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RESISTENZE MODERNE

Taranto, l’urlo di dolore dei cittadini: “Senza bonifiche non c’è futuro. Basta favolette per i nostri territori martoriati”

Ambiente, Battaglie | 25 Aprile 2019

Riceviamo e pubblichiamo dalle mamme di Taranto del gruppo” Giustizia per Taranto”il documento letto e consegnato al Ministro Luigi Di Maio, in visita ieri a Taranto..

Premettiamo che nessun tavolo e nessuna discussione sul futuro di questa Città ha senso se non si parla, in maniera chiara, di chiusura immediata delle fonti inquinanti e di riconversione della nostra economia e del nostro territorio, con il reimpiego dei lavoratori Ilva e dell’indotto nelle bonifiche.

Tutto il resto è una favoletta da campagna elettorale alla quale non ci prestiamo. Il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio, dopo un anno di latitanza in cui si è sottratto al confronto con la città sulla questione ILVA e sulle scelte del governo che hanno permesso di tutelare la continuità produttiva piuttosto che la salute, oggi, in piena campagna elettorale per le Europee, pensa di venire a Taranto a raccontare nuove bugie.

Chiediamo invece a Luigi Di Maio di rispondere puntualmente a queste 7 domande che gli poniamo, invano, da mesi:

1. In fase di accordo con Mittal potevano richiedere, tra i documenti, la VIIAS (la valutazione integrata di impatto ambientale e sanitario), documento fondamentale per valutare il danno sanitario preventivamente e che, seppur non obbligatorio per le industrie siderurgiche, era assolutamente facoltà del governo chiedere comunque.
Oggi, invece, c’è solo un disegno di legge per rendere obbligatoria la VIIAS anche alle aziende siderurgiche. Un disegno di legge che, però, giace dormiente e che rimarrà lì per chissà quanto tempo ancora. Sarebbe bastato, invece, un decreto legge per approvarlo immediatamente sin dal 2018. Perché non lo hanno fatto?

2. Sapete chi presiede l’Osservatorio per l’attuazione del Piano ambientale dell’Ilva di Taranto? Giuseppe Lo Presti, noto alle cronache (seppur, sia chiaro, mai indagato) per lo scandalo Tirreno Power di Vado Ligure e per quanto emerso nelle intercettazioni, tra il predetto ed altri funzionari del Ministero dell’Ambiente: «c’hai le mani lorde di sangue», «mi sputerei in faccia da solo», «tanto che ce frega stamo a fa’ a legge», «cerchiamo di fare una porcata leggibile»; e ancora: «stiamo scrivendo un’altra norma porcata (come fatto qualche tempo prima per l’Ilva di
Taranto), c’ho un conato». Bene, nonostante le numerose segnalazioni, Giuseppe Lo Presti non è stato rimosso dall’incarico, né spostato altrove! Perché non lo hanno fatto?

3. Immunità Penale? Una vergogna, una ferita profonda in uno Stato di diritto! Il decreto legge 01/2015 (il noto decreto “salva Ilva” del governo Renzi) prevede che l’immunità per i gestori dello stabilimento duri per un periodo non superiore ai 18 mesi dal DPCM che approva il piano ambientale ILVA. Il DPCM in questione è del 29 settembre 2017. Tradotto: L’IMMUNITÀ E’ SCADUTA IL 30 MARZO 2019!!! Il governo poteva confermare questa scadenza attraverso una legge di interpretazione autentica. In ogni caso l’immunità potrebbe essere tolta con decreto legge in qualsiasi momento (ma loro, non sappiamo perché, ci stanno lavorando da mesi, ed oggi apprendiamo – senza neppur poter conoscere il testo 1 del provvedimento – che verrà “abolita” entro agosto). Perché non lo hanno
fatto?

4. Ci sono 12 decreti salva Ilva. Decreti che i 5 stelle, quando erano all’opposizione, hanno definito ignobili e anticostituzionali. Non ne hanno abrogato NESSUNO! E questo nonostante la sentenza della CEDU dica, chiaramente, che lo Stato italiano non ha posto in essere le condizioni per tutelare la salute dei tarantini.
Perché non l’hanno fatto?

