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REFERENDUM COSTITUZIONALE

Come la modifica del titolo V° della costituzione leva autonomia alle Regioni

Speciale Referendum | 11 Novembre 2016

vignetta alex referendum

Tra i tanti quesiti referendari  quello che certamente viene affrontato meno dai media, forse per la sua estrema complessità, è la modifica del titolo V° della Costituzione.

In realtà è una cosa cui tutti noi dovremmo porre la massima attenzione.

Il titolo V della Costituzione infatti, regola i rapporti tra lo stato le regioni e soprattutto stabilisce quali competenze  in materia di ambiente, territorio, grandi opere, sono in capo alle regioni e quali invece esclusivamente, allo stato.

Una modifica già sostanziosa del titolo risale al 2001, in quella occasione molte competenze legislative passarono alle regioni e per molte altre si stabilì la così detta “legislazione concorrente” tra stato e regioni.

La proposta di riforma costituzionale renziana stravolge del tutto il titolo facendo in modo che tantissime competenze che ora sono in capo alle regioni tornino allo stato.

Si tratta di un vero e proprio disastro, dell’ennesimo scippo che questo governo sta operando alle spalle di noi cittadini, sui nostri diritti.

Facciamo un esempio: in materia di turismo e di promozione del territorio, la riforma del 2001 aveva stabilito che  le regioni avessero legislazione esclusiva, la proposta attuale prevede invece, la concorrenza tra lo stato e le regioni e specifica anche in cosa consiste questa concorrenza, ovvero nella sola “promozione” a cui viene data però un accezione di “pubblicità”.

Per farla breve le regioni non decideranno nulla su turismo e politiche territoriali ma avranno la possibilità di fare dei bei progetti di comunicazione (spot televisivi, materiale informativo etc) per attirare i turisti.

Gli scenari che si prefigurano in questo senso sono davvero preoccupanti, il governo insiste dicendo che ciò porterà tutte le regioni d’Italia allo stesso livello poiché varranno per tutti le medesime regole, e a tutti saranno date le stesse possibilità.

Se analizziamo però, per esempio, la disparità sostanziale degli investimenti sui trasporti, che pure è settore strategico ed interconnesso con il turismo, tra le regioni del nord e quelle del sud negli ultimi anni, ci rendiamo conto di quanto possa essere facilmente smentita questa affermazione.

Stessa cosa accadrà per ciò che riguarda le grandi infrastrutture e le grandi reti di trasporto, che con la riforma costituzionale tornano di competenza unica dello Stato.

E non basta:  la riforma infatti, introduce l’innovativo criterio della doppia vigenza di un testo costituzionale.

Esattamente significa, che il titolo V° così come modificato nel 2001 continuerebbe a sopravvivere per le regioni a statuto speciale mentre il nuovo testo modificato varrebbe soltanto per le regioni a statuto ordinario.

Logico immaginarsi il pericolo di un incredibile differenza tra quanto riusciranno, perché possono, a fare le regioni a statuto speciale che mantengono la possibilità di legiferare in determinate materie in maniera esclusiva o concorrente con lo stato e quelle invece a Statuto ordinario che devono necessariamente lasciare allo stato l’esclusiva su quelle stesse materie.

 Un’altra Incredibile sorpresa che si ha scorrendo la proposta di modifica del titolo V della costituzione è quella relativa al 4° comma dell’articolo 117.

Questo comma introduce  la così detta “clausola di supremazia” la quale stabilisce, che per tutte quelle materie in cui le regioni restano in diritto/dovere di legiferare lo stato può comunque, qualora ne ravvisasse la necessità, agire nell’interesse nazionale e quindi non accettare la legge così come “prodotta” dal parlamento regionale ed eventualmente scavalcare quest’ultimo solo con la giustificazione di “motivi di ordine superiore”.

Paradossalmente le leggi sulle quali lo stato ha  ravvisato la necessità di scavalcare la regione non hanno la possibilità di arrivare in senato quindi sarà soltanto la camera a potersi occupare di queste leggi.

Come è possibile ci chiediamo, nell’ottica di un senato composto dai soli rappresentanti delle regioni  non considerarli quando si tratta di leggi così importanti per cui evidentemente avrebbe potuto fare da tramite tra il così detto interesse nazionale e l’interesse regionale?

Il Senato infatti può eventualmente intervenire entro dieci giorni dalla data di trasmissione da parte della camera però con deliberazione della camera stessa a maggioranza assoluta, solo se il Senato ha chiesto modifiche a maggioranza assoluta.

I tempi, dieci giorni sono certamente stretti affinché si possa arrivare per esempio ad avere maggioranza assoluta su alcune richieste di modifica.

Per cui, anche in questo caso si tratta solo di una proliferazione inutile delle tipologie di procedimento legislativo che con questa riforma costituzionale, raggiungono numeri davvero importanti circa sette/nove tipologie di procedimento legislativo diverse.

Alla faccia della semplificazione!

Simona Sieno

Un articolo di Simona Sieno pubblicato il 11 Novembre 2016 e modificato l'ultima volta il 11 Novembre 2016

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