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Quarant’anni fa usciva “Ricomincio da tre”: i ricordi di Anna Pavignano, compagna e sceneggiatrice di Troisi

Identità | 5 Marzo 2021

Quarant’anni fa, esattamente il 5 marzo del 1981, usciva nelle sale il primo film di Massimo Troisi, “Ricomincio da tre”, un esordio cinematografico che ebbe un successo incredibile e per certi versi inaspettato,  che riuscì  nell’impresa di mettere d’accordo per una volta pubblico e critica. Campione di incassi della stagione 1980/81 e il record, che detiene tutt’ora, di permanenza nelle sale con ben 43 settimane consecutive di proiezioni.  Una pioggia di premi, fra  cui 2 David di Donatello, per il miglior film e il miglior attore protagonista, ma anche tanti Nastri d’argento alla regia, ai produttori e al soggetto, insomma un successo per un esordiente sul grande schermo che è rimasto nella storia del cinema italiano.

Un boom che in qualche modo finì con l’impressionare lo stesso Troisi che prima di presentare un nuovo film aspettò 2 anni e che, infatti, intitolò  “Scusate il ritardo”, proprio per rispondere con la sua impareggiabile ironia alla grande attesa per la sua seconda opera cinematografica.

“Ricomincio da tre” fa parte del patrimonio comune, culturale e lessicale, dei napoletani

In occasione del quarantennale di questo film, che per noi napoletani è diventato parte del nostro patrimonio comune, culturale e lessicale – chi di noi non capisce se diciamo “mi sembra Robertino” – ci siamo fatti raccontare com’è nato quel capolavoro dalla diretta voce di chi ne ha vissuto la genesi in prima persona, la scrittrice Anna Pavignano, sceneggiatrice del film insieme a Massimo Troisi e per molti anni anche sua compagnia di vita.

Anna Pavignano è stata la sceneggiatrice di quasi tutti i film di Troisi

Da quel primo fortunato esordio alla sceneggiatura, poi Anna Pavignano l’ha accompagnato nella scrittura di quasi tutti i  suoi film, “Scusate il ritardo”, “Le vie del Signore sono finite”, “Pensavo fosse amore invece era un calesse”, fino ad arrivare all’ultimo film, “Il Postino”, che ottenne diverse Nomination agli Oscar, fra cui quella per la miglior sceneggiatura non originale, per il miglior film e il migliore attore protagonista.

Dagli esordi televisivi al debutto al cinema con “Ricomincio da tre”

Partiamo dall’inizio, da come ha conosciuto Massimo Troisi.

“Ho conosciuto Massimo negli studi della Rai di Torino, insieme a Lello Arena ed Enzo Decaro, con cui formava il trio La Smorfia, per partecipare al programma “Non Stop” ed io ero fra i figuranti. Prima di allora lui già faceva teatro a Napoli e Roma con il gruppo, ma non erano ancora famosi e in quella occasione ho avuto modo di apprezzare il suo straordinario talento. Sono contenta di averlo conosciuto ancora “puro”, non perché sia stato contaminato dalla notorietà, ma perché sono certa di aver conosciuto la sua normalità e di aver potuto verificare che fondamentalmente non sia cambiato dopo il grande successo che ha avuto”.

Dagli sketch al film: Troisi dal palcoscenico al grande schermo

Siamo curiosi di sapere com’é nata la decisione di passare dagli sketch al film e chi ha deciso di scommettere su Troisi,  ritenendo che fosse  pronto per il grande salto dal piccolo al grande schermo.

“Dopo “Non Stop”  – ci racconta ancora la Pavignano – Massimo ha avuto tantissime offerte da parte di produttori che gli proponevano copioni, ma non era mai molto convinto delle storie che gli presentavano. Sicuramente in lui c’era l’idea e la voglia di fare un film, ma come in tutte le sue cose non c’era una determinazione, una pianificazione. Poi questo suo desiderio si è incontrato con il progetto, molto chiaro e determinato,  ma allo stesso tempo molto rispettoso, del produttore Mauro Berardi che gli ha offerto la possibilità di esprimersi liberamente, di raccontare quello che voleva”.

Massimo detestava i paletti e sentirsi in gabbia. Il produttore Berardi lo comprese

“Quella – continua –  è stata la formula che lo ha convinto, perché non lo ha imprigionato. Massimo, infatti, detestava sentirsi in gabbia, avere dei paletti, delle richieste pressanti. Tra l’altro va riconosciuto a Berardi il merito di essere riuscito a cogliere un’atmosfera che c’era in quel periodo nel cinema e nei giovani, intuendone la forza, l’energia, e che bisognava dare la possibilità ai giovani autori e attori di esprimersi liberamente, senza che fossero controllati. E’ stato un periodo molto fertile, sono nati in quegli anni tanti talenti , fra cui appunto anche quello di Massimo”.

