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RAZZISMO INTERNO

Il Coronavirus e le narrazioni tossiche sui meridionali

Attualità | 25 Marzo 2020

Nei giorni drammatici che tutta l’Italia sta vivendo, i media mainstream non perdono occasione per gettare fango e discredito sui cittadini e sulle istituzioni politiche e sanitarie del meridione.

La tendenza lombrosiana alla stigmatizzazione etnicosociale dei meridionali è una tentazione troppo forte per troppi, alla quale purtroppo chi è nato al sud ha fatto l’abitudine, e infatti non ci ha stupito neanche che poco prima del doveroso e dolosamente tardivo stop al campionato di calcio, in una trasferta del Napoli a Brescia assieme alle invocazioni al Vesuvio a eruttare, inviti alla cura dell’igiene, il ricordarci che nel 1973 una partita di cozze infette proveniente dalla Tunisia ha diffuso il colera in città e che nel 1980 il terremoto ha provocato tremila morti, un coro dei tifosi bresciani intonava: “Napoletano Coronavirus”.

Le cose, come è chiaro a tutti, sono andate in maniera diversa rispetto a quanto auspicato in maniera grottesca e violenta da alcuni imbecilli; il covid-19, almeno per ora, si è diffuso in misura nettamente maggiore nel regioni del nord rispetto a quelle meridionali, lasciando di fatto spiazzata tanta gente che dava per scontato un esito opposto.

Strampalate teorie, tra le quali fulgida si staglia quella della giornalista Barbara Palombelli che in una brillante intuizione, che tutti gli epidemiologi sicuramente faranno propria, ipotizzava che il contagio al sud fosse più lento perchè i meridionali lavorano meno dei settentrionali.

Fa più notizia il picnic di dodici sconsiderati ad Acerra che il dato emerso contemporaneamente ricavato dal tracciamento dei cellulari del lombardi dal quale emrgeva che in pieno boom dei contagi il 40% di loro non riapettava le indicazioni di limitare gli spostamenti come mostrato dalle immagini della metropolitana di Milano affollata come se niente fosse.

Sarà che nelle città del sud non sono girati spot indegni e pericolosi come
“Milano non si ferma” o “Bergamo is running”.

Sarà che il governatore della Campania, di fatto, sta anticipando di parecchio scelte in seguito adottate a livello nazionale avendo una visione chiara del pericolo pandemico in atto, e capacità di programmare interventi concreti (supportato dalla consulenza dei nosocomi locali sui quali è stata gettata merda a palate da illustri professoroni – fin troppo presenti sui media – che fino a qualche settimana fa minimizzavano sulla portata della diffusione del virus); sarà che siamo abituati a guai e sciagure di vario genere e istintivamente cerchiamo di evitarli, sarà che almeno per ora al sud non si è ancora verificata una tragedia annunciata, di fatto nei continui racconti che gettano discredito sui meriodionali si stanno toccando punte di raro squallore e approssimazione in un sistema mediatico che già di suo non brilla per qualità di contenuti e offerta.

In questo panorama di mediocrità e faziosità assoluta sui canali Mediaset sta circolando uno spot che invita gli italiani ad affidarsi ai “professionisti dell’informazione” per tenersi aggiornati in modo corretto.

Verrebbe da suggerire a questi professionisti, di distogliere una volta per tutte l’attenzione morbosa su vizi e tare ereditarie dei meridionali per trovare qualcosa di interessante da raccontare.

La stampa d’oltre oceano ad esempio, nello specifico la CNN, ha pubblicato un interessante articolo
https://edition.cnn.com/2020/03/24/europe/austria-ski-resort-ischgl-coronavirus-intl/index.html
che narra come sia stato un bar del Tirolo — sito in una località sciistica di lusso, dove si registra ogni anno la presenza di vip di portata internazionale, – uno dei grandi epicentri di contagio e diffusione del virus a livello europeo; quello che colpisce di più in tutta la faccenda è che pur essendo state allertate dalle autorità sanitarie islandesi in seguito al contagio di alcuni turisti di ritorno da Ischgl, il 4 marzo, le autorità austriache hanno chiuso le stazioni sciistiche della zona solo il giorno 13.

Piuttosto che chiudere i rubinetti a un flusso turistico da 500.000 presenze per stagione invernale (tra gli ospiti famosi ci sono stati Bill Clinton, Shwarzenegger, Naomi Campbell) si è preferito andare avanti facendo finta di niente (anzi negando e dirottando la colpa su un italiano presente sul volo dei turisti islandesi) per ramazzare quanti più quattrini possibili infischiandosene dei contagi.

A prescindere dai dinieghi delle autorità sanitarie tirolesi, dal giorno 5 marzo, l’Islanda ha inserito Ischgl e dintorni nella lista di mete a rischio al pari di Cina, Italia e Corea del sud.

Quando infine il barman dei un locale frequentato da centinaia di persone di varie nazionalità, tra cui i turisti islandesi risultati contagiati, è risultato positivo al covid-19, gli austriaci si sono dovuti rassegnare alla fatale perdita di danaro conseguente alla chiusura delle attività.

Le proporzioni del danno in termini di contagi che risultano tantissimi in tutta Europa, oltre ai fraudolenti e tardivi interventi degli austriaci, li rende in qualche modo dei veri e propri untori.

Ora la domanda che sorge spontanea rivolgere ai “professionisti dell’informazione” è: perchè non rivolgete la vostra attenzionione a chi in nome di una cieca bramosia di denaro è responsabile della diffusione di un virus che intasa ospedali, cimiteri e annichilisce i cuori di chi non può neppure assistere i propri cari negli ultimi dolorosi momenti di vita, nè tanto meno dargli degna sepoltura e la smettete una volta per tutte di rompere il cazzo ai meridionali?

E sappiate una cosa: da noi, sarà che vivendo sotto un vulcano sappiamo nel dna cosa sono le sciagure.

E per questo i cittadini del nord hanno ed avranno ora e sempre cordoglio e solidarietà per la tragedia che stanno vivendo, che sentiamo nostra non certo in quanto italiani ma come esseri umani.

Federico Hermann

Un articolo di Federico Hermann pubblicato il 25 Marzo 2020 e modificato l'ultima volta il 25 Marzo 2020

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