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DOPO INTER-NAPOLI

Razzismo negli stadi: il calcio italiano non ne è vittima, ma complice ingiustificabile

Razzismo, Sport | 27 Dicembre 2018

Due partite da giocarsi a porte chiuse, più un terzo incontro da disputarsi col settore “Curva Nord” privo di spettatori. E’ questo il verdetto emesso dal Giudice Sportivo nei confronti dell’Inter dopo l’animalesco spettacolo di razzismo e discriminazione di matrice territoriale messo in scena dal pubblico nerazzurro, ieri sera, nel corso della partita contro il Napoli.

Decisione giusta o troppo leggera?

Di certo, se c’era qualcosa di davvero incisivo da poter fare, andava fatto ieri sera per porre fine al vomitevole atteggiamento di San Siro nei confronti di Kalidou Koulibaly, a cui lo stesso Giudice Sportivo ha comminato – ironia della sorte – due giornate di squalifica per il rosso ricevuto dall’arbitro Mazzoleni.

Già, Mazzoleni.

Sia il Presidente della FIGC, Gabriele Gravina, sia il capo degli arbitri Marcello Nicchi, hanno promosso a pieni voti l’operato del 44enne fischietto bergamasco, a tal punto da guadagnarsi prontamente la conferma per il prossimo fine settimana e la contestuale designazione quale “addetto VAR” per l’incontro Parma-Roma.

Perché Inter-Napoli, per il capo della governance del calcio italiano e per quello del suo mondo arbitrale, non andava in alcun modo sospesa.

Come se uno stadio intero che, per oltre ottanta minuti, ricopre di insulti e di ululati un calciatore della squadra avversaria per il colore della sua pelle, riuscendo inoltre tra un conato e l’altro ad inneggiare più volte all’eruzione del Vesuvio, non siano argomenti sufficienti per adoperare una scelta che, altrove, sarebbe stata etichettata come inevitabile, necessaria e sacrosanta.

In direzione opposta, invece, le dichiarazioni di Giuseppe Pecoraro, capo della Procura Federale della F.I.G.C., che ha sottolineato la necessità, ieri sera, di interrompere l’incontro. In Italia, però, non prendere quel tipo di decisione non equivale neanche a sbagliare.

Anzi.

La vittoria del branco

Ciò che conta, purtroppo, è che a vincere è stata nuovamente la massa. Ha vinto lo squadrismo del branco, hanno vinto nuovamente i cinquantamila che prendono di mira il singolo. Hanno vinto quei vigliacchi che sanno di poter contare su di un’impunità che è oramai tratto caratterizzante e distintivo delle italiche folle da stadio e delle loro azioni. Da Milano a Torino, passando per Bologna, Bergamo ed Udine, senza distinzione alcuna.

Nel mentre, abbiamo perso tutti.

Non solo il Napoli, per cui il clima “ostile” di San Siro non deve fungere da alibi né per l’espulsione di Koulibaly, né per la sconfitta maturata sul piano sportivo. Abbiamo perso tutti perché il razzismo è una disfatta che appartiene e riguarda tanto gli umiliati, quanto chi è chiamato a garantire la loro tutela e, soprattutto, la repressione dei colpevoli.

Abbiamo perso ancora una volta perché il governo del calcio italiano continua a fare orecchie da mercante, fingendo di sposare la linea della tolleranza zero sul razzismo solo se è l’allenatore più vincente e rappresentativo del suo movimento, Carlo Ancelotti, a parlarne e a far alzare inevitabilmente l’asticella dell’attenzione mediatica sul tema.

Il calcio italiano, come sempre, volta la faccia

Perché se è vero che le parole le porta via il vento, è altrettanto vero che i fatti stanno a zero. Perché è nei fatti che il calcio italiano ha dimostrato di non essere né vittima, né ostaggio delle sue problematiche, bensì complice ingiustificato e ingiustificabile.

A chi lo amministra, in fondo, non interessa minimamente combattere né il razzismo, né alcuna forma di intolleranza manifestata nei propri stadi. Cura la forma, alimenta proseliti ma finisce col mortificare la sostanza e, quando c’è da incidere e di agire in profondità, preferisce girare la faccia.

Avvenne già tre mesi fa quando la curva della Juventus, chiusa e squalificata per i consueti cori razzisti contro Napoli e lo stesso Koulibaly, fu riaperta ai bambini per evitare al club bianconero l’onta dello stadio semivuoto. E’ accaduto nuovamente ieri sera, oltre che nelle sanzioni comminate questo pomeriggio, innocue nella loro espressione repressiva e per nulla incisive nella loro portata preventiva.

Abbiamo perso. E, senza repentini cambi di rotta, non sarà una semplice battaglia a sfuggire di mano, bensì l’intera posta in palio.

Antonio Guarino

Un articolo di Antonio Guarino pubblicato il 27 Dicembre 2018 e modificato l'ultima volta il 28 Dicembre 2018

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