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“Remida Napoli”a Ponticelli: dove i rifiuti diventano vestiti e, insieme, attività sociale per donne e bambini

Ambiente | 19 Aprile 2021

C’è un angolo di periferia a Est di Napoli dove lo scarto è considerato prezioso e la materia ha un valore intrinseco perché apre alla scoperta e alla creatività. A Ponticelli, in via Curzio Malaparte, il Centro Remida Napoli mette in opera il riuso creativo dei materiali di scarto. La transizione ecologica qui è iniziata ventidue anni fa.

Nuovo pregio ai materiali di scarto di industrie e artigiani

Proprio come il mitico re frigio che trasformava in oro tutto ciò che toccava, le donne, i bambini, le famiglie che mettono piede nel Centro di Ponticelli danno nuovo pregio ai materiali d’avanzo di industrie e artigiani della zona. Carta, plastica, legno, mattonelle, pelli, parati e tessuti di ogni genere qui vengono recuperati e diventano il fulcro delle diverse attività in cui è impegnato il centro.

Remida non è una sola cosa, è un collettore di progetti, esperienze, laboratori cui è sottesa sempre una logica anticonsumistica, ecologista, etica soprattutto. Perché lo scarto – della filiera produttiva come della società- custodisce nell’imperfezione la sua bellezza.

Una realtà che fa parte di un network internazionale

«Remida Napoli fa parte di un network internazionale che oggi conta dodici sedi. La prima è nata a Reggio Emilia nel ’96 all’interno di un progetto che voleva dare forma ad una visione più sostenibile del mondo partendo dai bambini». Ce lo racconta Anna Marrone, fondatrice e gestore – insieme a Paola Manfredi – del centro campano. «Nel ’99 poi, la giunta Bassolino, in uno slancio di attenzione verso l’infanzia, stipulò una convenzione con il comune emiliano che ha portato alla nascita del primo Centro Remida a Napoli, il secondo in Italia». L’iniziativa era resa possibile dalla legge 285 del ’97 che istituiva un fondo nazionale speciale per la promozione di diritti e opportunità per l’infanzia e l’adolescenza. Quando quelle sovvenzioni si sono esaurite, Anna e la sua socia hanno deciso di non disperdere il know-how acquisito ed è grazie alla loro tenacia che quell’esperienza continua, perché nel 2006 si sono costituite nell’associazione “Atelier Remida Campania”».

Il coinvolgimento dei bambini  è una delle linee direttrici di Remida Napoli

Oggi l’associazione sviluppa la sua attività lungo due direttrici. Una è quella che intercetta i più piccoli ed è ispirata al pensiero pedagogico di Loris Malaguzzi. I bambini esplorano i materiali di scarto, ne scoprono la luce, i suoni, la composizione, entrano in una nuova narrazione della materia. «Lo scopo non è produrre», ci spiega Anna Marrone, «è scatenare l’immaginazione». Il cascame delle attività produttive non diventa un nuovo manufatto, ma è usato come fonte di ricerca, scoperta e conoscenza per chi lo sperimenta. E gli effetti sono sorprendenti.

La sartoria sociale per offrire un luogo di incontro alle zone di Ponticelli e dintorni

L’altra direttrice tesse la trama delicata delle relazioni umane e porta alla sartoria sociale. «L’idea è di offrire un luogo d’incontro alle donne di Ponticelli e zone limitrofe». «All’interno di Remida esisteva già una sartoria, ma con il progetto “Attaccar bottone”, finanziato dall’Otto per mille alla Chiesa Valdese, facciamo formazione a donne che si trovano in difficoltà e non solo, mettiamo a disposizione uno spazio in cui imparare una manualità o far emergere una manualità sottesa» si entusiasma la cofondatrice dell’Atelier. «Siamo partiti dal cucito, ma in realtà abbiamo esplorato anche ambiti del lavoro manuale che in genere vengono considerati maschili. Ogni occasione è buona per esplorare: stampa, ricamo, falegnameria, uncinetto».

In cinque anni 15 donne partecipano a Remida in modo stabile

Il progetto è attivo da circa cinque anni e ormai sono ben quindici le donne che partecipano in maniera stabile, si incontrano tutti i mercoledì e all’interno del corso imparano tecniche di base, creatività e restyling anche grazie ai workshop organizzati insieme alla prof.ssa Sbordone dell’Università Vanvitelli con cui sono in collaborazione. Soprattutto, hanno trovato nella sartoria di via Malaparte un luogo di incontro, condivisione, sostegno.

«Facciamo formazione, ma la sartoria sociale non è solo questo. Non esiste a Ponticelli un altro posto dove le donne possono incontrarsi gratuitamente» riflette Anna. «Il nostro sogno oggi è far volare alto questa realtà, renderla un luogo in cui si trovi lavoro: fare moda con gli scarti». Un obiettivo ambizioso che fa sognare anche noi.

Sabrina Gammella

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 19 Aprile 2021 e modificato l'ultima volta il 19 Aprile 2021

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