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RESO CELEBRE DA TOTO’

E ‘o Pazzariello finisce sulle cravatte napoletane

Identità, Made in Sud | 9 Marzo 2015

Moda: torna 'o pazzariello, diventa simbolo cravatte Napoli

Lo scrittore Giuseppe Marotta lo definiva uno “strano miscuglio di banditore e giullare”:  personaggio divertente e originalissimo, quasi uno strillone da vicolo che si può ancora incontrare qualche volta nel centro storico di partenope.

Reso celebre da Totò nel film “L’oro di Napoli” e ormai quasi dimenticato,  ‘o pazzariello è una figura scaramantica dell’antica tradizione folcloristica napoletana. Lo ha riportato in auge in apertura dei suoi ultimi concerti anche Pino Daniele.

Il mestiere di Pazzariello veniva esercitato a Napoli negli anni che vanno dalla fine del ‘700, per tutto l ’800 e fino agli anni 50 del ‘900: era un mestiere ambulante, saltuario esercitato da chi senza un lavoro, pur di guadagnare quel poco per vivere o per arrotondare, si vestiva bizzarramente con abiti d’epoca da Generale Borbonico, (ossia indossava una marsina con bordi argentati, una camicia con svolazzi nascosta da un panciotto di color rosso fuoco, da brache colorate a strisce bianche e nere, che a mezza gamba poggiavano su calzettoni, color rosa, sgargianti, calzava, poi, scarpe con ghette e per copricapo portava una feluca inghirlandata e per darsi un po’ di tono sul petto della marsina aveva appuntato patacche senza valore, come fregi).

‘O Pazzariello si presentava in pubblico impugnando in una mano un bastone dorato e nell’altra, bene in vista,  un fiasco di vino, o altri prodotti di prima necessità (pane, pasta) che andava pubblicizzando per conto di una nuova “Cantina” (Osteria) o di una nuova “Puteca” (negozio alimentare).

In realtà il vecchio Pazzariello fu l’antesignano degli attuali imbonitori pubblicitari e si può definire un banditore, che, vestito di variopinte uniformi, per le vie della città info

Informava il popolo dell’apertura di nuovi negozi recitando e cantando filastrocche, accompagnato da una sua piccola banda di suonatori, generalmente, un tamburino, un putipù, uno scetavajasse  e un triccheballacche al grido di battaglia: “

“ Attenzione…battaglione…è asciuto pazzo o’ padrone…

…È una brava persona…è padrone di una pasta di sostanza…

…quando l’avrete mangiata…vi riempirete gli intestini e la panza…”

Ora diventa simbolo di un “mestiere” sulle cravatte della maison di moda napoletana Cilento 1780.

Compare infatti sul “codino” delle cravatte, tutte di seta realizzate a mano con lavorazione “sette pieghe”. Sul tessuto, invece, su sfondo blu, rosso o verde, ci sono i simboli del “lavoro” del pazzariello, dal triccaballac al putipù, dal corno di corallo al fiasco di vino, solo per citarne alcuni.

L’idea è di Ugo Cilento, che guida la maison partenopea per l’ottava generazione familiare consecutiva e ha dedicato a ‘o pazzariello l’ultima nata della serie di cravatte che celebrano i mestieri e le professioni, dagli avvocati, ai medici, ai giornalisti, ai commercialisti, ai matematici fino ad arrivare ai ladri.

“Abbiamo voluto coniugare la tradizione e il fascino del passato con l’eleganza che ha reso celebre nel mondo la sartoria artigianale napoletana – spiega Ugo Cilento – perchè il bello non nasce dall’oggi al domani e deve continuare a essere il segno distintivo di Napoli”.

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 9 Marzo 2015 e modificato l'ultima volta il 9 Marzo 2015

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