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REGIONALISMO DIFFERENZIATO

Autonomia, niente di fatto. Il governo litiga su scuola e finanziamenti alle Regioni

Italia, Politica | 9 Luglio 2019

Una riunione di tre ore ma dal vertice sull’autonomia differenziata a Palazzo Chigi arriva una”fumata nera” ed un altro rinvio. Secondo quanto riportato da alcune agenzie di stampa il nodo da sciogliere resta quello delle risorse da destinare alle Regioni che chiedono la competenze esclusiva su servizi precedentemente gestiti in regime concorrente tra Stato e Regioni.

La riunione è stata aggiornata a un nuovo incontro (forse giovedì), quando sara’ presente anche il titolare dell’Economia Giovanni Tria ieri impegnato all’estero. I ministri Matteo Salvini, Luigi Di Maio e Danilo Toninelli hanno lasciato Palazzo Chigi prima del termine della riunione.

Le materie di scontro

Non si è arrivati a un’intesa sulle competenze che i singoli ministeri dovrebbero trasferire alle Regioni,  in particolar modo su scuola e Beni culturali. L’accordo che sulla carta era stato raggiunto la scorsa settimana sulle risorse finanziarie da destinare al finanziamento delle funzioni trasferite alle Regioni del Nord si è dimostrato ancora una volta carta straccia: Lega e Cinque Stelle sono ancora distanti su un punto centrale: a chi deve andare il maggior gettito fiscale che matura da un anno all’altro in Veneto e Lombardia una volta saldato il conto delle funzioni trasferite dallo Stato centrale? L’accordo della settimana scorsa prevedeva che confluisse in un fondo perequativo. I soldi, cioé, dovevano servire a finanziare i servizi delle Regioni (soprattutto meridionali) che hanno meno risorse. Secondo la Lega, invece, i soldi dovrebbero restare nel bilancio dello Stato, o meglio in quello delle Regioni, le quali avrebbero diritto comunque ad una quota di questo gettito extra. Insomma, Veneto e Lombardia non sono disposte a rinunciare tanto facilmente a quel “dividendo fiscale” sul quale hanno costruito i loro referendum sull’autonomia.

Il no dei 5 stelle all’assunzione diretta dei docenti

Nel corso della riunione è stato sollevato il tema dell’articolo 12 del testo Stefani sull’assunzione diretta dei docenti che, in sostanza, prevede i concorsi regionali. Un punto sempre criticato dal M5S, ritenuto dai grillini “dannoso” per le altre Regioni, “con il rischio di istituire scuole di sere A, serie B  e persino C”.

Anche perché poi smentirebbe quanto firmato il 24 aprile scorso, quando il presidente del Consiglio Conte in accordo con i sindacati della scuola, aveva assicurato l’unitarietà dell’istruzione.

Il sottosegretario 5 Stelle Salvatore Giuliano, riferiscono alcune  fonti, nel corso del vertice ha evidenziato una sentenza della Consulta del 2013 che definiva “incostituzionale” il principio su una richiesta già espressa in passato dalla Lombardia. Si tratta, nello specifico, della sentenza 76/2013 con cui la Corte Costituzionale si pronunciava sulla legge regionale lombarda 19/2007 art. 8 sull’assunzione diretta dei docenti. Ma c’è anche un’altra questione relativa all’istruzione, quella sulle norme generali non cedibili rispetto a cicli, piano di studio, valutazioni di sistema, alternanza scuola-lavoro, formazione degli insegnanti, contenuto dei programmi, norme sulla parità scolastica, organizzazione su offerta formativa.

I nodi sulle infrastrutture

Anche sulle infrastrutture pare non si sia fatto alcun  passo avanti. Veneto e Lombardia continuano a chiedere la titolarità delle concessioni autostradali e la proprietà della rete ferroviaria. I cinque stelle anche qui sono contrari.

Nodi sui beni culturali

I cinque stelle sono riusciti a stralciare dalle bozze la regionalizzazione del Fus, il Fondo unico per lo spettacolo. E pare che sia deciso che le Sovrintendenze culturali non possono essere trasferite alle Regioni.

La cronistoria dell’autonomia

La richiesta di maggiore autonomia è stata avanzata da nove regioni (Lombardia, veneto, Emilia-Romagna, Piemonte, Liguria, Toscana, Marche, Umbria e Campania), in due si è svolto un referendum nel 2017 che ha confermato la richiesta (Lombardia e Veneto) e oltre a queste ultime anche con Emilia-Romagna e Piemonte si è giunti alla fase di intese tra regioni e governo.