Una scommessa vinta, considerando il boom di incassi e la pioggia di premi tributati al film e a lui come interprete e regista.

La scena di Alfredo che ritira il premio è autobiografica: Troisi era schivo e non amava salire sul palco per i premi

Chiediamo alla Pavignano se è vero che Troisi era molto schivo e non amava salire sul palco per essere premiato.

“Era questo il problema – ci risponde – a lui piaceva andare a ricevere un premio perché era una gratificazione, un riconoscimento, ma allo stesso tempo gli sarebbe piaciuto ritirare il premio senza doversi esibire, ringraziare semplicemente ed andare via, proprio come succede nella scena di “Scusate il ritardo”, quando viene premiato il fratello Alfredo che fa l’attore. Una scena molto autobiografica. Infatti Massimo pensava che il premio lo ricevevi per quello che già avevi fatto prima, senza poi dover dare un saggio della tua bravura. Viveva una contraddizione: in lui c’era il piacere di salire sul palco e dall’altro lo sforzo per superare la timidezza, che era un aspetto del suo carattere che ha continuato a mantenere negli anni”.

La sceneggiatura di “Ricomincio da tre”, una sorta di autobiografia del giovane Troisi

La sceneggiatura di “Ricomincio da tre”  Anna Pavignano e Massimo Troisi l’hanno scritta insieme, a quattro mani. Ma quanto c’è di autobiografico nel film, ovvero nella storia di Gaetano che lascia Napoli per viaggiare e non semplicemente per “emigrare”, e quanto c’è di  Anna Pavignano nel personaggio di Marta?

“Ripensandoci oggi, dopo tanti anni, mi rendo conto di quanto sia autobiografica la sceneggiatura, ma al momento non ce ne rendevamo conto – ricorda la Pavignano –  Sicuramente nel personaggio di Gaetano c’era l’idea di Massimo del partire, del voler allargare le proprie prospettive e quindi di certo in qualche modo Massimo somiglia al Gaetano di “Ricomincio da tre”. Così come anch’io mi ritrovo molto nel  personaggio di Marta, a cominciare dal fatto che già all’epoca scrivevo. Quando Marta, infatti, legge a Gaetano delle pagine del suo libro, in realtà sono proprio dei brani presi da alcuni testi che avevo scritto io e adesso ripensandoci mi  rammarico di non aver mai pubblicato.

Compagni di vita e di scrittura

“L’ idea di scrivere insieme la sceneggiatura di “Ricomincio da tre” è nata  anche dalla mia passione per la scrittura, che per me è sempre stata un’esigenza – rammenta l’ex compagna di Troisi – All’epoca scrivevo racconti e li leggevo a Massimo. Stavamo insieme, eravamo due ragazzi innamorati e avevamo voglia di condividere anche il lavoro per quella che ci sembrava  una vera e propria avventura cinematografica. Per tutti e due, infatti, era la prima volta che ci cimentavamo nella scrittura di una sceneggiatura per un film, quindi c’era anche la paura di non essere all’altezza. Allo stesso tempo, però, c’era anche la voglia di metterci alla prova e l’idea di poterci riuscire insieme”.

Perché si decise di scrivere da soli la sceneggiatura

In un primo momento, proprio perché erano degli esordienti, i produttori Berardi e Lucisano fecero incontrare Troisi e la Pavignano con uno sceneggiatore già affermato e di grande esperienza, Ottavio Jemma, con l’intenzione di farli affiancare da lui.

“In realtà – ci spiega Anna Pavignano – bastarono un paio di riunioni per capire che l’idea che aveva Massimo di una commedia molto innovativa era diversa dalla sua e così  decidemmo di buttarci e di scrivere da soli la sceneggiatura. E’ stato un fatto istintivo, un colpo di creatività che forse ha colmato le lacune dell’inesperienza”.

Una sceneggiatura che affronta tematiche sociali diffuse

Una sceneggiatura che racconta una storia di due giovani come tanti di quegli anni, ma che in realtà, sotto la strepitosa comicità di Troisi, affronta delle tematiche sociali diffuse e ha radici culturali molto profonde.

