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RIAPERTURE

Villa Regina a Boscoreale: percorsi di visita by night che raccontano l’archeologia del territorio

Beni Culturali | 20 Settembre 2019

Dopo 9 anni di chiusura e tre anni di lavori riapre finalmente villa Regina a Boscoreale. Una delle ville rustiche dell’entroterra vesuviano che pullulava un tempo di migliaia di piccole realtà al di fuori delle mura di Pompei. Ora se ne contano un centinaio accertate ma villa Regina è l’unico esempio visitabile accostato a un Antiquarium che racconta, in un territorio difficile, quella che era la storia delle campagne in epoca antica. Un racconto in piccolo dell’archeologia dei territori che traccia una mappa diversa: quella dell’area suburbana.

Una inaugurazione all’insegna dei percorsi notturni

Gli interventi eseguiti sulla villa sono stati presentati in occasione dell’avvio dei percorsi serali di Campania by night che ci saranno ogni giovedì sera dal 19 settembre al 24 ottobre dalle 19 alle 22 a cura di Scabec e del personale Coopculture. Le visite guidate si concludono con una performance musicale del “Progetto Sonora”.

Gli interventi di restauro

Sono state ripristinate le coperture e ripuliti gli apparati decorativi, nonché consolidati gli intonaci antichi. Oltre agli interventi tecnici, per una fruizione più agevole per tutti, la rampa di accesso è stata resa percorribile anche dai portatori di handicap che possono così visitare la villa. L’impianto di illuminazione completa il percorso e rende suggestiva ma allo stesso tempo visibile la struttura e il vigneto ricostruito così da dare al visitatore la giusta percezione anche in visita notturna.

Storia di uno scavo per salvare l’archeologia del territorio

La villa è stata portata alla luce in tempi alquanto recenti. Correva l’anno 1977. Presente all’inaugurazione Stefano De Caro che ne guidò lo scavo e che ci ha raccontato la complessità del territorio vesuviano che ancora, se indagato, ci porterebbe testimonianze non solo dell’epoca antecedente all’eruzione del 79 dopo Cristo ma anche di ville costruite dopo questa famosa catastrofe e che, considerati i mosaici ritrovati, potrebbero essere datate almeno intorno al II secolo dopo Cristo.
“Nessuno se ne rende conto – dice De Caro – ma il Vesuvio ha costituito con l’eruzione del 79, con quella ancora precedente di età preistorica e con quelle successive, un unico enorme bene archeologico. Sotto i nostri piedi, per migliaia e migliaia di chilometri quadrati, è tutto paesaggio archeologico. Se non sono case, se non sono costruzioni, sono coltivazioni. Come tutelare un paesaggio archeologico perfettamente conservato? È uno dei grandi problemi dell’archeologia oggi in Campania. Dovunque si scava, a causa di varie eruzioni incrociate del Vesuvio e dei Campi Flegrei, è paesaggio archeologico.” Quindi ogni volta che costruiamo stiamo sacrificando qualcosa di questo patrimonio. Già nell’Ottocento, prima lo Stato borbonico e poi quello italiano avevano operato delle scelte a favore degli scavi di Pompei e di Ercolano tralasciando l’area al di fuori delle mura delle città. Questo perché la scelta di uno scavo spesso è dettata da problemi di ordine di costi. Per esempio Avellino, il direttore generale ai tempi dei Borbone, si era scontrato con l’architetto Bianchi (allora direttore degli scavi di Pompei) che non voleva scavare il sito che poi sarebbe stato scoperto e denominato “villa A” di Oplonti. Riteneva che ogni soldo speso fuori da Pompei levasse denaro a quello che era considerato l’obiettivo principale, e cioè Pompei. Questo perché lo scavo di Pompei apportava prestigio dinastico ai Borbone. Fu lungimirante Avellino che volle che fosse comprato quel terreno perché rappresentava comunque la storia del territorio, anche se lo scavo non aveva portato nessuna pittura rilevante. Grazie alla sua perseveranza, e alla necessità di porre l’accento sull’importanza della storia del territorio, abbiamo potuto scavare e riportare alla luce la celebre Villa di Poppea. Anche lo Stato italiano decise che Pompei era la priorità e che fuori da Pompei tutto era a portata dell’iniziativa dei privati. Il che significava scavare e vendere. Politici, avvocati, industriali che formavano compagnie di scavo hanno in un certo qual modo saccheggiato il territorio con il benestare dello Stato e il beneplacito dei proprietari dei terreni che concedevano la gestione dello scavo. I musei del mondo si prenotavano per le pitture di Boscoreale mentre la più bella collezione di attrezzi agricoli oggi si trova esposta a Chicago.
Quando De Caro arrivò qui dal Molise alla Soprintendenza di Napoli e Caserta e lo chiamarono per dire che sotto una trivella si era trovato un dolium, con l’allora Soprintendente Fausto Zevi decisero di bloccare i lavori di un piano di edilizia popolare (cosa non semplice) e iniziare lo scavo, proprio in virtù della salvaguardia del territorio. Hanno trovato 99 pali di cemento armato che erano infilati nelle strutture antiche ma non si sono persi d’animo e hanno infine “liberato” la villa. Ora la villa è una testimonianza dell’agricoltura in epoca sillana in cui è stata riconosciuta anche una strada che ci dice che probabilmente vicino c’era un’altra villa simile a questa.

