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REFERENDUM COSTITUZIONALE

Accorsi, Bolle, Fracci, Sorrentino: perché il loro sì deve lasciarci indifferenti

Speciale Referendum | 21 Novembre 2016

referendum

Fa molto scalpore in questi giorni la dichiarazione di moltissimi esponenti dello spettacolo, della musica, della danza i quali hanno senza problemi affermato di votare per il Si, firmando un appello e spiegando di volere in ogni caso il cambiamento perché è la cosa più logica da desiderare.
Orbene non riusciamo a comprendere per quale motivo ci meravigliamo di leggere in quella lista i nomi di artisti quali Stefano Accorsi , Ferzan özpetek, Carla Fracci,  Roberto Bolle, Paolo Sorrentino e ci chiediamo perchè mai  un attore, un regista che guadagna tantissimi soldi con i suoi film magari anche finanziati dal fondo Italiano per lo Spettacolo dovrebbe sentire in pericolo il suo lavoro.

Questo governo fa sentire le persone che posseggono già molti soldi protetti, coccolati perché quindi un artista di primo piano dovrebbe sentirsi  minacciato dal “cambiamento”,  dal Si?

Anzi lui sa che votando Si avrà dato al suo padrone una dimostrazione di fedeltà e da sempre artisti di questo genere compiacciono in maniera chiara e senza nessun tipo di remora i padroni qualunque essi siano,  per cui davvero vogliamo meravigliarci di questo?

Ci meraviglierebbe se i partigiani dell’ANPI avessero votato per il Si, ci meraviglierebbe se la gente di strada dichiarasse di voler votare sì, o se gli studenti volessero votare Sì ma sinceramente di Accorsi&C. non dovrebbe fregarcene.

Tanto più che risulta quanto meno tardivo l’interessamento dei suddetti alle questioni referendarie.

Da beniamini di un pubblico vastissimo, quali sono, ci si sarebbe aspettato uno schierarsi più pronto, più tempestivo così come accaduto al contrario per il mondo accademico per esempio.

Per cui, forse, dovremmo davvero ridimensionare questo intervento e derubricarlo all’ennesimo coup de théâtre di un governo che tenta disperatamente la vittoria.

Forse dovremmo riflettere sul fatto di essere  stati  tutti, chi più, chi meno vittime di una mistificazione.

Hanno voluto farci credere che questo referendum è una sorta di limes oltre il quale c’è un baratro in ogni caso, sia che vinca il Si,  sia che vinca il No ed ognuno strumentalmente dipinge il fondo di questo baratro in maniera diversa.
I sostenitori del Si ci fanno vedere in caso di Vittoria del no,  il fondo del baratro come un periodo di negazione del cambiamento, come una stasi, un pantano,  come la vittoria dei conservatori.
Contrariamente il fronte del No sostiene,  qualora vincesse il Si, che dovremmo arrenderci a non avere mai più indietro la Costituzione così come la conosciamo e soprattutto a cedere spazi importanti di democrazia.
Certo qualora vincesse il Si sarebbe molto difficile avere in tempi brevi una nuova Riforma costituzionale, sarebbe altrettanto difficile poter tornare indietro e ricostruire articoli quali per esempio  l’articolo 70, dandogli la stessa valenza che hanno ora.

Ma non crediamo che il 4 dicembre possa davvero significare qualcosa oltre la modifica alla costituzione.
Molti lo ritengono un test su questo governo. Niente di più sbagliato.
È questo che il governo vuole farci credere che dopo il 4 dicembre, come per magia il governo Renzi sparirà o perderà potere in qualche modo, facendoci “abbassare la guardia” .
Ci dispiace non crediamo  sia così, dovremo stare ancora molto in piazza, combattere ancora a lungo e soprattutto dovremo votare “bene” alle prossime elezioni.

E credeteci  non saranno i voti di Ferzan Özpetek,  Stefano Accorsi e tutti gli altri a fare la differenza alle prossime elezioni bensì i voti di tutti coloro che andranno a votare con consapevolezza, non quelli di gente abbarbicata su attici da milioni di euro che vivono l’italia come una sorta di grande albergo,  di grande parco giochi che hanno la libertà di abbandonare questo paese, di lasciarlo quando vogliono e hanno la libertà, grazie alla protezione offerta loro dal danaro di vivere questo paese nella maniera che più gli piace,  che più gli è congeniale; per cui fidatevi,  lasciamo che Accorsi faccia la reclame delle auto e occupiamoci della nostra democrazia fortemente in pericolo.

Simona Sieno

Un articolo di Simona Sieno pubblicato il 21 Novembre 2016 e modificato l'ultima volta il 21 Novembre 2016

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