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Rainbow – Recensione “La gabbia”

Rainbow, Rubriche | 1 Ottobre 2016

download-1Ritrovarsi improvvisamente chiusi in carcere senza conoscerne il motivo. Ecco cosa succede a Stan quando, nel mezzo di una delle sue solite giornate sempre uguali, si ritrova trascinato con forza ne “La gabbia”. E’ così che si intitola il primo promettente libro di Gianluca Corradini. Nato a Napoli nel 1988 ha sempre coltivato la passione per la lettura e la scrittura, hobbies che l’hanno portato, insieme alla sua inarrestabile curiosità e ricerca di stimoli sempre nuovi, a documentarsi per diversi anni fino a scrivere il suo primo romanzo.

Ambientato in carcere, ci racconta di Stan che si ritrova di punto in bianco a fare i conti con una vita che mai avrebbe pensato di condurre. Dopo lo smarrimento iniziale dettato dal non riuscire a dare una spiegazione a tutto quello che gli è successo e dall’ordine e il rigore che vigono in quel luogo, comincia, suo malgrado, ad abituarsi a tutto ciò che va a scandire il tempo della sua vita lì. Il rumore agghiacciante dei cancelli che ogni volta si richiudono alle sue spalle, le urla di coloro che, per il solo stare fisicamente male, subiscono percosse ingiustificate, l’ ora d’aria che viene concessa ogni giorno tra un lavoro di pulizia o manutenzione e l’altro, il silenzio talvolta assordante che pervade l’intero penitenziario quando tutti vengono rinchiusi nelle proprie celle per concedere qualche momento di riposo. In quel luogo Stan non ha più un nome poiché, come agli altri detenuti, gli viene attribuita una matricola e, man mano che i giorni passano confondendosi con le notti, perde anche la propria identità. Ha la fortuna di incontrare Tom, un ragazzo, l’unico, col quale riesce a instaurare e coltivare un rapporto “umano” in quel mondo dove niente sembra esserlo. Le azioni che all’inizio Stan, pervaso dalla paura, s’impone di compiere, osservando l’atteggiamento dei veterani, per dimostrarsi ubbidiente e rispettoso delle regole diventano poi meccaniche a causa dell’abitudine con cui vengono eseguite e dalla cognizione del tempo che dopo un periodo non definito perde completamente fino a dimenticarsi del tutto del proprio passato e senza riuscire a nutrire alcuna speranza per il futuro rassegnandosi a dover trascorrere il resto dei propri giorni tra quelle mura.

Tutto procede sempre nella stessa identica maniera fino a che, un giorno, Stan non apprende la notizia della morte dell’amico Tom che, dopo un periodo trascorso nella “cella Zero”, sembra aver perso il senno fino al punto di decidere di togliersi la vita. Stan è sconvolto dalla perdita di Tom e preso dalla disperazione, in un accesso d’ira, inveisce contro le guardie che per ordine del capo Rush, lo riportano nella sua cella senza concedergli la sua ora d’aria e senza permettergli di svolgere le sue solite mansioni. Lo stato di angoscia di Stan accresce con l’astio che c’è tra lui ed il suo compagno di cella Roger che viene poi ritrovato, una mattina come tante, morto in un letto di sangue. Questo condanna Stan all’isolamento nella stessa cella che qualche tempo prima aveva portato via dal corpo di Tom la sua stessa anima.

Stan si trasforma da vittima a carnefice provando, sulla propria pelle, cosa significhi privare le persone della propria vita riuscendo poi, alla fine, a riprovare la sensazione di respirare a pieni polmoni la limpida aria del mondo che c’è fuori dalla gabbia che per anni l’aveva privato della vista meravigliosa e sconfinata di un cielo notturno tappezzato di stelle. Si conclude così questo libro il cui contenuto, curato in ogni minimo dettaglio, è privo della concezione del tempo e delle cause, dove tutto si sussegue come un fluido scorrere degli eventi che tra loro si fondono senza trovare una collocazione precisa. Mai si anticipa quanto subito dopo viene  poi rivelato riuscendo a creare, alla fine di ogni capitolo, uno stato di suspense che spinge inevitabilmente il lettore a continuare irrefrenabile per scoprire cosa ha ancora da rivelare. Capace di suscitare ansia, apprensione e talvolta anche speranza, la storia di Stan non è altro che lo specchio di uno scorcio di vita dei detenuti rinchiusi nelle carceri di massima sicurezza che ci permette di affacciarci a realtà talvolta così lontane dal quotidiano di alcuni che non riescono ad immaginare che, oltre quelle sbarre, possano esserci, nonostante tutto, ancora tracce di umanità.

Un articolo di Il Vaporetto pubblicato il 1 Ottobre 2016 e modificato l'ultima volta il 1 Ottobre 2016
#libro  

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