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REPORTAGE

Scale di Montesanto: il degrado e l’abbandono abitano qui

Attualità | 5 Febbraio 2020

Siamo davanti allo storico scalone monumentale di Montesanto che congiunge il Corso Vittorio Emanuele con la Pignasecca, e che si riallaccia idealmente alla Pedamentina, discesa a scale che parte dalla terrazza di San Martino; lo scalone, opera dell’architetto Gaetano Filangieri e realizzato nel 1880, è da decenni in condizioni di totale degrado, e nessun tipo di intervento è servito a risolvere la situazione di incuria e abbandono in cui versa.

Alcuni anni fa vi fu anche l’impegno del “Quartiere Intelligente”, primo esperimento in città di smart city: dal recupero di un vecchio opificio, di un edificio tardo ottocentesco e di un terreno incolto nacque uno spazio di produzione artistica e non solo, a opera di alcuni privati, che riuscirono a riaccendere i riflettori su questa spettacolare scalinata a balze dove Vittorio De Sica girò alcune scene del “Giudizio Universale”.

Ogni impegno profuso è risultato tuttavia vano: per sfregio o per diletto, la situazione è tornata sempre al punto di partenza e neppure le belle fioriere in pietra poste di recente lungo i lati a cura di padre Michele Madonna, parroco della chiesa di Santa Maria di Montesanto, sono state lasciate al loro posto.

Non di rado si sono visti gruppi di turisti scendere lo scalone e fotografare i cumuli di immondizia che puntualmente vengono abbandonati al termine della rampa. Rifiuti prelevati solo a seguito di pressanti e insistenti segnalazioni da parte dei residenti, rimbalzate qua e là nel solito scaricabarile istituzionale. Eppure, già una ZTL attiva h24 e controllata con telecamere in tutto il perimetro, permetterebbe di evitare l’accesso di mezzi estranei che possano utilizzare queste zone come discarica a cielo aperto.

Un degrado che coinvolge tutta Montesanto: la situazione dei rifiuti

La raccolta differenziata, da queste parti, stenta a decollare. Per lassismo dei residenti, certo, ma anche per mancanza di opportuni controlli. Nel quadrilatero che parte da Salita Pontecorvo e arriva a Piazzetta Olivella, proprio di fianco alla stazione della Metropolitana, e che da Via Tarsia si ripropone fino a Via del Formale si può trovare ogni sorta di scarto: gli immancabili materassi, frigoriferi, mobilia varia smantellata, sedie senza qualche gamba e tavoli distrutti, ma anche materiali speciali derivanti da ristrutturazioni, carcasse di motocicli e cartoni gettati via senza essere ripiegati e depositati nelle apposite campane; tutto questo tra ratti morti e carcasse di piccioni.

Sono sempre gli stessi punti, più o meno nascosti, dove nottetempo vengono smaltiti gli avanzi di traslochi, luoghi divenuti ricettacoli di cittadini troppo pigri per pensare di spostarsi verso la più vicina isola ecologica. Zone arcinote, come quelle intorno alle campane per la differenziata non rispettata dai commercianti di zona, e che andrebbero per questo motivo multati, ma che per chissà quale ragione continuano a passarla liscia. O, addirittura, quella montagna di rifiuti ad appena dieci passi dal locale comando della Polizia di Stato di via Tarsia. Un cumulo di materiale che rende difficile, oltre che pericoloso, l’attraversamento da parte degli alunni delle scuole limitrofe.

L’acme si raggiunge a Salita Pontecorvo dove, pur esistendo i cassonetti, i materiali abbandonati sulla via e lungo il marciapiede si accumulano per giorni senza che vengano prelevati, salvo insistenze presso l’Asia da parte degli abitanti esasperati. Quasi fosse una cortesia fatta loro e non un dovere verso chi paga la Tarsu.

Zone ormai arcinote alle autorità, ma per la cui risoluzione non si è mai ritenuto di dover intervenire con telecamere o rimedi definitivi. Qui anche i materiali depositati con tanto di codice Asia vengono lasciati in giacenza e mai recuperati, fino a diventare preda dei balordi o dei furbi che per gioco o per sfregio li distruggono e ne lasciano le carcasse in loco.

Qui c’è uno dei pochi presidii ospedalieri funzionanti

La Pignasecca, insieme all’attigua Montesanto, non è certamente una zona periferica, e neppure un luogo poco popolato o semisconosciuto: si tratta della zona mercatale più antica di Napoli, ed è situata in pieno centro urbano, attraversata in parte da quel prolungamento di Spaccanapoli che porta su fino al Corso Vittorio Emanuele. Montesanto è servita da almeno tre mezzi di trasporto su rotaia: Cumana, Metropolitana e Funicolare, che la collegano in ogni direzione dentro e fuori la Città. Un crocevia fondamentale che andrebbe curato e organizzato nei servizi e nelle infrastrutture, un quartiere che accoglie – tra l’altro – l’Ospedale Pellegrini Vecchio, che rimane tra i principali presidi sanitari della città.

E invece, chi abita e frequenta Montesanto, è costretto a vivere, ogni giorno, il degrado di un territorio abbandonato a sé stesso, nonostante la vicinanza con il Palazzo del Municipio, distante meno di un paio di chilometri da qui.

Nessun controllo dei vigili in una zona solo teoricamente chiusa al traffico

Motocicli e automobili continuano a circolare liberamente anche in un tragitto che, sulla carta, dovrebbe essere chiuso al traffico su ruote, in una zona dove dovrebbe essere addirittura inibito il parcheggio dei non residenti, e dove il viavai di ciclomotori provenienti da ogni dove inizia alle prime luci dell’alba e prosegue fino a notte inoltrata. Qui le forze dell’ordine non si vedono mai, e i vigili urbani, che pure sarebbero necessari con un presidio permanente, sono latitanti che lasciano campo libero a ogni sorta di illegalità, a cominciare dall’uso indiscriminato dei marciapiedi. Ovunque regna il caos più totale, e troppo spesso finanche i mezzi di soccorso trovano non poca difficoltà a causa delle auto parcheggiate a casaccio. Viene da pensare che le autorità lo considerino un quartiere di serie B, della cui decadenza sociale e logistica non interessi a nessuno: una sensazione che, a fronte di qualsivoglia smentita delle autorità cittadine, risulta essere, a chi vi risiede, il reale atteggiamento. Non si offendano coloro che amministrano la Città, perché quello che appare realmente come un voluto disinteresse a ciò che, ritenuto un irrimediabile problema locale, non vale la pena di essere risolto in maniera drastica e definitiva, con il più totale lassismo e la peggiore forma di abbandono di un quartiere centrale, ossia quello della più completa e infingarda strafottenza. Manca un rispetto delle regole e soprattutto manca chi le faccia rispettare, e manca un impegno reale, nonostante tante chiacchiere e le ripetute promesse di intervento, oltre che un vero occhio su quelle che sono le più elementari esigenze, quelle della sicurezza e del decoro.

Sergio Valentino

Un articolo di Sergio Valentino pubblicato il 5 Febbraio 2020 e modificato l'ultima volta il 6 Febbraio 2020

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