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REFERENDUM VENETO

Come l'ha visto un campano insorgente (e emigrato)

Senza categoria | 19 Marzo 2014

referendum veneto
Uno pomeriggio come gli altri torno a casa per pranzo dando prima una controllatina alla cassetta delle lettere: sorpresa. Quella che dall’esterno sembrava pubblicità era invece un fulmine a ciel sereno!

Avevo notato in giro, qualche giorno prima, qualche proclama di indipendenza della Lega Nord: ma oramai, dopo quindici anni che vivo in Veneto, ho imparato a non farci più caso. La minestra è sempre la stessa: il Carroccio, tutto fumo e niente arrosto!

Dentro la busta, dunque, c’era un modulo – come da immagine – con l’invito apartecipare a quattro referendum ben distinti: indipendenza del Veneto; fuoriuscita del Veneto dalla UE, fuoriuscita del Veneto dall’euro e fuoriuscita del Veneto dalla Nato.

Il punto di vista di un insorgente che vive in Veneto, ovviamente non può che essere favorevole all’indipendenza del Veneto: chi lotta per l’indipendenza del Sud e vive lontano dalla propria terra ha l’opportunità di contribuire ad aprire lo stesso dialogo anche al Sud, scuotendo ancor di più la politica italiana, che con Renzi è diventata ancor più centralista (Renzi ha detto che per lui le regioni dovrebbero essere abolite).

E comunque a parte l’indipendenza, come non essere favorevoli anche agli altri tre referendum? Penso che euro, eu e NATO, siano il risultato finale di un colonialismo “subliminale” che ha preso il sopravvento in Europa a partire dal 1860. E penso che l’unione europea con i suoi strumenti di controllo finanziario e militare, stia mettendo in serio pericolo i diritti dei cittadini attraverso strumenti come il “meccanismo europeo di stabilità” e “eurogendfor” forza militare sovranazionale, al di sopra delle leggi statali che ha sede proprio qui in Veneto (a Vicenza).

Fuori dalla NATO perché la strada della libertà dei popoli europei passa anche dalla scelta epocale di rinunciare ad imbracciare le armi cercando di divenire stati autosufficienti, che collaborano, senza dover andare più a derubare gli altri, gettando letteralmente nel cesso la regolamentazione europea (vedi arance di Sicilia lasciate a marcire mentre quelle spagnole riempiono i supermercati).
Il referendum veneto, dunque, a noi piace come idea. Politicamente chi ha costruito questo evento è geniale. Ha aperto un dibattito che crea molto imbarazzo alla politica italiota (tanto è vero che i media nazionali non ne parlano quasi per niente, mentre la notizia fa il giro del mondo ma Renzi e company si son sentiti in dovere di rilasciare commenti in merito). Ed è un dibattito scomodo: ma che suona da monito per noi. Dovremmo parlarne anche a Sud.

Inutile dire che, nonostante la furbissima iniziativa, questo referendum non ha nessuna validità legale sul territorio italiano, anche se siamo certi che – in caso di vittoria schiacciante – sicuramente aprirà nuovi scenari sullo scacchiere geopolitico europeo.

Inutile dire, inoltre, che quello che dice il presidente della regione Veneto, Luca Zaia, ossia l’idea di concedere un referendum per l’indipendenza ai veneti,  è una bufala: la costituzione italiana non permette secessioni, ma solo annessioni (tra l’altro in maniera molto complicata), quindi bisognerebbe prima cambiare l’articolo 117 della Carta.

Plauso in ogni caso a tutti coloro che hanno lavorato duramente e che hanno fatto loro un voto web, complimenti, ad “Indipendenza Veneta” e a Gianluca Busato (presidente). E complimenti a Raffaele Serafini, che qualche anno fa in un volantinaggio a Schio (VI) mi aprì gli occhi sulla loro attività, dandomi prova che il loro movimento oltre al revisionismo storico interno, ha ricercato anche quello del nostro territorio, screditando giustamente i falsi eroi di guerra che hanno contribuito alla distruzione del sud, esattamente come facciamo noi.

Per quanto riguarda i risultati c’è il sospetto di qualche voto “troll” di troppo: ma cio’ non toglie che comunque, già al momento, siamo di fronte ad un successo storico.

E infine: il dialogo con amici di una vita nati e residenti qui è stato molto interessante. Alcuni simpaticamente mi hanno chiamato “diversamente Veneto”, altri mi hanno detto “Veneto x’è chi Veneto fa”, e altri mi hanno detto la cosa più bella “nel bene e nel male, sarei sempre quello di sempre”.

Diciamo che qui in Veneto, i meridionali a favore dell’indipendenza forse non sono tantissimi, ma con mia sorpresa ne ho trovati, e tra loro ho trovato anche qualche insospettabile, insieme ad altri che invece  mi hanno chiamato traditore della patria (e la cui paura è solo che a giugno possano non veder giocare la nazionale italiana!). Ho trovato i convinti italiani europeisti e ho trovato anche chi ha detto che è talmente evidente che siamo due popoli diversi che non c’è manco il bisogno di votare: noi gente del sud siamo e saremo sempre stranieri qua.

Gli attacchi diretti sono arrivati via web, da persone che non sono ne meridionali ne venete: non avevo dubbi che sarebbe successo questo. Mi è stato addirittura detto: “sei come gli ebrei che aiutavano i nazisti” da un imbecille di dottrina italiota!

La volontà popolare è “destabilizzante e incostituzionale”. Vedi Crimea, vedremo Veneto. Ma invece l’insediamento di un presidente non votato dai cittadini è “democrazia”.

Sì, questa è l’Italia: questo è il paese dal quale vuole staccarsi il Veneto, questo è il paese di occupatori nel quale noi duosiciliani, ma non solo,  non ci riconosceremo mai.

Alessandro Nicoli

 

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 19 Marzo 2014 e modificato l'ultima volta il 19 Marzo 2014

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