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RISTORAZIONE

Tra coprifuoco e lo spettro lockdown: il grido disperato degli imprenditori napoletani

Economia | 23 Ottobre 2020

Oggi, 23 Ottobre, è il primo giorno di coprifuoco sancito dall’ultima delibera della Regione Campania che impone la chiusura di tutte le attività alle ore 23:00. Siamo nel pieno della seconda ondata di Covid, quella tanto annunciata, quella tanto temuta, che però è arrivata e che ci trova impreparati sotto ogni punto di vista.

La ripresa e la risalita delle attività commerciali, la sensazione di potercela fare, di aver superato il momento più duro sono solo ricordi lontani legati al periodo estivo. Ora sta arrivando l’inverno, e sta portando con sè freddo e disperazione.

Quello dei ristoratori napoletani è il grido tra i più disperati della nostra città. Un grido che racconta tutta la difficoltà del momento, quella economica di chi non riesce più a gestire la situazione: fitti, dipendenti, fornitori, le proprie famiglie. Sono problemi economici quelli dovuti al mancato incasso delle ultime settimane che incidono sulla vita di tante, tantissime persone.

Un indotto fondamentale per la città, che fa muovere l’economia di tanti altri settori, oltre ad avere un altissimo valore simbolico per Napoli e per noi tutti.

Abbiamo tentato di darci sostegno l’un l’altro, di continuare in questa improvvisata convivenza con il virus, ma la verità è che qui siamo di fronte a settori dell’economia lasciati completamente soli. E quando parliamo di “settori di economia” parliamo di famiglie, di padri e figli, di beni essenziali, di vita vera.

Tanti ristoratori ci hanno affidato la loro riflessione, la loro testimonianza riguardo alle implicazioni che avrà il coprifuoco sul settore. Siamo andati a Via Tribunali a registrare, con un live, quello che avevano da dire i ristoratori del Centro Storico della nostra città, ma mentre scriviamo si prospetta un nuovo lockdown totale e il miraggio di aiuti economici a sostegno del settore diventa un’illusione alla quale non si crede più visto che si è ancora in attesa degli aiuti previsti dopo la prima ondata del virus.

Amedeo Quagliata “Trattoria Medina” e “Dambo”

“Da inizio Ottobre, a causa dei continui messaggi legati alla situazione epidemiologica della Regione e del Paese ed al susseguirsi di ordinanze e dpcm che manifestano una gestione “alla giornata” delle autorità competenti, si è tornati a vivere le situazioni di pre lockdown di Marzo – ci testimonia Amedeo Quagliata, titolare delle due sedi di  Trattoria Medina e del ocale Dambo a Piazza Municipio –  Incassi quasi azzerati, dipendenti di nuovo in cassa integrazione, chiusura progressiva di attività commerciali e taglio drastico degli altri costi di gestione con conseguente danno all’ intero indotto. Noi inizieremo a chiudere la sede piccola della Trattoria Medina a fine mese e valuteremo di giorno in giorno se proseguire con gli altri locali oppure abbassare le serrande ed aspettare. Nonostante le restrizioni ci sarebbero ancora la possibilità di andare avanti se solo si fossero limitati ad applicarle. Sono più dannosi i messaggi “terroristici” che le restrizioni di per sé. La domanda è: se già si impongono restrizioni drastiche (chiusura alle 23), perché mandare messaggi ancora peggiori (state a casa)? Vuol dire che si pensa che le restrizioni non bastino ed allora le autorità hanno il dovere di chiudere e sostenere.”

Sostenere. Aiutare la categoria. Queste dovrebbero essere le parole d’ordine sopratutto in vista di un nuovo possibile lockdown che metterebbe in ginocchio il settore della ristorazione. Ma i ristoratori sono sfiduciati, vista anche la gestione del primo periodo dell’epidemia.

