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QUARTIERI DI NAPOLI

Secondigliano, casale dei centenari, una volta comune autonomo

Cultura, Identità, NapoliCapitale, Seconda Slide, Sport | 1 febbraio 2016

stemma secondigliano

Secondigliano, casale regio dal medioevo all’epoca Borbonica, comune autonomo fino al ventennio Fascista, ed oggi quartiere della città di Napoli. La sua storia, un po’ come quella di tutti i quartieri periferici di Napoli, è legata all’agricoltura e alle tante masserie ivi esistenti, che oggi a distanza di secoli continuano a trovarsi solo nei toponimi, ufficiali e ufficiosi.

Il quartiere ha dei propri Santi protettori: Santi Cosma e Damiano, e padre Gaetano Errico, quest’ultimo nato proprio nell’antico casale. Il nome degli abitanti è “Secondiglianesi”, e come comune autonomo, con propria sede municipale, ebbe vita fino al ventennio Fascista, quando venne accorpato insieme ad alcuni antichi casali alla città di Napoli. Le prime prove documentate portano al VII secolo, ed il nome si pensa possa prendere origine dai monti “Secundilli” che circondano Napoli da Nord-est a Nord-ovest, o dal nome di una famiglia di coloni Romani, anche se non si esclude che l’etimologia possa derivare da “secondo miglio”, ovvero la distanza in linea di massima da Napoli:

“Casale Regio della città di Napoli, da cui ne dista miglia 3 circa, situato in pianura di buona aria, ma molto umido nel tramontar del sole. La più antica notizia che abbiamo di questo nostro casale è del 19 ottobre del VII secolo, sotto l’Imperatore Alessio, celebrata in questa nostra città, la quale contiene l’affitto di un fondo posto in villa “Secundillani”. In altri 2 diplomi dell’epoca di Carlo II chiamasi “Secundillyanum”, ma non si trova sotto l’imperatore Federico II tra il numero dei casali della nostra città. Il suo territorio è di moggia 2800. Egli è fertilissima di ogni sorta di vettovaglie, e produce pure della buona frutta. La sua chiesa Maggiore sotto il titolo di S.S. Cosma e Damiano tiene un bel forte campanile, ma non terminato. I suoi abitanti al numero di 6000 circa, per la massima parte sono addetti all’agricoltura, e tra i medesimi ci sono di quelli che oltrepassano i 100 anni.” (1)

Si registravano a Secondigliano abitanti con una longevità sorprendentemente alta. Molti erano i cittadini che superavano i 100 anni, cosa dovuta probabilmente all’aria buona, e all’alimentazione semplice basata principalmente con prodotti di propria produzione. Si riporta che esisteva nel casale un macello che forniva anche la città di Napoli, e che si producesse l’allora detto “salame di Secondigliano”, la cui ricetta è andata perduta ai giorni nostri. Il salame, dal gusto piccante, risulta comparire più volte nelle guide gastronomiche antiche, ed ai tempi in cui veniva prodotto era molto rinomato.

Uno dei principali ingressi del casale era via Dante, l’altro ingresso va individuato nel quartiere denominato “miezo all’arco”, chiamato così probabilmente per la presenza di archi che delimitavano l’entrata del paese. L’ingresso di Capodichino, che divenne poi il principale venendo da Napoli, venne reso accessibile solo nel 1585 con la costruzione della Calata. Fino a quel momento Secondigliano si trovava confinante con Napoli ma sprovvista di una via che la collegasse direttamente.

Il luogo ubicato all’incrocio del corso Secondigliano con la via Vittorio Emanuele III, è detto tutt’ora “n’gopp ‘o ponte”, per l’antica presenza di un ponte che sovrastava un corso d’acqua (probabilmente le lave). Infatti l’attuale via Vittorio Emanuele III era detta “Lava del Ponte” e “Discesa del ponte”, e terminava a piazza Zanardelli. Ancora un toponimo che ricorda la presenza del ponte e del “torrente” è “vico lungo ponte”. Altri toponimi si devono alla presenza delle antiche masserie, come la masseria Cardone o quella del Monaco, mentre l’antico centro cittadino va individuato nell’attuale piazza Luigi di Nocera, ancora chiamata da alcuni “piazza del casale”, dove oltre alla principale chiesa del paese, si trovava anche la sede del municipio di Secondigliano.