Descrizione di Villa Regina

La villa consta di una piccola parte residenziale, un’altra parte dedicata ai festeggiamenti per la vendemmia e una per la produzione del vino. Una testa di satiro era stata utilizzata a mo’ di Dioniso e campeggiava in un altare con una scritta “Vina adorata”, cioè “i vini resinati facemmo nell’anno”. Ma c’era anche il dio della pressa: sopra la cella del vino dall’uscita del calcatorium (dove avveniva la pigiatura dell’uva) era rappresentata un’altra testa dipinta di Dioniso.
Grande apporto ha dato poi al ripristino del vigneto la professoressa Jashemski del Maryland, che ha studiato e fatto indagini paleobotaniche che hanno consentito di spostare di mezzo passo i pali delle nuove vigne che crescono accanto al luogo in cui si trovavano quelle di età romana.
Nella villa si conservano calchi degli infissi di legno di porte e finestre. Notevole il porticato, il torcularium con i calchi del torchio ligneo, la vasca di premitura e il contenitore per la raccolta del mosto. Bello il triclinio con le pareti dipinte. Mentre la cucina era sicuramente in disuso. Si vedono i resti di un granaio per la conservazione di fieno, cereali e legumi, e su di un muro sono ben visibili anche i segni di una scala per raggiungere un piano superiore oggi scomparso. Alle spalle della villa è possibile scorgere i segni delle ruote di un carro da trasporto tracciati su un’antica strada. Nel terreno, dove oggi c’è un nuovo vigneto, si vedono i calchi delle radici di vite di epoca romana messi accanto alle viti moderne. Di grande impatto è comunque il cortile, dove si vedono i 18 dolia (orci) per la conservazione del vino e che costituivano la cella vinaria. Una curiosità: davanti all’ingresso della villa si nota il calco di un albero – probabilmente un noce – piegato dalla furia dell’eruzione del 79 dopo Cristo.

Quando e come si visita la villa

Per i percorsi Scabec del giovedì sera fino al 24 ottobre potete consultare il sito dedicato www.campaniabynight.it. La villa è comunque visitabile anche in versione diurna e in versione notturna anche i venerdì e i sabato dalle 20 alle 22 fino al 12 ottobre e a soli 2 euro.

Susy Martire 

Un articolo di Susy Martire pubblicato il 20 Settembre 2019 e modificato l'ultima volta il 20 Settembre 2019

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