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RIFLESSIONI DA LISBONA

Musica napoletana come il Fado: riconosciamola Patrimonio Unesco

Musica | 27 Gennaio 2020

Fado e musica napoletana: due generi musicali simili ma con destini diversi.

Il Fado è un genere di musica popolare tipicamente portoghese della città di Lisbona, nato agli inizi dell’Ottocento e come tutti i canti popolari è nato negli ambienti più poveri e periferici della città.

Si tratta di un genere che racconta dolori e delusioni,  come separazioni amorose, addii, emigrazione,  nostalgia, ricordi, ma soprattutto riporta spesso nelle sue canzoni luoghi-quartieri caratteristici di Lisbona, come Alfama,  Mouraria e Bairro Alto, un po’ come succede nelle  musica napoletana con Sorrento, Marechiaro e Santa Lucia che non sono solo quartieri o città, ma sono stati d’animo, atmosfere, emozioni.

Ma non è solo questo che hanno in comune il Fado e la musica napoletana.
Questi due generi nascono entrambi dal basso ma con parole semplici e racconti della vita quotidiana, ogni persona di qualsiasi ceto sociale riesce a riconoscersi in questi canti ed è per questo che sono canzoni amate da tutti.

I rapporti tra Fado e Musica napoletana

Al di là delle loro origini la musica napoletana ha avuto anche grandi apprezzamenti dalle più grandi artiste di fado ovvero da Amalìa Rodrigues, la regina del fado, (che fece anche un concerto a Napoli) che  cantò alcune famose canzoni come “Il canto delle lavandaie del Vomero” e “La tarantella” e inoltre duettò con il grande Roberto Murolo interpretando le canzoni “Dicitencello vuje” e “Anema e core”.

L’altra artista che apprezzò la musica napoletana perché notò delle relazioni con il genere portoghese fu Teresa Salgueiro che cantò canti popolari come “La tammurriata” e “Era de maggio”.

Oltre ai legami tra i due generi e gli apprezzamenti, il fado nel tempo ha avuto un destino diverso rispetto alla musica napoletana, forse semplicemente perché ha avuto la fortuna di nascere in una nazione diversa da quella italiana.

Il Fado è dal 2011 patrimonio dell’Unesco

Il Fado nel 2011 è diventato Patrimonio dell’Unesco: un titolo assolutamente meritato, perché il fado è un canto popolare, simbolo dell’identità di una città e del Paese intero.

Il fado oggi non è più un canto racchiuso tra le mura di Lisbona, ma oggi si può ascoltare questo genere musicale in tutto il Portogallo. E non solo, attorno a questo genere hanno creato un vero e proprio giro turistico che va da nord a sud della penisola lusitana.

Sono numerosi i ristoranti dove si possono degustare piatti portoghesi accompagnati da musica live, dal fado.

A Lisbona, ad Alfama, c’è addirittura un museo dove si trova tutta la documentazione e gli strumenti musicali che caratterizzano questo genere e sempre a Lisbona, vicino al quartiere di Madragoa, la casa dell’Artista Amalia Rodriguez è stata trasformata anch’essa in un museo.

Io mi trovo in Portogallo in questo momento e mi rendo conto che nonostante il fado sia così pubblicizzato all’interno del Paese forse chi non è mai stato in Portogallo non conosce questo genere, mentre ho notato che la musica napoletana, qui considerata “musica italiana”, è conosciuta da tutti, anche da chi non è mai stato in Italia o a Napoli ! Chi non conosce ad esempio “‘O Sole mio”? Canzone interpretata anche da grandissimi artisti internazionali come Elvis Presley oppure “‘O surdato ‘nnammurato”?
Sono canzoni scritte più di 100 anni fa ma sono ancora vive.

E mi sono chiesto perché la musica napoletana allora non è patrimonio dell’Unesco? Ha qualcosa in meno rispetto al fado?

Facendomi due conti pare proprio di no. La musica napoletana è molto più antica del fado, è nata 500 anni prima ed è accompagnata da strumenti musicali unici nel suo genere, come il mandolino o il tricchebballacche.

Inoltre la peculiarità della canzone napoletana è che è scritta in lingua napoletana e quindi rappresenta a pieno Napoli.

E allora ancora, perché la musica napoletana non è patrimonio dell’Unesco?

Forse perché purtroppo i primi a non credere nel valore della musica napoletana siamo proprio noi napoletani, a differenza dei portoghesi: qui non solo ci hanno creduto gli abitanti di Lisbona, ma tutto il paese, perché avevano capito che era un genere dalle grandi potenzialità.

Purtroppo in Italia da una grossa fetta della popolazione (napoletani compresi)  la musica napoletana viene associata a musica neomelodica. Dimenticando la storia, i grandi classici ma anche i grandi artisti viventi, anche giovani, che ancora la interpretano.

Perché la nostra musica è viva: siamo  fortunati e nemmeno ce ne rendiamo conto.

La lingua napoletana e la musica classica napoletana dovrebbero essere protetti, e bisognerebbe che creassimo anche noi dei posti, almeno a Napoli, dove poter documentare questo genere e  ascoltare vera musica napoletana (anche se in questi anni lo fa una piccola associazione, Napulitanata, che ha capito che la nostra musica è attrattiva per i turisti).

Ma soprattutto permetterebbe la divulgazione della nostra splendida cultura attraverso la musica.

Giuseppe Mancini

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 27 Gennaio 2020 e modificato l'ultima volta il 27 Gennaio 2020

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