L’edificio con tre arcate, costruito nel XIX secolo nella piazza principale, fu sede del comune di Secondigliano fino alla soppressione nel ventennio Fascista. Nella stessa piazza si trova la chiesa dei Santi Cosma e Damiano, patroni del casale. La chiesa fu voluta dagli stessi abitanti in onore dei Santi patroni, a cui veniva dedicata alla fine di settembre di ogni anno una festa. Ecco una testimonianza del 1854 di come si svolgeva:

“È degno di essere tramandato ai posteri il modo, onde celebrarsi in Secondigliano l’annuale rimembranza de’ trionfi dei Santi Anargiri Martiri riportati. La solennissima festività ha luogo nella prima domenica dopo il 27 settembre. Nel giorno che la precede, con un magnifico palco, si rappresenta nella pubblica, dai giovani più svelti di questo paese, l’accusa, l’arresto, e la condanna dei Santi Martiri, non che il martirio nelle acque del mare e nel fuoco. Que è la serata più gioviale, la più lieta di tutte quante si godono in queste contrade. Poichè inni festosi, luminarie gioconde, il suono delle campane, e lo sparo di letizia rallegrano tutto il popolo festante. L’indomani, che è il giorno più solenne, si legge una santa allegrezza in ogni volto, ognuno è sollecito a convenire al santuario, dove la musica scelta dai più rinomati professori della Capitale, sprona il più devoto entusiasmo di questi fedeli…Celebre per le più scelte bande militari, e per il canto di un inno, appositamente composto e cantato dai giovanetti; per la gran quantità di sparo di mortaretti e di altri fuochi, e per il dolce suono della campane; per l’accompagnamento dei militari, che in lunghe file, e in armi, la decorano. Più celebre ancora per le oblazioni di cera, di lino, di canape, e di oggetti preziosi, che per grazie singolari ricevuta dai fedeli si offrono… I molti animali come cavalli, muli carichi di vettovaglie, ed armenti in monumento di grazie ottenute per la fede dei loro rispettivi possessori. È da commentare la lodevole costumanza dei devoti, al cospetto anche dei paesi limitrofi, in gran calca accorsi, per la celebrità di tale festività… Nel dì poi che chiude questa sacra e solenne ottava, altra processione in breve giro, i Vespri, l’inno Ambrosiano e la benedizione del Santissimo che conclude la memoranda festività, che Secondigliano celebra in onore dei suoi Santi protettori.”(2)

Secondigliano, in epoca Borbonica, risulta appartenere alla provincia di Terra di lavoro. Con l’unità d’Italia il corso Secondigliano prese il nome di corso Vittorio Emanuele, e continuò ad essere comune autonomo fino alla sua soppressione nel 1926. Nel 1869 viene così descritto:

“Comune del Napoletano, provincia di Napoli, mandamento di Casoria. Comprende diverse frazioni, e alcuni casali (come Scampia), e case sparse.Ha una superficie di 388 ettari. Popolazione 5974: 2846 maschi, 3128 femmine. L’ufficio postale è a Casoria e appartiene alla diocesi di Napoli. Il suo territorio si stende in pianura, ed è di una meravigliosa fecondità. Anche l’agricoltura è attiva ed intelligente. Il gelso, la vite, e alberi fruttiferi di diverse specie vi prosperano mirabilmente: si fanno copiose raccolte di cereali, gli ortaggi riescono di squisitissimo sapore. Allevasi la quantità di bestiame che soddisfa i bisogni degli agricoltori, vengono ingrassati numerosi maiali, che poi si vendono nei mercati di Napoli. Questo comune ha diverse vie di contatto che lo mettono in comunicazione con i luoghi vicini. Vi si respira un aria eminentemente salubre. Ha due piazze, le strade sono discretamente ampie, regolari e ben selciate. Possiede una bella chiesa con grande campanile, terminato in questi ultimi anni, nella chiesa vi si osserva una deposizione della croce del Vaccaro. Alcune abitazioni fabbricate di buon gusto, diverse scuole comunali elementari, ed una scuola serale per adulti provvedono all’istruzione. Vi ha un istituto di beneficenza e sollievo per i poveri.” (3)

Oggi quartiere di Napoli, Secondigliano conta 55 mila abitanti circa, ed anche se ha perso il suo carattere rurale e agricolo, nasconde nei toponimi ufficiali o popolari la storia delle antiche masserie. La sua storia è nei vicoli di quello che era l’antico centro cittadino, alla piazza del casale, all’interno dei tanti edifici a corte che si trovano sparsi per i vicoli di quello che era il centro del paese, o sul corso Secondigliano.

Carmine Sadeo
Note
(1) Dizionario corografico ragionato del Regno di Napoli di Lorenzo Giustiniani 1805.
(2) I due Santi Anargiri, ovvero vita, gesta, e trionfi, dei Santi Martiri Cosma e Damiano. 1854
(3) Dizionario corografico dell’Italia, Amati, volume 7
Altre note
– Notiziario delle particolari produzioni del Regno di Napoli, Vincenzo Corrado, 1816

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