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RAZZISMO E POLITICA

Da Salvini a Bersani a Martina: il terrone è come il nero. Anzi, meglio del nero: va su tutto

Italia, Politica, Razzismo | 25 Ottobre 2018

La proposta di istituire una commissione contro l’odio, il razzismo e la xenofobia, lanciata dalla senatrice Liliana Segre, non può che vederci favorevoli, essendoci sempre schierati apertamente contro ogni forma di discriminazione.

Certo, sarebbe bello che, in memoria di quella terribile pagina di storia a cui è sopravvissuta la senatrice Segre, si cominciasse a raccontare anche della mattanza dei tanti “meridionali”, sacrificati sull’altare di una guerra di conquista che ancora oggi viene negato da storici compiacenti e politici “distratti”.

Che non si sappia che i “terroni” subirono una sorte simile a quella di milioni di ebrei. E che ancora oggi la diaspora è aperta e ci sono, nel mondo, molti più italiani del Sud di quanti non ce ne siano in Italia.

E, una volta riconosciute le ragioni storiche, come sarebbe bello se si ammettesse che l’Italia è sì un paese razzista, ma lo è da sempre anzitutto nei confronti dei cittadini del Sud Italia. Una parte di paese, infatti, viene trattata da colonia interna da troppo tempo.

Ma ciò che realmente appare assurdo è che il razzismo verso i meridionali sia lecito, consueto, accettato da tutti. Un fatto normale. Come è normale per Bersani parlare di evasione fiscale e citare Ischia. O per Martina asserire convintamente che il reddito di cittadinanza favorirebbe i parassiti, che al Sud si sprecano. Come farebbe un leghista, insomma.

Anche se a dirlo è chi si straccia le vesti (giustamente, sia chiaro) contro chi ha fatto del razzismo un progetto politico. O come chi, nel caso di Gad Lerner, appartiene ad un popolo che è stato perseguitato.

L’anomalia del razzismo verso il Sud Italia è proprio questa: non importa che tu sia ebreo, cristiano, musulmano o ateo. Non importa se in casa hai il busto di Mussolini o quello di Stalin. Che tu ti chiami Bersani o Salvini, che tu ti definisca compagno o camerata, che tu legga l’Unità o il Giornale, il terrone mette tutti d’accordo. È come l’albero di Natale, la Nutella, una bella giornata di primavera. È rassicurante come poche altre cose. Il terrone è come il nero. Anzi, meglio del nero: va su tutto.

Drusiana Vetrano

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 25 Ottobre 2018 e modificato l'ultima volta il 25 Ottobre 2018

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