“All’interno della sceneggiatura abbiamo inserito tutti gli argomenti di cui parlavamo sempre con Massimo. Tutte le tematiche presenti nel film sono prese realmente dalle nostre riflessioni sulla società dell’epoca e dal nostro vissuto – racconta la Pavignano – dal tema del desiderio di viaggiare per ampliare i propri orizzonti, fino ai problemi all’interno della coppia. Quest’ultimo tema, poi, si è sviluppato anche nei film successivi fino a diventare centrale in “Pensavo fosse amore, invece era un calesse”.

I temi di quegli anni, dall’emancipazione femminile ai rapporti uomo-donna alla chiusura dei manicomi

“In quegli anni erano problemi caldi, quello del rapporto uomo-donna, dell’emancipazione femminile. Si pensava, e io ne sono convinta tutt’oggi, che risolvendo i problemi di relazione fra le persone e anche all’interno della coppia e della famiglia potessero cambiare anche i meccanismi all’interno della società. Da allora, su queste tematiche, la riflessione collettiva si è fermata”.

“Ad esempio nel film, il professore, compagno della zia di Gaetano, cita Cooper, ed è funzionale in chiave comica, perché Gaetano non lo conosce e se ne vergogna. Però Cooper era uno psichiatra, anzi un’antipsichiatra, aveva scritto “La morte della famiglia” che era una critica ai modelli tradizionali di famiglia, di rapporti.  Erano i libri che si leggevano ai tempi, negli anni di Basaglia, della chiusura dei manicomi e dell’apertura dei centri di Igiene Mentale – come si ricorderà Marta lavora proprio in un centro di questo tipo – e tutto questo bagaglio di tematiche, di conoscenze ed interessi, li abbiamo fatti confluire nella sceneggiatura di questo primo film”.

Una comune intorno al film che nacque a Nemi, nella zona dei castelli romani

Sono tanti i ricordi della Pavignano di quei tempi: “Per dedicarci alla scrittura prendemmo in affitto una villetta a Nemi, nella zona dei castelli romani, con Lello Arena e Gaetano Daniele, mentre nella villetta accanto ci stava Enzo Decaro. Si può dire che creammo una specie di comune. Ecco lì ha preso corpo la storia di “Ricomincio da tre”.

Il rapporto tra Troisi e la Pavignano, voce fondamentale dell’universo femminile di Massimo

Da “Ricomincio da tre” in poi lei Anna Pavignano ha lavorato alla sceneggiatura di quasi tutti i film di Troisi, da “Scusate il ritardo” fino a “Il postino”. Troisi si affidava completamente a lei per dare voce alle esigenze dell’universo femminile, che per certi versi resta un mistero per gli uomini, come spiegò Troisi nella sua celebre battuta “Mi pare che l’uomo e la donna siano le persone meno adatte a sposarsi”.

“Sicuramente nella scrittura della sceneggiatura io ho avuto  una maggiore attenzione rivolta ai personaggi femminili, anche se Massimo aveva una sensibilità in grado di recepire questi aspetti, così come per tutto ciò che riguardava l’aspetto psicologico e la psicanalisi. A quei tempi io studiavo psicologia all’Università e quindi queste tematiche provenivano dai miei studi, però con Massimo le condividevamo e diventavano patrimonio comune. Se ne discuteva e diventavano poi spunti per rielaborarli e farli diventare parte dei film o delle battute. Diciamo che chi rintraccia nei film di Massimo una sensibilità femminile  in qualche modo  probabilmente può risalire a me. Sicuramente il tema delle dinamiche uomo-donna rispecchiavano anche il nostro modo di rapportarci e in alcuni casi anche quello che succedeva tra di noi”.

Ricomincio da tre? Era una battuta

Ma quelle “tre cose”  da cui vuole ricominciare Gaetano erano una semplice battuta, oppure Troisi aveva ben chiare le cose che gli erano riuscite nella vita fino a quel momento?

“Le tre cose da cui ricominciare erano semplicemente una battuta, che però rispecchiava la filosofia di vita di Massimo – racconta la Pavignano – che era quella di non buttare via tutto, ma di salvare tutto ciò che ha fatto di buono e soprattutto di non adeguarsi a un modo di dire abusato. L’idea di non dare niente per scontato, di non adagiarsi sui modi di dire, sulla mentalità comune, questa era la sua caratteristica, ossia trovare sempre un aspetto originale nella realtà, non accettare per buono quel modo di pensare a cui tutti si adeguano, che di fatto ha funzionato perché tanti si sono identificati con quel tipo di mentalità”.

Il rapporto fra Massimo Troisi e Lello Arena

In “Ricomincio da tre” un ruolo importante è affidato a Lello Arena. La Pavignano ci racconta com’era il loro rapporto sul set.

