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RAPPORTO 2019

Inquinamento nelle città, per Legambiente “irrespirabili” Milano e Torino. Napoli 45esima

Classifica città più inquinate d'Italia Legambiente
Ambiente | 23 Gennaio 2020

Troppo spesso si parla di polveri sottili ed inquinamento in città solo in occasione di qualche blocco della circolazione, solo quando la qualità dell’aria che respiriamo è così bassa da obbligare i sindaci ad intervenire bloccando le auto più inquinanti (il provvedimento più semplice ed immediato). Eppure l’inquinamento atmosferico ha un impatto decisamente negativo sulla salute e dovrebbe essere sempre argomento di discussione.

Ogni anno Legambiente cerca di portare mediaticamente il tema all’attenzione dell’opinione pubblica attraverso il rapporto “Mal’Aria”, che raccoglie i dati relativi alle emissioni di polveri sottili/particolato (PM10), biossido di azoto (NO2) e ozono troposferico (O3). La normativa individua dei valori massimi che non possono essere sforati oltre un certo numero di giorni all’anno.

Legambiente stila da anni una classifica delle città più inquinate d’Italia proprio in base al numero di giorni di sforamento, concentrandosi soprattutto su PM10 ed ozono. In particolare, la normativa italiana prevede che, per quanto riguarda i PM10, il valore giornaliero di 50 µg/m³ non possa essere superato più di 35 volte nell’arco dell’anno civile, mentre per quanto riguarda l’ozono, il valore limite (concentrazione superiore a 120 microgrammi/metro cubo, calcolata sulla media mobile delle 8 ore) non possa essere superato più di 25 giorni all’anno.

La qualità dell’aria nel 2019

Sono 26 le città capoluogo ad aver sforato oltre 35 volte per quanto riguarda i PM10, 52 le città ad aver sforato il limite per quanto riguarda l’ozono. Buona parte delle città più inquinate d’Italia sono inevitabilmente al Nord.

La situazione a Napoli e in Campania

Nel 2019 le centraline dell’ARPA Campania hanno rilevato sforamenti per quanto riguarda le polveri sottili 36 volte (una in più del consentito), con Napoli che “si piazza” in ventiseiesima posizione fra le città più inquinate, mentre la città di Partenope non è nella lista delle città inquinate a causa dell’ozono.

Per quanto riguarda l’ozono, sia Caserta che Avellino sono fra le città che hanno presentato un numero elevato di sforamenti (52 giorni per Caserta, 46 per Avellino).

Torino, Milano e Rovigo le più inquinate

In ogni caso si tratta di valori ben lontani da quelli registrati in altre città. Per quanto riguarda i PM10, la maglia nera per il 2019 va a Torino, con 86 giorni di sforamento, seguita da Milano con 72 e Rovigo con 69; mentre per quanto riguarda l’ozono Lodi e Piacenza hanno avuto 80 giorni di sforamento del limite consentito.

Nella classifica totale di Legambiente delle città più inquinate, pertanto, Napoli occupa il 45mo posto, Caserta il 32mo e Avellino il 36mo. Benevento e Salerno non sono nemmeno in classifica.

Soffermandosi su quanto registrato a Napoli in termini di giorni di sforamento dei limiti imposti per il particolato (Pm10), va sottolineato che il trend per Napoli è (e più in generale per l’Italia) è di una diminuzione dei giorni di sforamento, anche grazie alle normative sempre più stringenti in termini di riduzione delle emissioni inquinanti del parco veicolare in circolazione. Si è passato infatti dai 120 sforamenti del 2013 ai valori molto più bassi degli ultimi tre anni (43 sforamenti nel 2017, 37 nel 2018, 36 nel 2019).

Non bisogna però abbassare la guardia: a Napoli nei primi 21 giorni del 2020 sono stati già registrati 16 sforamenti (a fronte dei 6 dal 1 al 21 gennaio 2019, fonte dei dati l’ARPA Campania).

Le fonti principali di inquinamento

Le cause di emissioni di PM10 e degli altri inquinanti presi in considerazione sono industria, trasporti (non solo trasporto su gomma ma anche attività portuali ed aeroportuali), riscaldamento domestico e agricoltura/zootecnia.

Per quanto riguarda una città come Napoli si può ritenere che siano tre le fonti principali: trasporto su gomma, altri trasporti (attività portuali ed aeroportuali) e riscaldamento domestico. Su quest’ultimo punto, spesso molto poco considerato dall’opinione pubblica come fonte d’inquinamento, va sottolineato che l’utilizzo di stufe a pellet e camini porta ad un incremento delle emissioni inquinanti rispetto al riscaldamento basato su caldaie alimentate a gas naturale. Uno studio scientifico di alcuni anni fa, difatti, evidenziò come il 10% del particolato di Londra fosse correlato alle emissioni dei famosi camini delle abitazioni della città.

ll report Mal’Aria 2020 è consultabile sul sito di Legambiente

Fabrizio Reale

Un articolo di Fabrizio Reale pubblicato il 23 Gennaio 2020 e modificato l'ultima volta il 23 Gennaio 2020

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