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RAZZISMO NEGLI STADI

La linea morbida di Salvini avvelena il calcio, il pugno duro del Napoli può risvegliarlo

Razzismo, Sport | 10 Gennaio 2019

I noti fatti di Inter-Napoli hanno contribuito ad alimentare un’accorata discussione sul tema del razzismo negli stadi italiani, sfociata nel vertice in Viminale di lunedì scorso convocato dal Ministro degli Interni, Matteo Salvini, che ha visto la partecipazione dei rappresentanti del Governo e dei vertici di CONI, Federcalcio e Lega Serie A.

Ne è emerso uno scenario confusionario ed inconcludente, innescato dalla linea morbida e del dialogo con gli ultras sdoganata dal leader del Carroccio e proseguito con una serie di dichiarazioni che, nel giro di poche ore, hanno del tutto rovesciato i contenuti e le conclusioni di quello che, in teoria, doveva essere un tavolo di incontro con cui definire soluzioni e piani d’azione condivise.

Nel giro di due giorni, tutte le principali voci istituzionali – A partire dal sottosegretario con delega allo Sport, Giancarlo Giorgetti, fino al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte – hanno sconfessato la linea della tolleranza mille con cui Salvini, all’apice del suo ‘One Man Show’, era giunto a derubricare a “rivalità di quartiere” gli episodi di razzismo e discriminazione oggetto del vertice.

Dal canto proprio, come se la questione la riguardasse di sguincio, la F.I.G.C. si è espressa solo ieri. E lo ha fatto per bocca del suo Presidente, Giancarlo Gravina, che ha rigettato la linea Salvini e ha ribadito la totale adesione dell’Italia al protocollo UEFA sulla lotta al razzismo.

Lo stesso Gravina che, all’indomani di Inter-Napoli, aveva espresso parere favorevole sulla mancata sospensione di Inter-Napoli e che, pochi giorni prima il discusso match di San Siro, aveva però elogiato il tecnico azzurro Carlo Ancelotti per aver risvegliato le coscienze.

Nel frattempo la sua, se non dormiente, pare essere alquanto confusa e smarrita.

La posizione del Napoli

Nel caos più totale, generato da un dibattito istituzionale arido e senza sbocchi, l’unica posizione netta e perentoria sull’argomento è stata quella espressa dal Napoli. Con fermezza, nella giornata di martedì il club azzurro ha confermato che prenderà “iniziative anche clamorose in campo se si ripetessero cori razzisti durante le partite“.

Un atteggiamento severo e deciso, di cui fu già portavoce Carlo Ancelotti nel post-gara di Milano dello scorso 26 dicembre. E che porterebbe ad uno stop, da parte dei calciatori azzurri, per richiamare il rispetto e l’applicazione del protocollo UEFA contro il razzismo.

Perché se esiste una linea da seguire, è proprio quella tracciata dall’organo di governo del calcio europeo, a cui sta facendo da contraltare la melina politica con cui la governance del pallone nostrano sta maldestramente trattando l’argomento, mostrandosi invero complice dei violenti.

La volontà di voler combattere e contrastare tanto il razzismo, quanto qualsiasi forma di intolleranza che pervade il calcio italiano, è percepita ai minimi storici. “Gli stadi coloriti e colorati” invocati da Salvini non ci appartengono. Se all’esigenza di sposare la linea dell’intransigenza, l’Italia dovesse continuare a rispondere assente, ben vengano gesti necessari seppur eclatanti come quelli prospettati dal Napoli.

Antonio Guarino

Un articolo di Antonio Guarino pubblicato il 10 Gennaio 2019 e modificato l'ultima volta il 10 Gennaio 2019

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