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REGI LAGNI

Acque inquinate in Campania: soldi pubblici finiti in mille rivoli

Ambiente | 24 Giugno 2019

Due anni fa feci una specie di “viaggio” nella nostra regione cercando di capire perché l’acqua dolce di cui la Campania è ricca, arriva al nostro mare irrimediabilmente inquinata.
E questa conoscenza è a mio avviso molto importante in un momento di siccità sempre più diffusa e con i cambiamenti climatici in atto che rendono strutturale questa difficoltà.
La quantità di soldi pubblici che si perdono in mille rivoli intorno all’acqua è un ginepraio fatto apposta per nascondere un disastro.

Il fiume Sarno, tra i più inquinati d’Europa

Il problema più conosciuto è sicuramente costituito dal fiume Sarno, uno dei più inquinati d’Europa. In merito al disastro della gestione della Solofrana, principale affluente del Sarno e quindi dell’inquinamento del golfo di Napoli, Vi lascio questo approfondimento:

https://www.facebook.com/notes/roberto-braibanti/in-viaggio-nellambiente-della-campania-solofra-e-montoro-lo-scandalo-dellacqua-p/2477607835713263/

Ma adesso mi concentrerò sui regi lagni che contribuiscono in maniera importante alla balneabilità del mare da Licola fino a Formia.

La “riviera adriatica” della Campania con 597 scarichi

La cosiddetta “riviera adriatica” della Campania che potrebbe diventare un volano turistico e di sviluppo se si riuscisse a recuperarne il mare e a risanare un tessuto urbanistico lacerato da un lustro di abusivismo edilizio e di mancanza di una visione complessiva di quell’area.

Che ricordo ha un valore ambientale, storico, paesaggistico, enogastronomico assolutamente incredibile e ad oggi solo minimamente sfruttato. Per risanare quest’area dobbiamo necessariamente seguire l’acqua che scorre nei Regi Lagni.

Cioè nella rete di canali idrici costruita dai Borbone per convogliare acque piovane e sorgive nel litorale casertano, sfociando a Castelvolturno e che invece è diventata ormai una sorta di fogna a cielo aperto.

Nel 2010 l’Arpac, dopo un censimento di cinque mesi condotto nell’area degli ex canali borbonici, registrò complessivamente 597 scarichi indicandoli in giallo.

Tra essi ci sono quelli abusivi dei Comuni e quelli, altrettanto illegali, delle attività produttive, delle officine, delle abitazioni e degli alberghi.

I Regi Lagni sono ridotti così dal malfunzionamento dei tre depuratori che insistono su Napoli nord, Castelvolturno e Nola Acerra, e dalla prassi criminale dei conducenti di decine di camion che nella notte vengono a gettarci ingombranti, risulta di lavori edili, sacchi neri pieni di sostanze inquinanti, copertoni usati e plastiche industriali.

Recentemente nel 2018 fu rilevato addirittura del sangue che scorreva per chilometri lungo un canale e che sfocia in cascata nei Regi Lagni, fino ad arrivare nelle acque del litorale Domizio.
Trattasi di sangue animale, probabilmente proveniente da mattatoi o aziende del settore macellazione che sversano direttamente nella rete fognaria.

Rete collegata agli alvei Annarosa e Incoronata che, dopo aver attraversato le campagne nei pressi della superstrada Nola-Villa Literno, scaricano le loro acque nei Regi Lagni.

Sangue che rende impossibile tecnicamente la depurazione delle acque che è l’enorme problema insoluto.

Quelle società inadempienti oggi commissariate

Infatti le società che gestirono i depuratori – a cominciare da Hydrogest fino al 2013 – sono state da tempo sollecitate ad ammodernare gli impianti.

Ma con molta inefficienza e senza risorse sufficienti, anche perché avanzavano crediti enormi dalla Regione Campania. Le indagini di due anni fecero emergere una circostanza inquietante: le acque che uscivano dai depuratori erano di qualità peggiore di quelle che entravano per essere trattate.

Di qui il sequestro degli impianti, alcuni tutt’ora gestiti da un commissario giudiziario.
Anche in un passato più lontano i Regi Lagni furono oggetto di attenzioni della magistratura. I lavori di riparazione dei corpi idrici, hanno prodotto inchieste e arresti fino dai primi anni ’90.
Fu uno dei filoni più importanti e delicati della Tangentopoli napoletana.

Lì dentro c’è di tutto: liquami provenienti dagli allevamenti casertani e persino le carogne dei bufali maschi (o altri bovini ) che vengono lì affogati dagli allevatori, dato che sono per loro solo costi (i maschi notoriamente non fanno latte, per cui li “buttano via”…): e questo dà un chiaro segnale della barbarie priva di controlli in cui siamo immersi…

Mezzo milione di euro per ripulire il canale alla foce dei Regi Lagni a Castel Volturno e far ripartire l’impianto di depurazione delle acque che finiscono in mare è quanto ha promesso un anno fa De Luca.

Sembrerebbe che l’appalto per la depurazione sia stato vinto da Suez. 

