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Revocata la scorta a Sandro Ruotolo. Quanto vale la parola?

News | 3 Febbraio 2019

Sono trascorsi settanta giorni da quando il presidente del Consiglio dei ministri aveva scelto di incontrare i giornalisti minacciati dalla criminalità.
Nella sontuosa cornice di Palazzo Reale, in una sala gremita, Sandro Ruotolo accompagnava Giuseppe Conte nelle storie di donne e uomini – giornalisti – che continuano a proteggere la democrazia con il loro lavoro, nonostante le violenze e le minacce subite.

In quella occasione, il giornalista napoletano si mette a dare i numeri citando gli 11 giornalisti uccisi dalla mafia, i 2 dal terrorismo, le decine di morti o feriti sui campi di guerra. Solo in Italia, dal 2016, sono 3000 i giornalisti minacciati dalla criminalità.

Quella della libertà di stampa è certamente un tema complesso che sarebbe opportuno affrontare con assoluta serietà: “la qualità della Democrazia” – come afferma Ruotolo – “è sempre legata all’indipendenza dei cronisti“.

Sandro è tra quei giornalisti che hanno scelto di proteggere la democrazia a tutti i costi, denunciando ciò che in questo Paese ancora fatica a migliorare e raccontando quello che spesso sarebbe meglio fingere di non vedere.
Nel 2015, infatti, gli era stata assegnata la scorta per le sue inchieste sul traffico di rifiuti illeciti in Campania.

Era stato minacciato di morte dal boss del clan dei Casalesi, Michele Zagaria, ora in carcere e la camorra, di solito, non dimentica. Lo ribadisce, ancora una volta, Roberto Saviano che conosce benissimo cosa vuol dire vivere sotto scorta perché anche lui è stato condannato a morte dagli uomini della criminalità organizzata.

Deve essere un po’ meno chiaro il concetto, invece, a chi ha stabilito che il giornalista Sandro Ruotolo non avesse più bisogno di protezione, procedendo con la revoca  della scorta a lui affidata.

Solo settanta giorni fa, dunque, il premier Conte affermava con forza l’importanza di “rendere una testimonianza sul mestiere di chi, votato alla libertà di informare, si assume dei rischi perché non arretra dinanzi alla volontà di indagare sui quei fatti di illegalità conclamata”.

Teme di cadere nella solita retorica e sottolinea, con appassionata ed apparente sincerità, che non intende vivere quell’incontro come un “passaggio in vetrina“, quanto piuttosto cogliere l’occasione per offrire un segnale forte per ribadire la costante attenzione da parte del governo verso queste realtà.
“C’è la precisa volontà da parte del governo” – afferma ancora il primo ministro – “che i riflettori siano sempre accesi su chi rischia la propria vita a vantaggio del bene comune ed offrire a tutti la libertà di essere informati e far cadere il muro di omertà”.

Ecco, riascoltare oggi le parole di Conte provoca qualche piccolo fastidio. Lo Stato ha scelto di togliere la scorta ad un giornalista serio, minacciato e sempre a rischio per le sue inchieste. I fatti, quelli che contano davvero, raccontano l’opposto di quanto espresso dall’avvocato del popolo. Quanto vale, allora, la parola?

L’unica certezza è che le parole di Sandro Ruotolo valgono moltissimo, perché legate alla credibilità di un uomo il quale, anche in questa occasione, sceglie di difendere le istituzioni e la democrazia: “Avevo deciso di non dire nulla per il rispetto che ho delle istituzioni” – scrive in un post condiviso ieri – “E non dirò nulla per le decisioni che riguardano la mia protezione. Ma una cosa voglio dirvi: vorrei ringraziarvi uno a uno per la marea d’affetto, di solidarietà, di stima che mi state dimostrando. E i messaggi che più mi colpiscono sono i vostri, quelli delle persone che incontro nel paese reale, che ho conosciuto nella mia lunga vita di cronista e della comunità con cui sto in contatto sui social media . Difenderò sempre la mia indipendenza che non vuol dire non aver un punto di vista, la mia autonomia, l’amore per il mio paese. In queste ore, in tanti rappresentanti della società civile si sono esposti pubblicamente per me e lì ringrazio. La mafia è una montagna di merda“.

Sciascia aveva ragione, è sempre così: esistono gli “uomini, mezz’uomini, ominicchi, pigliainculo e quaquaraquà”.
In questa storia, bisogna sempre scegliere da che parte stare.

Un articolo di Rocco Pezzullo pubblicato il 3 Febbraio 2019 e modificato l'ultima volta il 3 Febbraio 2019

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