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RIAPERTURE

Riprendono le visite ai Musei Tesoro di San Gennaro e Civico Filangieri

Arte | 14 Giugno 2020

Dopo il periodo di chiusura dovuto al Covid 19, riaprono a Napoli il Museo del Tesoro di San Gennaro e il Museo Civico Filangieri, entrambi situati a Via Duomo, ma con storie del tutto diverse. Le visite per entrambi i musei napoletani vanno prenotate telefonicamente oppure online sul sito di ciascun Museo, così da scaglionare le visite a ogni mezz’ora; gli unici obblighi sono per la mascherina e il rispetto delle distanze di sicurezza.

Entrambi i poli museali sono affidati a Paolo Iorio, regista, giornalista, conduttore radiofonico ma soprattutto museologo, il quale, dopo aver assunto la direzione del Museo del Tesoro nel 2003, data di apertura del Museo stesso, ha poi ricevuto, nel 2018, il medesimo incarico anche per il Museo Filangieri. Paolo Iorio è un grande amante di entrambe le realtà, e ce ne si può rendere conto dalla passione che infonde quando ne descrive i capolavori (come è risultato evidente ieri nella prima visita guidata ad entrambi i poli museali, che con orgoglio e soddisfazione ha voluto concedersi il privilegio di condurre personalmente), soprattutto se si riferisce al Tesoro di San Gennaro. “E’ vero, nei mesi scorsi molte realtà museali private hanno chiesto alle istituzioni un sostegno economico, ma io ora voglio terminare di piangermi addosso” ha dichiarato Iorio, “è il momento di rimboccarsi le maniche e partire: il passato è passato e il presente e il futuro sono determinati unicamente dalla nostra precisa volontà; se tali aiuti arriveranno, bene, ma al di là del sostegno abbiamo sempre fatto da soli e continueremo a fare da soli: credo sia questo un modo per dire ai napoletani e a noi stessi di essere orgogliosi e di saper rinascere sempre dalla cenere”.

Ecco come il direttore Iorio presenta il nuovo piano di organizzazione relativo agli accessi all’interno delle strutture museali: “Le visite vanno prenotate telefonicamente oppure online sul sito di ciascun Museo, così da candenzare i turni di visita ogni mezz’ora, e gli unici obblighi sono per la mascherina e il rispetto delle distanze di sicurezza. Ad ogni turno potrà accedere un numero massimo di 20 persone al Museo del Tesoro (10 per piano) mentre al  Museo Filangieri, più spazioso e su due livelli più il ballatoio, potranno accedere un media di trenta persone a piano: i nuclei familiari, non esigendo l’obbligo di distanziamento, costituiscono un’unità; lungo entrambi i percorsi sono dislocate delle colonnine con i dispenser per la sanificazione delle mani, e vanno rispettate le indicazioni poste come segnaletica orizzontale; non vi è un tempo massimo di visita, ovviamente verranno monitorate le persone in uscita per consentire l’accesso in numero corrispondente al turno successivo. Abbiamo realizzato una app gratuita per scaricare una guida multimediale sul cellulare in modo da non dover fornire audioguide in loco: tali guide contengono la presentazione di Philippe Daverio per poter illustrare il museo in maniera adeguata”.

Il tesoro dei Napoletani

Quando si parla di San Gennaro, si fa riferimento all’anima dei Napoletani. Ma quest’anima non è qualcosa di astratto o un semplice culto: perché quando a Napoli si dice San Gennaro, automaticamente la mente va alla Cappella e al preziosissimo Tesoro dal valore inestimabile – la prima è inglobata nella Cattedrale di Napoli ma con autonomia gestionale (il Cardinale stesso non può accedervi se non su invito ed autorizzazione di chi la amministra) e il secondo nel museo attiguo al Duomo stesso – e che nei secoli ha sfidato invasioni e dominazioni senza mai perdere né di prestigio, né di valore: ogni monarca, ogni nobile e ogni autorità che si sono avvicendati non solo non ne hanno depredato la bellezza, ma l’hanno addirittura ampliata. Un patrimonio unico al mondo che non appartiene alla Chiesa di Roma, ma al popolo di Napoli, che attraverso una deputazione, ossia un’istituzione laica presieduta dal Primo Cittadino, ne cura e ne verifica lo stato di conservazione sin dal Sedicesimo secolo.

