mercoledì 21 novembre 2018
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RIPRESE NEL 2019

Qui rido io: un film di Martone su Scarpetta con Servillo nei panni di Don Eduardo

Cinema, Identità | 6 novembre 2018

Mario Martone tornerà sul set con Qui rido un film sulla figura del celebre attore e commediografo Eduardo Scarpetta. Nel ruolo del protagonista Toni Servillo. Le riprese del film, prodotto da Indigo Film e Publispei con Rai Cinema, inizieranno nel 2019. Lo annuncia in tre righe l’Ansa annunciando che Martone torna a girare un film ambientato a Napoli. E di nuovo su una figura importante della città, come fu per Renato Caccioppoli. Stavolta però si tocca qualcosa che fa parte ancor di più della storia di Martone (Caccioppoli abitava a Palazzo Cellammare e anche Martone): il teatro. Il film sarà su un mostro sacro, padre del teatro napoletano in molteplici sensi, quale Eduardo Scarpetta e Toni Servillo, con cui Martone ha lavorato innumerevoli volte, a teatro e al cinema, da Rasoi a Morte di un matematico napoletano (e a La Salita, nel film corale “I vesuviani”), da Teatro di guerra a Noi Credevamo, una delle ultime opere del regista napoletano, ne sarà il protagonista.

 

 “Qui rido io”, il titolo del film era la scritta che appariva nella villa del Vomero dove la famiglia Scarpetta trascorse, dal al,  i mesi estivi,  una villa liberty dalla forma particolare (“pare nu cumò sotto e ‘ncoppa!” diceva Scarpetta, descrivendola) in via Luigia Sanfelice all’angolo con via Filippo Palizzi, scenario di storie di straordinaria importanza per comprendere la Napoli di quell’epoca. La Santarella – questo il nome popolare di quella che era Villa Maria, in onore della figlia adorata –   era luogo di   fastosi banchetti e splendide cerimonie, come quelle in occasione dell’onomastico dell’adorata figlia, ricorrenza che Scarpetta celebrava invitando i suoi amici poeti e scrittori a comporre sonetti per lei.

“La villa Santarella! Il più dolce, il più soave, il più bel ricordo della mia vita. In una posizione incantevole, sul ciglio della collina, con la faccia rivolta al mare, ispirava immagini di poesia. Mio padre, guardandola dal basso della città,  – scrive Maria nella biografia sul padre, pubblicata postuma – quadrata e tozza come appariva con le sue quattro torrette sporgenti diceva: Me pare nu comò sotto e’ncoppa! Credo che non l’abbia mai amata di vero amore questa sua villa incantevole, il cui nome con l’aggiunta della dicitura Qui rido io ha girato il mondo. Quando fu costruita il Vomero era davvero quel Vommero solitario di cui favoleggiava il poeta: agreste e profumato, silenzioso e tranquillo, tale si mantenne ancora per molti anni, durante i quali la solitudine e il silenzio della zona tanto impressionarono mia madre che papò fu costretto nel 1911 a disfarsi della Villa. Non perdita di gioco come si è detto per molti anni in giro, non perdita in sequito a ipoteche ma regolarmente e volontariamente venduta….”.

Quello che segue è il programma della festa di Maria nell’anno 1897, gentilmente concesso da Maria Beatrice Cozzi Scarpetta  e proprietà dell’Archivio Vincenzo Scarpetta.

 

 

Sul sito Eduardo Scarpetta si ricorda “l’ospitalità, della generosità e soprattutto della fantasia di quest’uomo erano testimonianze i cosiddetti “Fuochi”. Infatti in queste liete ricorrenze egli era solito organizzare grandi spettacoli di fuochi pirotecnici; così, a mezzanotte la Santarella s’incendiava di meravigliosi colori che gli invitati osservavano sbalorditi dalla Villa e ancora di più dai balconi del Rione Amedeo quando le feste si svolgevano a Palazzo Scarpetta.

A questo spettacolo, divenuto in pochi anni tradizione, assistevano non solo gli invitati, ma buona parte della città, quella tra il monte Echia e il capo di Posillipo, così come si usa assistere ai festeggiamenti in occasione di ricorrenze famose e feste popolari.
– Stasera ce stanno ‘e fuochi ‘ncopp’ ‘a Villa Santarella!
– Ih…. che sape fa chillu Scarpetta! Nun ce sta niente ‘a fa, chesta è l’epoca dei Sciosciammocca!
– La fortuna è degli istrioni!
– Pozza campà cient ‘anne … almeno ce fa scurdà ‘guaie d’ ‘a vita! 

Queste erano più o meno le espressioni che ricorrevano sulle bocche di tutti e che molti riferivano a parenti e amici di Scarpetta. La Santarella e il suo padrone facevano leggenda”.

Un motto che racconta una storia di un’epoca napoletana di molte luci e qualche ombra. E sicuramente un film, quello di Martone, che scandaglierà la complessità di Scarpetta, i suoi tanti figli legittimi e non, il suo rapporto con la stampa (fu censurato per 4 anni dai giornali napoletani) e con gli intellettuali dell’epoca e soprattutto il rapporto cruciale con il suo pubblico fino alla morte, che vide tutta Napoli piangerlo con un pellegrinaggio nella casa di via Vittoria Colonna che durò diversi giorni. Storia del teatro e della città che troverà nuova luce con Martone, proprio nei mesi in cui a Castel dell’Ovo è in corso la mostra “I De Filippo” che dedica ampio spazio a lui e a tutti i suoi figli (tra cui, appunto, Eduardo, Peppino e Titina).

Lucilla Parlato

 

Lucilla Parlato

Giornalista da sempre, ho iniziato a Napoli per poi emigrare a Roma, dove ho lavorato nella carta stampata, in tv a Mediaset e sul web a Sherpa-Tv (web tv di area Pd) oltre ad aver svolto negli ultimi anni capitolini ruoli di capo ufficio stampa in diverse istituzioni. Poi sono tornata a casa, a Napoli, cinque anni fa per fondare Identità Insorgenti, con un gruppo di amici, uniti dalla volontà di offrire un’altra narrazione del Sud.

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