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REPORTAGE

Nel bronx di San Giovanni a Teduccio: dietro la bellezza dei murales, l’abbandono

Periferie | 12 Novembre 2018

Bellissime ed imponenti le opere di Jorit alle porte del “B R O N X” a San Giovanni a Teduccio periferia Est della “bella” e contemporanea Napoli. Restare colpiti dalla loro maestosità è naturale come respirare.

Tra i palazzoni del Bronx

In un posto come questo però quello che più colpisce (me) è il degrado e la solitudine alle spalle di questi straordinari disegni. E la domanda che (mi) nasce spontanea è: come si possa lasciar sopravvivere dei cittadini in due barconi di cemento armato,grigi, lunghi 200 metri, con pareti interne in cartongesso, costruiti a meno di 5 metri di distanza tra loro, dove la luce diventa un ospite invisibile,e dove per strada il cattivo odore di fogne da sistemare mette fretta anche a chi tempo ne ha?

Io vengo da una periferia molto simile a questa, quella Nord, quella delle guerre di camorra per intenderci, quella delle Vele e di Gomorra.Posti del genere li ho respirati e li respiro tutt’oggi, non dovrebbero scuotermi più di tanto. Eppure mi rendo conto che non mi ci abituerò mai. Non mi abituerò mai all’ idea che ci sia ormai poco da fare, sopratutto nel Mondo contemporaneo degli assurdi sprechi. Se l’intenzione dell’artista era quella di mostrare quello che c’è dietro la sua opera posso dire che con me c’è riuscito.

Il grigio dietro ai murales di Maradona e del Che

L’altra domanda che a questo punto (mi) sorge spontanea è: quante persone sono realmente interessate quello che c’e’ dietro al Maradona o al Che Guevara di Jorit?

Più di dieci anni fa all’interno di questo agglomerato di abitazioni vennero approvati dei lavori, manutenzione speciale. Le testimonianze di chi quei lavori li svolse dopo tanto tempo sono di “una situazione ai limiti della sostenibilità”. Impianti elettrici non a norma, pericolosi in posti dove ci vivono decine e decine di bambini, tubazioni esterne fatiscenti, pareti sottili al punto che ogni inquilino sentiva chiaramente ciò che si diceva nelle case confinanti. Per non parlare poi dello spaccio e della criminalità diffusa, cosa impossibile da non trovare in situazioni di questa gravità.

Qui nel bronx migliaia di persone vivono in condizioni critiche

Oggi a distanza di tanti anni la situazione è probabilmente peggiorata. Non parlo della criminalità della quale tendenzialmente tendo a non occuparmi (se non altro perchè oggi tutti pensano di sapere ignorando che spesso la realtà è ben lontana dalle serie tv), parlo delle condizioni di vita in cui versano migliaia di persone nel bel mezzo della luminosa Unione Europea. In queste case esistono situazioni critiche (per non voler essere troppo estremi) storie anche tragiche, e troppo spesso una povertà dilagante che ci avvicina al Mondo a cui tutti noi guardiamo con estrema solidarietà in tv; il terzo. Tra le decine di negozi sfitti in fila in questo buio corridoio lungo centinaia di metri chiamato taverna del ferro, le uniche due attività commerciali aperte rendono l’idea della desolazione e dello stato di abbandono nel quale versa il posto e la gente che lo vive. E’ apprezzabile il tentativo di riqualificazione territoriale messo in atto nel 2017 dalla VI Municipalità di Napoli, ma ci vuole di più. Alla gente andrebbe restituita la dignità.

Non è bello camminare in uno posto dove il cattivo odore copre ogni buona intenzione, ma in effetti il mio è un utopico desiderio (lo stesso dell’artista Jorit mi piace pensare) e questa è la città dove le periferie sono sempre ultime nella fila, figuriamoci i B R O N X.

E a me quasi viene da chiedere scusa se malauguratamente ho potuto urtare la sensibilità di chiunque possa avermi letto.

Giuseppe Di Vaio

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Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 12 Novembre 2018 e modificato l'ultima volta il 12 Novembre 2018

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