“Massimo e Lello avevano questa sintonia speciale. Lello era una spalla perfetta, si rimpallavano le battute, avevano dei tempi comici straordinari, perciò hanno collaborato in diversi film. Massimo quando scriveva già sapeva che quelle battute sarebbero state interpretate da Lello, diciamo che erano cucite addosso al suo modo di recitare. Sul set, inoltre, riuscivano anche ad inventare, come spesso succede quando ci sono degli attori che hanno questo talento enorme nell’improvvisare, tante cose nascono proprio girando e vanno oltre il copione”.

La battuta “mi faccio liggiero liggiero” improvvisata da Lello Arena al momento

“Nella famosa scena in cui Gaetano e Lello vanno in bicicletta, che era già prevista dal copione, quel “Mi faccio liggiero liggiero” fu inventato al momento da Lello e Massimo fu subito pronto a cogliere la battuta. E questo è il bello dei film come “Ricomincio da tre”: è un lavoro corale”.

L’inizio della collaborazione con Pino Daniele, fra amicizia e lavoro

Con il suo esordio alla regia iniziò la collaborazione fra Troisi e Pino Daniele per le colonne sonore dei suoi film. Un connubio perfetto al punto che una volta Troisi aveva scherzato dicendo che non era chiaro se Pino Daniele faceva le musiche per i suoi film o se era lui a fare i film per sue musiche. La loro conoscenza però è antecedente a “Non stop”, dove anche un giovanissimo Pino Daniele si era esibito.

“Pino Daniele e La Smorfia si erano conosciuti in precedenza a Napoli, già prima di partecipare a Non Stop – conferma la Pavignano – Si frequentavano molto, erano amici, eravamo tutti coetanei, agli esordi. Ci sentivamo già degli adulti, in realtà eravamo poco più che ventenni e a ripensarci adesso fa abbastanza effetto considerando l’importanza delle cose che abbiamo fatto in quegli anni, forse c’era un po’ di inconsapevolezza in questo senso”.

L’indimenticabile debutto di Pino a “Non Stop” con Saglie Saglie

“L’arrivo di Pino Daniele a “Non stop”  fu molto bello, c’era molta attesa per il suo arrivo e lui cantò questo brano “Saglie saglie”, un pezzo molto intimo, discreto, non eclatante, con questi suoni che raccontavano una Napoli diversa da quella che conoscevamo fino a quel momento. Si percepì che eravamo davanti ad un artista che stava portando una novità. E la stessa cosa successe con la prima esibizione de La Smorfia, con il suo primo sketch, quello del dialogo di Massimo e Lello con  San Gennaro, in questo caso attraverso la comicità, ma come con Pino Daniele, veniva fuori una nuova visione di Napoli”.

Massimo e Pino si stimavano e desideravano da sempre lavorare insieme

“Lavorare insieme per loro è stato un desiderio anche facile da realizzarsi sia per la stima reciproca sia per l’amicizia che già c’era fra di loro, perché entrambi percepivano di essere ciascuno nel proprio campo qualche cosa di nuovo ed avevano un’emozione condivisa, un comune modo di vedere Napoli in modo non convenzionale rispetto alle immagini con cui fino ad allora veniva raccontata. Una visione che metteva insieme la tradizione con l’innovazione, e allo stesso tempo con le contraddizioni e le sofferenze della città”.

Il video in cui Pino Daniele fa sentire “Quando” a Troisi per la prima volta, in realtà non racconta il primo ascolto

In rete gira un video in cui Pino Daniele fa sentire a Troisi per la prima volta il brano “Quando”, colonna sonora del film “Pensavo fosse amore invece era un calesse” e lui gli suggerisce una modifica al testo. Ma in realtà, ci racconta la Pavignano, non era quella la prima volta.

“A questo proposito posso raccontare un aneddoto sulla nascita del brano visto che ero presente. Il video che circola, infatti, si riferisce ad un ascolto successivo. La prima volta che Pino Daniele ha fatto ascoltare il brano è stato nella casa di Massimo a Roma. Pino si presentò con la sua chitarra, c’ero anche io insieme a Gaetano Daniele. Era una versione ancora in embrione, ma subito capimmo che era un pezzo bellissimo e che era anche adatto al film, per il quale dovevano ancora iniziare le riprese. Il video che circola in rete, invece, è stato ripreso a Napoli, in uno degli alberghi di Santa Lucia, Pino già ci aveva lavorato e Massimo gli diede il suo consiglio amichevole, ma allo stesso tempo anche nel suo ruolo di regista. Lui era molto rispettoso del lavoro degli altri e dei reciproci ruoli. Sicuramente c’è stata, invece, fra loro una grossa collaborazione, gomito a gomito,  quando hanno scritto ‘O ssaje comme fa ‘o core”.