5. Oggi (ieri, ndr) scade il termine, per l’Italia, per impugnare la sentenza della CEDU e ancora non si sa quali siano le intenzioni del Governo. Se, realmente, ci fosse stata discontinuità con i Governi precedenti, lo Stato avrebbe fatto già diventare definitiva la sentenza con una semplice dichiarazione di non voler richiedere il rinvio del caso dinnanzi alla Grande Camera, di modo da tutelare subito l’ambiente e la salute dei tarantini. Perché non l’hanno fatto?
6. In ILVA (ci sono foto, video, denunce ed esposti a confermarlo) si compiono quotidianamente reati ambientali gravi. Nessuno di questi viene fermato dai controlli del governo che parlò, invece, di rigidissimi monitoraggi. Anzi, si
presentò come poliziotto ambientale dell’Ilva, come controllore irreprensibile con il fiato sul collo di ArcelorMittal. Perché non intervengono?

7. Sul contratto di governo con l’alleato Salvini – Lega Nord, si parla, relativamente ad ILVA, di “chiusura progressiva delle fonti inquinanti”. A meno che anche questa non sia una ulteriore promessa tradita come quelle fatte, durante la
campagna elettorale per le politiche, dai locali candidati 5 stelle (oggi eletti e comodamente seduti in Parlamento e spariti dal territorio che dovrebbero rappresentare), vorremmo capire:

A) quando dovrebbe partire questo processo “progressivo”?
B) perché non viene reso noto un chiaro cronoprogramma che dettagli tempi, responsabilità ed attività pianificate.

Perché non lo fanno?
Per questo non vogliamo e non possiamo essere comparse di una commedia elettorale mal progettata, e vi lasciamo soli con le vostre bugie e i vostri slogan.

Giustizia per Taranto

Ci arriva richiesta di rettifica che pubblichiamo, da parte di Giuseppe Lo Presti

 

Nell’articolo “Taranto, l’urlo di dolore dei cittadini: “Senza bonifiche non c’è futuro. Basta favolette per i nostri territori martoriati”” pubblicato  da codesto giornale (https://www.identitainsorgenti.com/resistenze-moderne-taranto-lurlo-di-dolore-dei-cittadini-senza-bonifiche-non-ce-futuro-basta-favolette-per-i-nostri-territori-martoriati/)  il 25 aprile si  riportano pretestuosi riferimenti effettuati dalla associazione “Giustizia per Taranto” ad una presunta intercettazione che mi avrebbe coinvolto, associandole  alle proprie contestazioni in merito alla questione ILVA. di Taranto e chiedendo in forza di tale fantasiosa ricostruzione la  rimozione dal ruolo pubblico che rivesto.

In merito preciso che  lo scrivente nel corso della sua vita non è mai stato indagato relativamente ad alcun procedimento penale, di qualsiasi tipo o natura, e non ha mai avuto visione di trascrizioni di intercettazioni che lo riguardavano, ne ricorda di aver pronunciato le frasi capziosamente riportate nel comunicato. Immagino che codesto giornale e l’associazione in parola abbiano invece ascoltato con attenzione  tali presunte registrazioni, a me ignote, riportando che io avrei detto “stiamo scrivendo un’altra norma porcata (come fatto qualche tempo prima per l’Ilva di Taranto) c’ho un conato”con tanto di parentesi: non si comprende  peraltro come tali presunte trascrizioni possano riportare frasi tra parentesi rispetto a quella che sembrerebbe essere la trascrizione di un discorso. 

In conclusione si invita codesto giornale a pubblicare, in calce all’articolo sopramensionato, la presente nota quale confutazione dei contenuti dell’articolo medesimo. Questo in quanto i predetti contenuti sono manifestatamente diretti ad offendere e screditare la mia persona con ricostruzioni dei fatti arbitrarie e tendenziose, quando non manifestatamente false. (Giuseppe Lo Presti)

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 25 Aprile 2019 e modificato l'ultima volta il 25 Aprile 2019
#Ilva   #Taranto  

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