principali capitali d’Europa.

Porpora, nacque a Napoli nel 1686, figlio di un libraio, titolare di una bottega in via San Biagio dei librai, accanto a quella della famiglia di Giovan Battista Vico.

Il padre, avendo deciso che il suo futuro sarebbe stata la carriera da musicista, a soli 10 anni lo iscrisse al “Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo”, che all’epoca era uno dei quattro conservatori di musica di Napoli, prima che venissero unificati nel Conservatorio di San Pietro a Majella. Fra i suoi maestri in quegli anni ci furono Gaetano Greco, Francesco Manna, padre Gaetan de Pérouse e Alessandro Scarlatti.

Un’intensa attività di compositore, fra Napoli, Venezia e Vienna

Porpora esordì come compositore nel 1708 nella Napoli governata dal Vicerè asburgico, con il melodramma “Agrippina”, rappresentato a Palazzo Reale e al Teatro di S. Bartolomeo.

Nel 1710 fu chiamato a Roma per scrivere “Berenice”, opera in tre atti che fu favorevolmente accolta dal pubblico.

Händel che era presente alla messa in scena, volle complimentarsi personalmente con il maestro napoletano. Un evento raro per il compositore tedesco, che invece in quell’occasione rese merito alla bravura di Porpora, con il quale in seguito si contenderanno i successi nei teatri di Londra.

Dal 1711 al 1725 diventò Maestro di Cappella del principe Filippo D’Assia-Darmstadt, un ruolo che gli aprì le porte dei teatri viennesi. Mentre insegnava al Conservatorio di S’Onofrio, in seguito, diventò Maestro di Cappella dell’ambasciatore portoghese a Napoli.

Di quel periodo sono le composizioni “Basilio Re d’Oriente” del 1713, “Arianna e Teseo” che fu rappresentata a Vienna nel 1714. Sempre nella capitale austriaca fu messa in scena  “Berenice, regina d’Egitto” ovvero “Le gare di Amore e di politica”, scritta in collaborazione con Domenico Scarlatti e  nello stesso anno “Temistocle”.

Nel 1719 Porpora diede al teatro San Bartolomeo l’opera “Faramondo” che riscosse un grande consenso e due anni dopo a Roma compose l’opera “Eumene”, rappresentata al teatro Aliberti con grandissimo successo.

Tornato a Napoli nel 1722 Porpora scrisse l’oratorio “Il martirio di Santa Eugenia”, considerata une delle sue più belle composizioni.  L’anno 1723 fu caratterizzato da un’attività febbrile come compositore, fra le varie composizioni, ricordiamo “Amare per regnare”, un’opera rappresentata al teatro San Bartolomeo.

A Napoli, sotto la direzione di Porpora, si formarono i più grandi cantanti del ‘700

Un anno importante nella sua lunga carriera fu il 1712, quando alle soglie dei 30 anni, decise di fondare a Napoli la scuola di canto che in seguito  lo rese uno dei più importanti maestri di canto della sua epoca, famoso in tutta Europa.

Fu così che Napoli, grazie a Porpora, diventò una delle mete più ambite per i cantanti che aspiravano a diventare delle “star” della musica operistica.

Fra i suoi allievi, infatti ci furono fra i più importanti cantanti del ‘700, soprani come Regina Valentini-Mingotti e Caterina Gabrielli, ma anche celebri cantori evirati come Giuseppe Appiani, Caffarelli, Porporino, Felice Salimbeni. Ma il più importanti di tutti, fu Carlo Broschi, conosciuto come “Farinelli”, incomparabile soprattutto nel canto di bravura e nella vocalizzazione brillante.

Porpora e Farinelli, maestro e allievo, un connubio artistico perfetto

Sulla figura di Farinelli è stato realizzato nel 1994 il film del regista belga Corbiau “Farinelli – Voce regina”,  con Stefano Dionisi nei panni del grande cantante e l’attore Omero Antonutti nelle vesti di Porpora, premiato con un Golden Globe. Il film ottenne anche un nomination agli Oscar come miglior film straniero.

Il giovane Carlo Broschi, che prenderà il nome d’arte di “Farinelli”, si spostò da ragazzino da Andria a Napoli per studiare canto con Nicola Porpora, che affinò ulteriormente il suo naturale talento di soprano. Con il maestro napoletano seguì un corso estremamente difficile e articolato, per acquisire una padronanza assoluto nell’uso della voce, in particolare nell’esecuzione degli “abbellimenti”, che all’epoca erano indispensabili per un virtuoso.

Farinelli debuttò a Napoli nel 1720 con una serenata di Porpora “Angelica e Medoro” in una serata in onore dell’Imperatrice d’Austria.

Porpora, da valente maestro di  canto, era un esperto di vocalità, e ciò gli consentì di utilizzare tutti gli elementi tecnico- meccanici ed espressivi della voce all’interno delle sue composizioni. In particolare, utilizzò questi elementi nelle opere che erano scritte “su misura” per essere  interpretate da Farinelli, proprio per esaltarne le doti vocali ed impegnarlo in virtuosismi estremi.

