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RIONE TRAIANO

La famiglia Bifolco contro Il Mattino: “Infangano ancora la memoria di Davide”

Periferie, Repressione | 15 Ottobre 2016
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In questi giorni sono state rese pubbliche le motivazioni della sentenza del processo di primo grado che ha visto condannare il carabiniere Gianni Macchiarolo, assassino di Davide Bifolco, al massimo della pena prevista con rito abbreviato.

 


“Come ci aspettavamo all’interno di queste, il gip Ludovica Mancini senza molti orpelli giuridici, ha sostenuto che il colpo secco che ha colpito Davide in pieno petto è partito per caso, “da una posizione anomala del carabiniere”, che ne ha causato l’esplosione. A nulla sono valse le argomentazioni dell’avvocato Anselmo durante il processo sulla dinamica dell’esplosione del colpo, sulla tempistica dell’accaduto. Ciò che ci fa sorridere, nonostante la tragedia, è il silenzio con cui il giudice lascia passare le parole di Salvatore Pane, avvocato di Macchiarolo, che in un’intervista ha dichiarato che la sentenza sia stata emessa in un “clima di intimidazione e di pressioni in cui si era celebrato il processo, dentro e fuori l’aula di giustizia.”: in altre parole il giudice si è lasciato condizionare da fattori esterni, non saremo noi a spiegare la gravità di queste dichiarazioni, le lasciamo alla coscienza della Mancini e dei tanti altri magistrati” spiega la famiglia di Davide in una nota.

“Ad ogni modo per noi si tratta di altro fango gettato sulla vita di Davide. Pennivendoli come Del Gaudio de Il Mattino, nascondendosi dietro una presunta “oggettività” dei fatti, da due anni continuano a narrare una storia di parte, quella del carabiniere Macchiarolo. Sembra aver viaggiato indietro nel tempo del “colpo accidentale” e del “non si è fermato al posto di blocco” (mai esistito), ma per fortuna non è così. In questi due anni di lotta processuale e territoriale al Rione Traiano, i familiari, gli amici, l’Associazione Davide Bifolco “Il dolore non ci ferma”, ci ha insegnato tanto: abbiamo condiviso il dolore di una perdita, la rabbia di chi è lasciato senza voce, la gioia di vedere giocare bambini in spazi fino a poco fa abbandonati e rimessi in sesto da chi vive il quartiere.
Abbiamo imparato, ancora una volta, da che parte stare. Davide vive ogni giorno al Rione, nell’ex-Copernico, vive in ogni presidio ed in ogni iniziativa. Non saranno le parole di un giudice a portarcelo via di nuovo. Continueremo nel solco scavato dalle tante famiglie a cui lo Stato ha strappato parenti e amici, per questo oltre a moltiplicare le iniziative nel nostro quartiere, il 14 Novembre saremo a Roma per portare la nostra solidarietà alla famiglia Buldroni durante l’udienza del processo”.

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 15 Ottobre 2016 e modificato l'ultima volta il 15 Ottobre 2016

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