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RISARCITO DALL’ITALIA

Ingiusta carcerazione (per 7 giorni): 40mila euro per Vittorio Emanuele. Ringraziano i migliaia detenuti ingiustamente

Giustizia, Italia | 25 Febbraio 2015

lote savoiarde

Chiariamolo subito, per i tafazziani che non tarderanno a correre in difesa di Vittorio Emanuele di Savoia: un uomo è innocente fino a prova contraria. E se Vittorio Emanuele è stato prosciolto dalle accuse forumulate dal PM Henry John Woodcock nel 2006 è perché la legge lo ha riconosciuto innocente. Ciò, però, non ci impedisce di analizzare la vicenda da altri punti di vista.
Intanto, Vittorio Emanuele è il discendente diretto di quei Savoia che prima invasero tutti gli stati preunitari-tra cui il nostro-commettendo le peggiori nefandezze e i crimini più efferati e poi, in qualità di regnanti d’Italia, firmarono le leggi razziali nel 1938. Fu proprio l’apporre la firma alle leggi contro gli ebrei che costò loro l’esilio dall’Italia. Ancora oggi, sono banditi da tutte le corti europee. Breve premessa per ricordare il fatto che, per i loro crimini, i Savoia meriterebbero di essere ancora in esilio. E invece no. Tornano in Italia e chiedono risarcimenti.
Il primo, qualche anno fa, per essere stati esiliati (come se gli eredi di Hitler chiedessero un risarcimento alla Germania…) e l’ultimo adesso, per aver passato “ingiustamente” 7 giorni in carcere.
Allora, vale la pena ricordare la vita giudiziaria del Savoia. Indagato negli anni ’70 per traffico di armi, l’accusa più pesante fu quella di omicidio, nel 1978, ai danni del diciannovenne Dirk Harmer, che dormiva nella sua barca e fu raggiunto da una pallottola vagante.
Dopo insabbiamenti e depistaggi vari (tra cui la distruzione della barca, in Sardegna) il savoiardo se la cavò con una condanna tramutata in pena sospesa per porto abusivo d’armi. Negli anni a venire, oltre all’iscrizione alla loggia P2 – con numero di tessera 1621 – fu sottoposto a numerose inchieste, tutte piuttosto pesanti: dall’associazione a delinquere allo sfruttamento della prostituzione; e poi corruzione, riciclaggio, falso contro la pubblica amministrazione ed il patrimonio, diffamazione.
Dopo una parziale confessione, ottiene i domiciliari presso la sua abitazione ai Parioli, a Roma. Durante la sua detenzione nel carcere di Potenza, nel 2006, una microcamera intercettò una conversazione in cui si vantava di averla fatta franca per l’omicidio di Hamer: “Anche se avevo torto… devo dire che li ho fregati. E davvero eccezionale: venti testimoni, e si sono affacciate tante di quelle personalità importanti. Ero sicuro di vincere. Io ho sparato un colpo così e un colpo in giù, ma il colpo è andato in questa direzione, è andato qui e ha preso la gamba sua, che era steso, passando attraverso la carlinga”.
In altre intercettazioni telefoniche, il “re d’Italia” si è vantato di aver fregato la legge e i giudici, definendo “morti di fame” i Magistrati che non sono mai riusciti ad “incastrarlo”. Ed oggi chiede un risarcimento di 40.000 euro per essere stato “ingiustamente detenuto”. L’erede della peggiore sterpaglia che abbia governato l’italia negli ultimi 3000 anni, la persona che si è vantata di aver fregato quegli sciocchi dei giudici italiani, l’uomo che solo per il cognome che porta dovrebbe vendersi sua moglie per cominciare a risarcire gli italici per tutte le nefandezze combinate dalla sua stirpe, chiede ed ottiene un risarcimento di 40.000.
Mentre nelle carceri italiane i detenuti continuano a subire ingiustizie, ad essere trattati come bestie, a morire in attesa di sentenze e spesso si tratta di innocenti che non vedranno mai uno spiraglio di giustizia. Nell’Italia repubblicana, fatta di nani, puttane, ruffiani e faccendieri, ha ancora un peso chiamarsi Savoia, mentre i poveri diavoli, parafrasando il Don Bastiano di monicelliana memoria, continuano a non essere “padroni di un cazzo”, nemmeno delle proprie vite.
Drusiana Vetrano
Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 25 Febbraio 2015 e modificato l'ultima volta il 25 Febbraio 2015

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