Al momento siamo fermi lì. Non si riesce a capire se si sta facendo qualcosa o siamo in attesa, come probabile, di un ulteriore effetto annuncio, totalmente vuoto di contenuti. Al momento l’Arpac certifica in questi giorni, con analisi riguardanti la schiuma rilevata a sud della Foce del Volturno,che non hanno riscontrato anomalie, una possibile balneabilità.

Uno scenario del tutto diverso per le schiume presenti in prossimità della Foce dei Regi Lagni.
In questa zona sono stati riscontrati valori che superano il limite dei parametri batteriologici indicatori di inquinamento fecale, che in quest’area, in corrispondenza della Darsena Coppola, è perennemente vietata alla balneazione.

La situazione alla Foce dei Regi Lagni

Inoltre, sempre in prossimità della Foce dei Regi Lagni, l’ARPAC ha riscontrato “una concentrazione molto elevata, dell’ordine di decine di milioni di cellule/litro, di microalghe appartenenti alla classe delle Euglenoficee.

Queste microalghe, non tossiche, sono tipiche di acque dolci molto ricche di sostanza organica dove, in opportune condizioni, possono dar luogo a fioriture di colore verde o rosso.

Ci sarebbe anche da parlare del canale realizzato dai Borbone nel corso dell’800, che dalla collina dei Camaldoli attraversa i vari comuni appartenenti al bacino nord-occidentale della Campania estendendosi su una superficie di circa 70 chilometri. Viene chiamato appunto Alveo Camaldoli e oltre al Consorzio di Bonifica del Bacino Inferiore del Volturno hanno la competenza nella sua gestione anche la Provincia di Napoli, i Comuni interessati ed il Genio Civile.

Lì dentro confluiscono le acque piovane di Mugnano, Calvizzano, Qualiano, Quarto, Licola, Villaricca che poi vengono convogliate nel mare antistante proprio la spiaggia di Licola. Acqua, ma anche liquami, rifiuti, scarichi industriali.

Le inquietanti conclusioni dell’Autorità Bacino Nord della Campania

E su questo un particolare inquietante emerge proprio da una relazione realizzata dall’Autorità Bacino nord occidentale della Campania: “L’alveo è ormai ad uso promiscuo, in gravi condizioni di inquinamento a causa dell’immissione di acque reflue civili ed industriali e dello sversamento incontrollato di rifiuti solidi di varia natura e di materiali di risulta, che talvolta determinano localmente pericolose situazioni di restringimento”.

Poi c’è quanto accade nel golfo di Napoli che non ha solo nel Sarno un killer molto pericoloso ma anche negli scarichi che avvengono tramite fogne a cielo aperto (o cementate… ma cambia poco) in cui si sono trasformati i regi lagni vesuviani.

Uno di questi e’ l’Alveo Sannicandro e l’altro è l’alveo Pollena, noto anche come Volla. Sono due tra i peggiori killer del nostro mare.

Conosciuti ed impuniti, perché 24 ore su 24, in ogni stagione dell’anno, lo avvelenano di liquami, rifiuti, perfino scarti industriali.

Una situazione assurda, al di fuori di ogni logica e contraria a qualunque normativa.

La neccessità di realizzare collettori nuovi

Perché finisca, occorrerebbe realizzare i collettori che facciano confluire le acque luride dei due alvei al depuratore di Napoli est, a sua volta da potenziare. Bisognerebbe inoltre che i Comuni vigilassero su chi immette in quegli alvei sostanze tossiche, di natura industriale. Ovviamente non si fa niente di tutto questo da sempre.

Quindi abbiamo Duemila litri di acqua di fogna al secondo nel golfo di Napoli.
Non è poca, quell’acqua inquinata: 2000 litri al secondo, in gran parte provenienti dai comuni vesuviani ed illegalmente immessi nel canale, che dovrebbe invece raccogliere solo le acque pluviali.

L’impianto di sollevamento, mi risulta inattivo, nonostante sia ultimato ormai da anni e siano stati spesi per realizzarlo circa 9 milioni di euro (è molto complesso avere le informazioni su
questi argomenti…)

Mancherebbe l’allacciamento all’Enel, per il quale servono una linea di alta tensione e pochi altri interventi. Costo: 85.000 euro (fonte Corriere del Mezzogiorno 17/6/13)

Dopo di ché ci sarebbe da capire per quale motivo molti cittadini vesuviani per decenni hanno pagato una “gabella” annuale a un “comitato di bonifica dei regi lagni” (!?) che vista la situazione grida vendetta oltre che indagini serie della magistratura su come sono stati spesi quei milioni di euro.

I costi delle depurazione vengono pagati sulle nostre bollette dell’acqua o determinano, nei caso più gravi, importanti investimenti pubblici.

Il fatto che vengano sprecati, come vi ho brevemente raccontato ma sopratutto come ci racconta il nostro mare, vi dà solo un pezzo del perché, sentir oggi che mancano i soldi per fare per esempio la manutenzione delle tubature dell’acqua potabile o che dobbiamo far il bagno in un mare sporco, a me fa decisamente incazzare.

Ma serio.
Spero anche a Voi.

Roberto Braibanti
Presidente Ass Gea-ETS
Ambientalista

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 24 Giugno 2019 e modificato l'ultima volta il 24 Giugno 2019

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