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REFERENDUM IN CATALOGNA

Mentre Madrid mostra i muscoli con Barcellona, qualche riflessione sull’inesistente indipendentismo napoletano

Attualità, Europa, Indipendentismi | 21 Settembre 2017

La Catalogna avanza decisa verso la sua indipendenza ed il governo spagnolo risponde con altrettanta decisione.

E’ chiaro a tutti che gli arresti di 14 tra funzionari e politici, tra cui il segretario dell’Economia della Catalogna Josep Maria Jové, siano un’azione repressiva nei confronti del sempre più forte sentimento indipendentista catalano. Una invocazione, quella dell’indipendenza della Catalogna, che ha radici secolari e non certo improvvisate, come ci capita di vedere – attoniti – quando si pronuncia la parola indipendenza sui nostri territori. Roba imparagonabile a ciò che accade in Spagna.

Madrid, insomma, mostra i muscoli ma Barcellona non indietreggia. E quella in corso, nel cuore dell’Europa, è una vicenda da approfondire seriamente. Perché chi ad esempio paragona le istanze catalane a quelle leghiste-padane, ha capito ben poco di quanto sta accadendo da tempo, e non certo solo in queste ore, in Catalogna.

Gli Stati nazionali stanno crollando miseramente su se stessi e la Spagna, in tal senso, non è molto diversa dall’Italia. Il tempo delle Nazioni ottocentesche e della retorica dell’unità è finito. Da tempo si è capito che unione vuol dire gestione di grossi territori da parte di pochi. In questo la Catalogna, che cerca di liberarsi, è un’avanguardia.

Così, è fatale, da separatisti convinti non possiamo non pensare al nostro di separatismo. Che, in verità, non ha neanche un nome. Né ha un popolo, non uno cosciente almeno. Esistono i separatisti napolitani ma non esiste il separatismo e quando ci confrontiamo con “giganti” come i catalani, ce ne rendiamo ancora più conto: anche pensando a quanto lavorino su quei piccoli grandi fattori che lo rendono popolo appunto, a iniziare dalla lingua. Noi, a confronto, siamo all’anno zero, almeno qui a Napoli dove già i temi autonomisti sono fuffa, sono parole al vento, che non prendono corpo se non nella retorica di alcuni.

Del resto basta leggerli questi presunti rivoluzionari che, credendo di interpretare il pensiero “napoletano”, parlano di governo spagnolo fascista, di morte della Democrazia, di varie ed eventuali che poco c’entrano col vero nocciolo del problema, che è sempre uno, uno soltanto, e si chiama COLONIALISMO INTERNO.

Quando sentiremo un rappresentante del popolo napolitano affrontare seriamente il tema del colonialismo? Quando lo vedremo agire di conseguenza? Quando la finiranno col paraculismo, tutti quanti, e capiranno che la sola salvezza per un territorio colonizzato è l’indipendenza e non la annacquata autonomia che, per giunta, manco vediamo materializzarsi in concreto nelle azioni di quelle istituzioni che la richiamano continuamente, abbracciando a turno le varie Colau e Varufakis, che sul tema, per giunta, balbettano come loro?

Ci arriveremo mai? Forse fra cent’anni, chissà. Per ora, non possiamo far altro che stare dalla parte dei catalani e dei popoli che vogliono autodetermarsi. Sperando che qualcosa di vero si muova anche qui – ma con questa classe dirigente iniziamo a dubitarne seriamente – e che arrivi il giorno anche per noi…

Drusiana Vetrano

Un articolo di Drusiana Vetrano pubblicato il 21 Settembre 2017 e modificato l'ultima volta il 21 Settembre 2017

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