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RIAPERTURE

Parlano i protagonisti della ristorazione a Napoli nel primo giorno post Covid

Imprese | 21 Maggio 2020

Il racconto di un nuovo inizio è sempre un racconto fatto di ansie, aspettative, preoccupazioni e di grande emozione. Quando a parlare poi sono i protagonisti della ristorazione napoletana, con i loro locali e le loro aziende ferme da due mesi, impegnati anche in una lotta che ha visto la Campania penalizzata rispetto alle altre regioni su questioni come delivery e asporto, allora questo racconto, il racconto del primo giorno di apertura al pubblico con tutte le misure di sicurezza legate alla fase due, diventa davvero speciale.

Non vogliamo numeri, quelli non ci servono. Non vogliamo sapere quanti clienti hanno prenotato, nè chi ha sfornato più pizze, o chi ha fatto più coperti. Non è quella la narrazione che si merita questo mondo, soprattutto in questo momento.

Abbiamo deciso di cogliere le emozioni di ognuno di loro. Chiamandoli alla fine del primo turno, dopo il pranzo, e chiedendo loro le prime impressioni su una giornata che di certo segna l’inizio di un nuovo scenario non solo per gli addetti ai lavori ma anche per chi, per piacere, per abitudine o per cultura ama mangiare fuori casa.

Lombardi a Via Foria

“Oggi gran bella sensazione – così esordisce Enrico Lombardi della storica pizzeria Lombardi a Via Foria – le porte delle due sale aperte, e poi  Franco, il nostro direttore, all’esterno già pronto, e la gente che si fermava anche solo per complimentarsi di non esserci mai arresi. Siamo consapevoli di essere un riferimento storico e siamo sempre stati presenti con grande forza d’animo e volontà anche quando si è trattato di fare solo consegna a domicilio. Adesso c’è una parvenza di normalità ma ci siamo ben organizzati: ognuno al proprio posto, con tutte le misure di sicurezza del caso, ora c’è solo da lavorare. Prima sembrava di stare in un ufficio, con porte chiuse, a rispondere al telefono per prendere ordinazioni. Ma il bello di questo lavoro è il contatto con il pubblico, con le persone. Oggi ricomincia la bellezza. Una vera ripartenza. Ci siamo, finalmente”

Capasso a Porta San Gennaro

Sui pilastri del locale le scritte storiche incise nel marmo che dicono “pizza fritta”, la Porta di San Gennaro a due passi che segna un legame indissolubile con la città, la pizzeria Capasso a Porta San Gennaro riapre le due sale e lo spazio esterno al pubblico dopo l’emergenza. “Abbiamo superato la Spagnola – ci spiega Vincenzo Paolo Capasso – e adesso dobbiamo superare anche questa. Oggi è stata una ripresa, lenta, ma pur sempre una ripresa. Le persone devono ricominciare ad avere fiducia nel settore della ristorazione, capire quanto ci siamo organizzati e quanto stiamo lavorando secondo le regole. E questa fiducia, sono certo riporterà la gente ai ristoranti, e a vivere serenamente il momento di un pasto fuori casa. Noi continuiamo comunque con l’asporto, è una fase delicata, saranno mesi strani, senza file,  ma abbiamo fiducia. Iniziamo. Piano piano. Ci metteremo un pò di tempo a rialzarci ma ce la faremo rendendo chi ci ha preceduti fieri del nostro lavoro”.

Pellone alla Loggetta

“La giornata è iniziata molto presto -ci racconta Marco Pellone della pizzeria Ciro Pellone alla Loggetta, nel quartiere di Fuorigrotta – c’era questa corsa per controllare se tutto era pronto, ad organizzare il dettaglio scrupolosamente. Ieri sera abbiamo sistemato la sala, stamattina abbiamo ripreso le misure, ripulito ancora, siamo passati dai 40 ai 20 posti. Ma la cosa più bella è stata finalmente vedere i nostri clienti che in questi ultimi giorni hanno ordinato la pizza da casa e oggi, proprio il primo giorno sono venuti da noi. Per sedersi in sala. Un sostegno che ci rende fieri. Certo, la cosa che turba è ad esempio misurare la temperatura all’ingresso, qualcosa che crea imbarazzo. Ma sono le regole e le rispettiamo, e tutti comprendono che così deve andare. Noi abbiamo sempre lavorato nella logica dell’accoglienza, la nostra pizzeria è come casa per i nostri clienti, vogliamo sia ancora così. La risposta è stata positiva. Siamo contenti. Confidiamo in stasera. L’emozione di portare di nuovo una margherita fumante a tavola è bellissima”.

La Locanda del Gesù Vecchio

Tra le strade del Centro Storico di Napoli, Vittorio Fortunato ha la sua locanda che è un piccolo posto magico a difesa della tradizione. Con piatti tipici della cucina napoletana e una vasta cantina curata personalmente da lui. I ristoranti, rispetto alle pizzerie hanno sentito di più le conseguenze della chiusura, anche quando hanno avuto il via libera con asporto e delivery.

“Ci aspettavamo molto da questa ripartenza – ci dice Vittorio dopo il primo turno di lavoro – ma siamo consapevoli che le persone hanno ancora paura, ci vorrà del tempo. Stamattina siamo scesi presto io e la chef, pieni di carica e di voglia di lavorare. Non ci sono tante prenotazioni al momento. Dobbiamo avere pazienza, tante sono le dinamiche in gioco. Noi ce la mettiamo davvero tutta, anche informando le persone che mangiare da noi è sicuro. Fino a quando non era arrivata questa brutta tempesta facevamo dei numeri grandi, avevamo belle soddisfazioni. Il virus ci ha messi in ginocchio, ma abbiamo la forza per rialzarci. Questo è solo il primo passo. Ne siamo certi, e dunque non demordiamo e andiamo avanti”.

Cafasso a Fuorigrotta

“Oggi abbiamo cominciato con due clienti affezionati – racconta con questo particolare il primo giorno della sua pizzeria Stefano Cafasso – hanno chiesto la pizza, poi un altro tavolo alici fritte, poi un altro ancora pizza. Abbiamo fatto poco ma è l’inizio. Noi abbiamo sempre lavorato con la sala e pochissimo con l’asporto, quindi siamo fiduciosi. Aspettiamo l’apertura del’Università, e soprattutto che le persone siano più tranquille. Che comincino a riprendere l’abitudine di mangiare al ristorante. Non è facile, non è immediato. Ma noi ci crediamo. E continuiamo a lavorare a testa alta come abbiamo sempre fatto.”

Ritrovare quel senso di sicurezza e di libertà che questa esperienza ci ha portato via. Questa è la chiave. Ci vorrà tempo, ce lo hanno detto tutti e tutti ne sono consapevoli. Ma questo è solo il primo giorno di un nuovo tassello di questa fase due. Tra contraddizioni e ansie una cosa è certa: la ristorazione napoletana si rimbocca le maniche e non si arrende. E merita fiducia e sostegno. Piano piano, un giorno alla volta, tenendoci stretta una visione positiva della città che deve accompagnare ogni cittadino, ogni lavoratore, ogni imprenditore in questo lungo cammino fatto di responsabilità e ricostruzione.

Valentina Castellano 

Un articolo di Valentina Castellano pubblicato il 21 Maggio 2020 e modificato l'ultima volta il 21 Maggio 2020

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