L’autonomia differenziata delle regioni a statuto ordinario

Si tratta di una potestà riconosciuta dall’articolo 116 della Costituzione dopo la modifica avvenuta con la riforma costituzionale del Titolo V approvata nel 2001.

L’art. 116 della Costituzione, al terzo comma prevede: “Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all’articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata”.

L’articolo 116, che nel primo e secondo comma riconosce le regioni a statuto speciale, dunque prevede la possibilità di attribuire forme e condizioni particolari di autonomia alle Regioni a statuto ordinario (“regionalismo differenziato” o “regionalismo asimmetrico”, in quanto consente ad alcune Regioni di dotarsi di poteri diversi dalle altre).

L’ambito delle materie nelle quali possono essere riconosciute tali forme ulteriori di autonomia concernono: tutte le materie che l’art. 117, terzo comma, attribuisce alla competenza legislativa concorrente. Tali materie sono: rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; previdenza complementare e integrativa; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale.
Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.


Le competenze esclusive dello Stato

Esiste poi un ulteriore limitato numero di materie riservate dallo stesso art. 117 (secondo comma) alla competenza legislativa esclusiva dello Stato: organizzazione della giustizia di pace norme generali sull’istruzione tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.

L’iter dell’autonomia differenziata

L’attribuzione di tali forme rafforzate di autonomia deve essere stabilita con legge rinforzata, che, dal punto di vista sostanziale, è formulata sulla base di un’intesa fra lo Stato e la Regione interessata, acquisito il parere degli enti locali interessati, nel rispetto dei princìpi dell’art. 119 della Costituzione in tema di autonomia finanziaria, mentre, dal punto di vista procedurale, è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti.
Dall’introduzione di tali disposizioni in Costituzione, avvenuta con la riforma del titolo V prevista dalla legge cost. n. 3/2001, il procedimento previsto per l’attribuzione di autonomia differenziata non ha mai trovato completa attuazione.
Esiste dunque un dibattito su tale iter, poiché secondo alcuni il testo dell’intesa deve passare dalle Camere senza possibilità di emendarlo, mentre secondo altri i due rami del Parlamento possono apportare modifiche. Del tema si è occupata anche la legge di stabilità 2014 che ha introdotto il tema del “coordinamento della finanza pubblica”.

Commissione bicamerale per le questioni regionali

Su questi temi, alla fine della XVII legislatura, è stata svolta un’indagine conoscitiva della Commissione, che nel documento conclusivo ha evidenziato come il percorso autonomistico delineato dall’articolo 116, terzo comma, miri ad arricchire i contenuti e completare l’autonomia ordinaria. L’attuazione dell’articolo 116, terzo comma, secondo il documento, non deve peraltro essere intesa in alcun modo come lesiva dell’unitarietà della Repubblica e del principio solidaristico che la contraddistingue.
Uno dei punti più delicati del dibattito riguarda il tema delle risorse finanziarie che devono accompagnare il processo di rafforzamento dell’autonomia regionale. Al riguardo, nell’ambito dell’indagine conoscitiva è emersa come centrale l’esigenza del rispetto del principio, elaborato dalla giurisprudenza costituzionale, della necessaria correlazione tra funzioni e risorse.

Le richieste del Veneto

Forte di due successi ottenuti in rapida successione, come le Olimpiadi invernali del 2026 a Cortina e il riconoscimento al Prosecco di essere un Patrimonio dell’umanità targato Unesco, il governatore del Veneto Luca Zaia guarda, fiducioso, al traguardo dell’Autonomia regionale. Perché il suo mantra è: “Solo i pessimisti non fanno fortuna”, dice il governatore veneto in un’ intervista a La Stampa di Torino.

Nel riporre la sua fiducia nel premier Conte, Zaia si augura che “la proposta non prenda una piega imbarazzante” e a tale proposito invia un messaggio agli alleati di governo, i 5Stelle: “I cittadini guardano e ci giudicano”. E lancia loro anche un appello: “Approfittate, anzi approfittiamo dell’opportunità che la storia ci sta servendo su un piatto d’argento”.

“Noi veneti – spiega – ci siamo inventati il referendum facendo una legge nel 2014. Il governo Renzi l’ha impugnata e la Corte Costituzionale mi ha dato ragione nel luglio del 2015. Ho fatto una legge imponendo un quorum, dicendo ai veneti: “Se volete l’autonomia andate a votare”. Si sono recati alle urne due milioni e trecentomila cittadini. Ora ci sono undici Regioni che hanno chiesto l’autonomia, altri cinque già ce l’hanno. Questo è un Paese che sta cambiando pelle, che vuole abbandonare il Medioevo. Tutti i Paesi moderni hanno l’autonomia regionale ed è lì che i nostri giovani emigrano”.

