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RIAPERTURA

Vesuvio, ripartenza con polemiche. Il presidente del Parco sotto accusa

Ambiente | 21 Giugno 2020

“Casillo vattene, il Vesuvio non ti vuole”. Sono i cartelli con cui è tappezzata la strada che da Ercolano porta sul cono del nostro vulcano. Casillo è Agostino Casillo, il presidente dell’ente parco nazionale del Vesuvio, in questi giorni sotto accusa dei cittadini per le nuove modalità di ingresso a quota 1000. “Dopo la staccionata “olio cuore” con tanto di casetta Ikea costati fior fiori di mila euro, dopo averci vietato anche l’accesso sul piazzale dal quale noi assidui frequentatori della Montagna potevamo ammirare il panorama delle isole del Golfo, del Colle Umberto e dell’Atrio del Cavallo, dopo l’aumento dei biglietti per l’acceso al cratere di oltre il 17% annesso alle condizioni di acquisto online, dopo aver abbandonato i turisti arrivati in questi giorni sul piazzale senza avere nessuna possibilità di poter fare i ticket, dopo una delibera vessatoria in cui si specifica che i turisti che arriveranno oltre l’orario prestabilito per l’accesso prenotato non avranno nessuna possibilità di recuperare i soldi spesi, dopo aver allontanato ancor di più i vesuviani da questo luogo che appartiene a noi e non alla politica, dopo aver praticamente abbandonato l’area Parco della pedemontana alla sola responsabilità dei sindaci, dopo tutto un motivo ci sarà! Il Vesuvio siamo noi e non loro!” scrive Vincenzo Marasco sul gruppo fb “Vesuvio & turismo” luogo degli attivisti e “protettori” del nostro vucano. Ed in effetti basta scorrere i post per scoprire che a pochi giorni dalla riapertura le polemiche sono tantissime.

Sotto accusa c’è il nuovo sistema di accesso al Cratere. A fine maggio, infatti, Casillo in nome dell’emergenza Covid e per gestire il flusso turistico all’area ha chiuso l’area a quota mille con una palizzata e un sistema di tornelli: costo dell’operazione, secondo Vesuvionews, giornale dedicato all’area vesuviana, 90.000 euro (50.000€ per la staccionata e 40.000€ per i tornelli).

Anzitutto gli attivisti del Vesuvio che contestano Casillo osservano che quei tornelli dovevano essere posti all’ingresso del sentiero senza precludere l’accesso al punto panoramico, lasciando almeno libero l’ingresso dei pedoni nello spiazzale.

Poi c’è la questione biglietti che ormai sono acquistabili solo on line. Peccato che se arrivi sul cono non ci sia più linea e dunque chi vuole farli sul posto non può. E infine c’è la questione aumento del prezzo di 2 euro.

la casetta posta all'ingresso del cono del vesuvio

La casetta posta all’ingresso del cono del Vesuvio

“I pochi turisti venuti non riescono ad acquistare il biglietto con la procedura, che ormai è solo online, perché al Vesuvio non c’è connessione stabile e sufficiente. Possibile che con queste mirabolanti “implementazioni dei sistemi tecnologici necessari a far fronte alle misure di prevenzione del contagio da Covid19″ si hanno questi risultati e bisogna rimandare i turisti a casa?” si domanda un altro utente. E aggiunge Gino Scarpato: “Meno WC, che a quanto pare sono stati tolti o ridimensionati anche quei quattro bidoni asfissianti, brutti, sporchi e puzzolenti che c’erano. E’ stata negata la possibilità di godere del panorama dal piazzale. Un progetto senza senso. Se davvero si voleva impedire il traffico veicolare bastavano 4 paletti (che pure già c’erano) e i tornelli instalalti più a monte (dov’è sempre stato l’ingresso vero e proprio). Qui invece sembra che non ci sia stata alcuna riflessione, ma sia stata fatta la prima cosa venuta in mente, come accade ai bambini. Dulcis in fundo i biglietti da oggi si possono acquistare solo on line… ma perchè? Il Vesuvio non merita questo, i visitatori nemmeno! Sono stanco di sentire lamentele di tutti gli amici che venendo da queste parti mi chiedono di essere accompagnati al Vesuvio. Sono stanco di vergognarmi per l’accoglienza loro riservata. C’è bisogno di una progettazione all’altezza dei luogo, con un accesso degno di tale nome, con WC in numero adeguato, e magari altri servizi alla persona, ovviamente nel rispetto paesaggistico dei luoghi. Che non vuol dire fare le casette in sitle alpino, o peggio ancora Edenlandia, L’uso del legno non nasconde la bruttezza di questi manufatti. Penso che in molti possiate essere d’accordo”.

Insomma attivisti e cultori della nostra Montagna non ci stanno alle misure intraprese da Casillo e i motivi sono molto chiari. Certo, per ammissione dello stesso Casillo, sarà impossibile ripetere l’exploit del 2019, quando il Gran Cono contò 760 mila ingressi (+14 per cento rispetto al 2018, 80 per cento di stranieri), ma l’idea di «una partenza positiva, con una crescita lenta ma costante dei visitatori, a cominciare da napoletani e campani, che spesso confessano candidamente di non aver mai osservato il cratere da vicino» auspicata dal giovane presidente dell’Ente parco nazionale del Vesuvio pare fallita così come quella di migliorare l’escursione, come era nei dichiarati intenti di Casillo. Il bello è che il direttore del Parco, Stefano Donati, aveva sottolineato nel giorno dell’apertura, cinque giorni fa, che si era ripensato al luogo “mettendo il visitatore al centro di tutte le innovazioni per una fruizione al passo con i tempi”. Salvo poi non avere connessione e dunque non poter comprare il biglietto. E sul gruppo fb “Vesuvio e turismo” fioccano da giorni video di turisti che non riescono ad acquistarlo, costretti a tornare indietro.

Lucilla Parlato

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 21 Giugno 2020 e modificato l'ultima volta il 23 Giugno 2020

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