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RIONE TRAIANO

Il quartiere ricorda Davide Bifolco, ucciso 6 anni fa da un carabiniere

Diritti e sociale, Giustizia, Periferie | 6 Settembre 2020

Sono ormai passati sei anni dall’omicidio di Davide Bifolco, il giovane 16enne del Rione Traiano ucciso con un colpo di arma da fuoco dopo un inseguimento con i carabinieri. Il suo quartiere, la scorsa sera, ha deciso di ricordarlo con una messa e un corteo verso il luogo dove è stato ucciso la notte tra il 4 e il 5 Settembre 2014, e dove oggi sorge un altare in sua memoria. Al fianco della famiglia e degli amici di Davide anche i parenti di Ugo Russo, il ragazzo ucciso da un carabiniere nel quartiere Santa Lucia di Napoli durante una tentativo di rapina, nella notte dello scorso 1° Marzo.

“Oggi non sappiamo da dove bisogna scappare, se solo dalla Camorra o anche dallo Stato, che non ci offre nient’altro che repressione. Parlo allo Stato con il cuore: spero che possa fare qualcosa per aiutare i giovani del Rione Traiano, sempre più abbandonati” a parlare è Flora Mussoforo, la madre di Davide, che continua: “Non dovremmo mai sentire di un carabiniere o un poliziotto che uccide. Loro dovrebbero difendere e tutelare i ragazzi, e non ammazzarli. Nessuno dovrebbe pagare con la vita per un errore, mio figlio poi è morto per nulla. Davide è uscito di casa e dopo dieci minuti l’ho ritrovato morto. Questo è ciò che non riesco ad accettare.” Perché sì, Davide fuggí dai carabinieri, ma perché non aveva l’assicurazione, e non perché, secondo alcuni, aveva in sella un noto latitante del quartiere. Davide, a differenza di come qualcuno lo ha additato, era un ragazzo, non un camorrista.

Sei anni senza giustizia per la morte di Davide

Era in motorino con un amico Davide, il giorno della sua morte. Mai avrebbe pensato che quello sarebbe stato anche l’ultimo giro nel suo quartiere. Perché Davide è morto, ma non per un incidente, né per sfortuna o irresponsabilità. Davide ha avuto una morte insolita, una morte che nessuno meriterebbe. Una morte che nel nostro mondo malato sta diventando sempre più una normalità, un “errore che può capitare” e che “ci si può permettere”. Davide è morto ammazzato, a pochi giorni dal suo 17esimo compleanno. Ucciso da un poliziotto, non una persona qualunque. Quelli che, come dice la madre di Davide, dovrebbero difendere i ragazzi, non ammazzarli. E invece succede il contrario, e sempre più spesso: Davide, Stefano, Federico, Carlo, alcuni nomi delle vittime innocenti dello stato.

“Io spero che ci sia davvero verità e giustizia per mio figlio. Sono passati sei anni da questa tragedia che io non riesco ad accettare. E rivolgo un appello al carabiniere Macchiarolo: dicci la verità su ciò che è successo quella notte”, questo l’ultimo appello di Flora, che chiede giustizia per suo figlio. Infatti Giovanni Macchiarolo, il carabiniere che ha inflitto il colpo fatale a Davide, è stato condannato a soli 4 anni con interdizione dai pubblici uffici. Condanna poi ridotta a due anni, e revoca dell’interdizione. E Giovanni è ancora in servizio presso l’arma, perché secondo i giudici la morte di Davide è stata un omicidio colposo, un “errore”. E così Davide è morto due volte.

Negli occhi lucidi di commozione dei ragazzi e degli amici di Davide che ogni anno si riuniscono per ricordarlo, c’è la speranza di chi chiede verità per la morte di un ragazzo che, ora, è diventato simbolo del riscatto di un quartiere, di giovani contro ogni forma di criminalità e  di repressione. Perché un ragazzo non dovrebbe mai temere per la propria vita, un diritto che nessuno Stato può togliere. Per nessun motivo.

 

 

Un articolo di Ciro Giso pubblicato il 6 Settembre 2020 e modificato l'ultima volta il 6 Settembre 2020

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