Ma è già evidente che il Veneto non riuscirà a ottenere tutte e 23 le competenze esclusive che rivendica dallo Stato. A quest’obiezione Zaia risponde che gli dispiace che “si voglia far passare la nostra proposta come se ci fosse la volontà di produrre uno scontro tra Nord e Sud. Non è vero che l’autonomia è dei ricchi settentrionali”.

Un esempio? Il voto alle Europee risponde Zaia, che aggiunge: “Secondo le lei la Lega sarebbe cresciuta così tanto nel Mezzogiorno se la nostra proposta fosse stata percepita come in questa chiave? Io trovo immorale che ci siano cittadini del Sud che devono fare le valigie per andarsi a curare al Nord. L’Italia di serie A e di serie B c’è già. L’unica soluzione è l’autonomia che responsabilizza chi governa e dà in mano ai cittadini il controllo dei propri governanti. È mai possibile che nel Veneto non ci sia un solo comune in dissesto finanziario mentre al Sud ce n’è uno su due, come succede in Calabria. E questo a parità di erogazione”.

La mobilitazoine del mondo della scuola

Dal mondo della scuola è partita intanto la mobilitazione contro l’autonomia differenziata, non solo nell’ambito dell’istruzione ma in ogni settore. Una mobilitazione fatta di vigilanza, studio, impegno, diffusione dell’informazione e lotta contro un progetto di regionalizzazione su base fiscale che configura in realtà una vera e propria secessione del ricco e opulento Nord ai danni del Meridione. Domenica scorsa i rappresentanti di 106 associazioni, e il numero aumenta di giorno in giorno, si sono ritrovati nell’aula magna del liceo Tasso a Roma in un’assemblea nazionale – promossa e organizzata da ‘Appello per la scuola pubblica’, Assur, Autoconvocati della scuola, Comitato 22 marzo per la difesa della scuola pubblica, LipScuola, Manifesto dei 500 e gruppo No Invalsi – per riflettere sui drammatici scenari che la regionalizzazione aprirebbe e sulle possibili iniziative di contrasto.

Il senso ultimo di questo progetto legislativo lo ha spiegato bene fin dall’inizio Gianfranco Viesti, docente di economia applicata all’Università di Bari, esperto di economia internazionale, industriale, regionale e di politica economica. Nel suo pamphlet intitolato “Verso la secessione dei ricchi? Autonomie regionali e unità nazionale”, pubblicato con Laterza e messo gratuitamente a disposizione dei lettori in ebook, ci descrive con chiarezza la genesi di questo processo e le sue possibili implicazioni, amministrative, economiche ma soprattutto politiche.

Il mondo della scuola ha colto subito i pericoli insiti in questo “patto scellerato” stipulato a fine mandato dal governo Gentiloni con il Veneto, la Lombardia e l’Emilia Romagna e poi rinsaldato dall’Intesa firmata lo scorso 15 febbraio tra i governatori delle tre regioni del Nord e il Presidente del consiglio Giuseppe Conte. Le cui rassicurazioni sulla salvaguardia della solidarietà e della coesione nazionale, in piena conformità con l’architettura costituzionale del nostro Paese, e sul coinvolgimento delle camere nell’iter parlamentare, non sono sembrate sufficienti ad arginare i rischi insiti nel rafforzamento delle autonomie regionali, reso possibile dall’assunzione in proprio di potestà legislative fino ad oggi in capo allo Stato.

Dalla scuola si chiede un processo, diametralmente opposto a quello in corso, di integrazione politica e di democratizzazione delle istituzioni europee, in difesa dell’ambiente, del welfare, del lavoro e dei diritti civili in un orizzonte di solidarietà, rispetto, accoglienza e condivisione.

Per questo, dallo scorso novembre, con l’apertura di un Tavolo unitario contro ogni forma di regionalizzazione, associazioni e movimenti che lo rappresentano hanno cercato un’interlocuzione con le organizzazioni sindacali nell’intento di attivare una capillare campagna di sensibilizzazione e reazione, e non solo tra i docenti. La partita è ancora aperta e quasi tutta da giocare… l’importante è esserne coscienti e non restare a guardare.

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 9 Luglio 2019 e modificato l'ultima volta il 9 Luglio 2019

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