L’area museale è di oltre settecento metri quadrati e raccoglie una serie di collezioni d’arte comprendenti gioielli, statue, busti, tessuti pregiati e dipinti di grande valore, tra cui la mitra realizzata nel 1713 dell’orafo Matteo Treglia, in cui sono incastonati diamanti, rubini e smeraldi.

Unica nel suo genere è la pregevole collezione degli argenti (circa 70 pezzi) custoditi per la maggior parte nella Cappella del Tesoro, e che abbracciano un arco di tempo che va dal 1305 all’età contemporanea, ed è per la quasi totalità opera di maestri della scuola napoletana, come pure i preziosi gioielli custoditi all’interno del Museo stesso.

Il percorso museale prevede anche la visita alle tre sacrestie della Cappella del Tesoro, contenenti pregevoli dipinti di Luca Giordano, Massimo Stanzione, Giacomo Farelli e Aniello Falcone, oltre alla pregevole madia della terza sagrestia che riceve cure continue sin dalla sua realizzazione tre secoli fa e che per questo non ha mai avuto bisogno di reatauri o interventi di recupero.

La collezione del principe Filangieri

Altra storia è invece quella del Museo Filangieri, situato discendendo via Duomo, poco prima di giungere in Piazza Nicola Amore. Splendido nella struttura, una rara testimonianza architettonica del rinascimento toscano a Napoli, deve la sua progettazione e l’allestimento come museo alla lungimiranza di Gaetano Filangieri, grande appassionato d’arte, impegnò gran parte della propria vita alla ricerca e alla collezione di opere artistiche, in special modo quelle legate alla città di Napoli, di cui fu sapiente erudito: per salvare la struttura in vista dell’abbattimento previsto per l’apertura di via Duomo, ne fece arretrare la facciata di venti metri in linea con l’asse viario.

Il 30 settembre del 1943 una squadra di guastatori tedeschi incendiò la Villa Montesano di San Paolo Bel Sito dove, per prevenire i danni di guerra, erano stati ricoverati l’anno precedente le opere di maggior pregio del museo. Del patrimonio si salvarono circa quaranta dipinti ed una cassa contenente armi antiche; tra i pezzi più rilevanti che furono distrutti invece vi furono due ritratti d’uomo di Botticelli, una Deposizione di Francesco Solimena e una Educazione della Vergine di Bernardino Luini. Nel 1946, il soprintendente alle gallerie napoletane, Bruno Molajoli, rivolse un appello ai napoletani per reintegrare le raccolte distrutte. Nel 1948 il Filangieri fu riaperto al pubblico grazie a generose donazioni, e inoltre grazie ai prestiti delle opere nei depositi temporanei del Museo Nazionale di Capodimonte.

La collezione, eterogenea per materiali, vanta più di 3.000 oggetti, di varia provenienza e datazione. Sono raccolti esemplari di arti applicate (maioliche, porcellane, avori, armi e armature, medaglie), dipinti e sculture dal XVI al XIX secolo, pastori presepiali del XVIII e XIX secolo ed anche una biblioteca dotata di circa 30.000 volumi ed un archivio storico con documenti dal XIII al XIX secolo: tra questi va sottolineata la lettera che Benjamin Franklin, grande estimatore del Filangieri, gli scrisse per un confronto in base ai suoi scritti sulla libertà, in vista della stesura della Carta Costituzionale degli Stati Uniti d’America.

La collezione pittorica raccoglie in special modo dipinti del Seicento napoletano, tra cui opere di Jusepe de Ribera, Luca Giordano, Andrea Vaccaro, Battistello Caracciolo e Mattia Preti.

Un museo sottostimato e troppo poco visitato, a fronte di una collezione superba e di un edificio davvero ricco di fascino e di storia.

Sergio Valentino

Un articolo di Sergio Valentino pubblicato il 14 Giugno 2020 e modificato l'ultima volta il 14 Giugno 2020

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