Fra le varie composizioni scritte da Porpora e interpretate da Farinelli, la cantata “Imeneo” del 1723 e dello stesso anno il dramma “Adelaide”, per il quale si avvalse oltre che di Farinelli anche di Domenico Gizzi, il virtuoso della Real Cappella di Napoli. La rappresentazione si tenne al teatro Alibert di Roma, incontrando un notevole successo.

A Venezia, invece, fu rappresentata “Semiramide riconosciuta”, dramma per musica in 3 atti, su libretto di Metastasio sempre con Farinelli e Gizzi.  Nel 1734 Farinelli arrivò a Londra, all’apice del suo successo, come una “star” internazionale, chiamato da Porpora. Di quel periodo ricordiamo, fra gli altri l’opera di Porpora “Ifigenia in Aulide”, che lo vide in scena nel “Her Majesty’s Theatre” di Londra per l’Opera della Nobiltà.

La genialità partenopea di Porpora ebbe la meglio sul rigore asburgico

Porpora nel 1725 si recò a Vienna per far ascoltare alla corte reale le sue opere. L’imperatore Carlo VI, però, non apprezzava gli “abbellimenti” del canto italiano di cui faceva largo uso Porpora, e quindi non gli diede l’incarico di comporre un’opera.

Tre anni dopo, però, Porpora pensò di ritornare alla “carica” della corte viennese e far ricredere l’imperatore sulla qualità della sua musica, anche per ottenerne dei finanziamenti alla sua attività di compositore.

Durante le prove, l’imperatore restò affascinato dall’esecuzione di un “oratorio”, caratterizzato dallo stile semplice, così come era stato richiesto a Porpora. Ma il compositore napoletano aveva ideato un finale inaspettato,  che univa le caratteristiche della fuga con gli abbellimenti che tanto amava.

L’effetto sonoro fu così sorprendente che l’imperatore Carlo, pur essendo molto serioso, non potè fare a meno di ridere della trovata geniale del compositore, finendo poi per ricompensarlo lautamente.

A Londra il “duello” con Haendel a colpi di musica

Porpora nel 1729 era stato chiamato per andare a Londra a dirigere l’Opera della Nobiltà. Motivo dell’ingaggio era quello di “gareggiare” con la Royal Academy, diretta da  Georg Friedrich Händel.

Prima di spostarsi in Inghilterra, però, si fermò a Venezia per far rappresentare, con grande successo, l’opera “Semiramide riconosciuta”.

Giunto nella capitale inglese, dopo qualche tempo Porpora comprese che per avere la meglio su Händel, non c’era che un sistema: far arrivare a Londra Farinelli.

Il suo ex allievo fu la carta vincente che gli permise di trionfare sul compositore tedesco. Da allora Porpora, infatti, rimase nella capitale inglese dove continuò a comporre per diversi anni.

Il periodo londinese di Porpora è quello della sua maggiore fama: “Ariadne in Naxus”, l’opera eroica “Polifemo”, rappresentata nel 1735 nel “Her Majesty’s Theatr” di Londra per l’Opera della Nobiltà e nello stesso anno “Ifigenia in Aulide”, opera eroica in 3 atti, che vide in scena Farinelli nello stesso teatro. L’anno seguente, la prima della serenata “La festa d’Imeneo”con il “Senesino” , tutte opere che gli regaleranno un successo internazionale.

L’ultima composizione di Porpora per la festa di San Gennaro

Nel 1740 fece rappresentare la sua ultima opera “Il trionfo di Camilla” al teatro San Carlo di Napoli. Eppure, dopo aver composto tante opere, l’ultima composizione in assoluto di Nicola Porpora fu una musica per la festa per lo scioglimento del sangue di San Gennaro, che venne eseguita nel Duomo di Napoli nel 1765.

Secondo lo storico della musica Burney, che venne in vista a Napoli poco dopo la morte del musicista, Porpora trascorse i suoi ultimi anni di vita in stato di totale miseria, afflitto da gravi problemi alle gambe che gli impedivano di dare lezioni.

Questa tesi circa l’indigenza di Porpora – anche se potrebbe sembrare poco credibile visto che fino alla fine è stato maestro del Conservatorio di Sant’Onofrio e direttore della cattedrale di Napoli – è confermata dalla testimonianza del marchese di Villarosa. Secondo quest’ultimo i musicisti di Napoli si tassarono per poter pagare i suoi funerali, tenutisi nel febbraio del 1766 nella chiesa dell’Ecce Homo di Napoli.

Sabrina Cozzolino

#Napoli  
Sabrina Cozzolino

Napoletana, diplomata in pianoforte al Conservatorio di musica, insegnante di scuola primaria. Grande appassionata del cinema in bianco e nero, in particolare di Totò, naturalmente supertifosa del Napoli.

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