A luglio 2021 cadono i 30 anni di “Pensavo fosse amore invece era un calesse”

Il prossimo 15 luglio saranno 30 anni dal primo ciak di “Pensavo fosse amore invece era un calesse”,  un film girato all’interno del Borgo Marinari, un “microcosmo” in cui vivono ancora molte famiglie.

“So che c’è stata sempre una grande sintonia con la gente del borgo. Massimo era molto amato e ovunque arrivava per girare era sempre rispettoso e disponibile a fare gli autografi, le foto con i bambini. Sapeva che il suo successo era dovuto all’amore della gente ed era sempre pronto a ricambiare, pur essendo fondamentalmente una persona timida e quindi doveva superare questo impatto come un ragazzino. Anche dopo tanti anni aveva mantenuto quel suo modo di essere schivo e timido, però sicuramente il successo e il fatto di sapere che la gente gli si avvicinava perché gli voleva bene lo aiutava a sentirsi più a suo agio”.

L’intitolazione delle Scale a Massimo Troisi e il dovere di continuare a ricordarlo

Nel  2016 a Napoli sono state intitolate a Massimo Troisi le Scale su cui ha girato con Lello Arena le scene di “Scusate il ritardo”. Un’iniziativa nata dal basso grazie alla petizione lanciata dalle associazioni NapoliEvviva e Uècap ed accolta dal Comune, segno che Massimo è ancora molto amato dal suo pubblico. Ritiene che bisognerebbe fare di più per far sì che anche le nuove generazioni conoscano questo grande artista?

“Io percepisco che c’è una presenza di Massimo nel ricordo delle persone, però l’iniziativa di far passare il messaggio ai giovani è dovuta più alla buona volontà individuale, anche all’interno delle famiglie. Sicuramente finora il passaggio dalla nostra generazione a quella attuale c’è stato, perché io incontro moltissime persone che mi dicono di amare tantissimo Massimo, anche se purtroppo non erano ancora nate quando lui era già morto. Ci sono tanti gruppi teatrali che mettono in scena i suoi sketch, poi c’è stata la mostra “Poeta Massimo” organizzata dal nipote, Stefano Veneruso, sicuramente una bella iniziativa, inoltre c’è stata la tre giorni in piazza Plebiscito nel 2018 dedicata a Massimo e a La Smorfia. Credo che bisognerebbe riuscire a mettere insieme tutte queste forze, queste energie, ci vorrebbe un contenitore”.

Procida capitale della cultura e Troisi

Si potrebbe chiedere al Ministero dei beni culturali di creare un portale dedicato a Troisi, in occasione delle iniziative per l’anno di Procida capitale della Cultura, visto che è un’isola legata a filo doppio a Troisi. Chiediamo alla Pavignano che ne pensa.

“Sicuramente potrebbe essere un modo per mantenerne viva la memoria in modo stabile, mettendo insieme delle energie, degli affetti, della buona volontà che già c’è e che ha bisogno solo di essere coordinata. Adesso già ci sono delle pagine facebook ufficiali, ma sicuramente la rete potrebbe essere un modo per far conoscere alle nuove generazioni la sua arte. Io per esempio adesso sto partecipando ad una Mostra realizzata dal Cile in collaborazione con l’Italia dedicata a Neruda, occupandomi della sezione dedicata a Il Postino”.

Un nuovo libro più biografico nei progetti della Pavignano

Dopo aver portato in scena il suo romanzo “Da domani mi alzo tardi” , interamente incentrato sul ricordo di Troisi, a novembre 2021 uscirà un  nuovo libro della Pavignano.

“Uscirà con le edizioni E/O, ha per protagonista una donna ed è sul tema della maternità e sfiora quello dell’handicap. Ovviamente non è dedicato a Massimo, però ho intenzione di scrivere un nuovo libro per ricordarlo, questa volta senza nessun tipo di artificio narrativo, con un carattere più biografico, per metterlo a fuoco com’era realmente, per raccontare Massimo Troisi giorno dopo giorno, con particolari inediti. Una grande ricchezza che ancora non è stata raccontata”.

Sabrina Cozzolino

 

 

Un articolo di Sabrina Cozzolino pubblicato il 5 Marzo 2021 e modificato l'ultima volta il 5 Marzo 2021

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