Nino Di Costanzo “Trattoria Gerolomini”

“Il centro storico è distrutto, sembra essere ritornati agli anni 70/80 – sostiene Nino Di Costanzo della Trattoria Gerolomini a Via dei Tribunali -, il coprifuoco era una realtà ancor prima di queste nuove misure, perché si è fatto un terrorismo mediatico e la gente ha paura di uscire. Poi con la ztl e l’area pedonale abbiamo avuto il colpo di grazia. La nostra è una zona turistica e senza i turisti siamo destinati al fallimento. Il virus esiste e se esiste sono d’accordo per la chiusura, ma lo Stato deve prendersi le proprie responsabilità; invece no, ci hanno imposto limiti assurdi, ci fanno rimanere aperti e fanno cadere il problema solo su di noi. Avevamo 12 dipendenti adesso ne abbiamo 6, abbiamo garantito lo stipendio pieno ad agosto settembre e ottobre, ma a novembre sarà impossibile mantenere le spese facendo 10/11 coperti al giorno, se si è fortunati. Le tasse sono sempre le stesse: la tari è uguale all’anno scorso anche stando chiusi 5 mesi, gli f24 sono stati sospesi a marzo e arrivati tutti insieme a settembre, acqua luce e gas sempre le stesse cifre e la maggior parte sono tutte tasse e oneri di sistema, il fitto si deve pagare, i dipendenti pure, non abbiamo agevolazioni sulle assunzioni dei dipendenti. Lo stato vuole il coprifuoco e noi gli daremo il coprifuoco, chiuderemo e ci saranno nuovi disoccupati se non si sbrigano e ci danno una mano. È inutile stare aperti, la gente non viene.”

Enrico Lombardi “Pizzeria Lombardi 1892 a Via Foria”

“Il lavoro già dalla settimana scorsa è rallentato, questa settimana è andata ancora peggio – racconta Enrico Lombardi della storica Pizzeria Lombardi dal 1892 a Via Foria – stiamo andando avanti con asporto e consegne a domicilio. Il coprifuoco è un ulteriore elemento di crisi: c’è confusione, la tendenza è quella di rimanere a casa, la gente è spinta a non uscire. Adesso è il momento di rivedere tutti gli assetti dell’azienda, ma siamo consapevoli del momento, vogliamo spingere sulle consegne, ma le cose cambiano di volta in volta e ogni giorno è necessario elaborare una strategia nuova. Che è una strategia di sopravvivenza ormai”

Salvatore Grasso “Ristorante Pizzeria Gorizia 1916”

Non è solo il Centro Storico a soffrire. Ogni quartiere, ogni angolo della città, sembra rappresentare, con il vuoto, la mancanza delle persone per strada, lo stato d’animo dei ristoratori e dei commercianti tutti.

“C’è stato un terrorismo psicologico che ha colpito tutti noi. Il ristorante è gia da settimane che fa un terzo di quello che facevamo nei mesi estivi  – testimonia Salvatore Grasso, titolare e gestore sempre presente della storica attività vomerese – Per affrontare il coprifuoco saremo aperti senza stacco, dalla mattina alle 23. Sarà possibile mangiare la pizza anche alle 17 del pomeriggio. Ai nostri clienti ci sentiamo di dire che non c’è un posto più sicuro dei ristoranti oggi. Ma tutto sembra assumere i contorni del grottesco. Quello che affrontiamo oggi non è quello che affronteremo domani. Stiamo combattendo una guerra ma non sappiamo nemmeno che armi abbiamo a disposizione”

Vincenzo Russo chef di Baccalaria e chef manager di Scirocco bay e Hbtoo

Vincenzo Russo, chef rinomato a Napoli, sia per il lavoro che svolge da Baccalaria, sia per il suo ruolo in diversi locali napoletani che uniscono il food all’intrattenimento.

Food e intrattenimento: i due settori più colpiti da questa pandemia.

“Si stava affermando una tendenza europea con un tipo diverso di intrattenimento, legato sì alla musica ma anche al buon cibo – ci racconta lo chef – tanti sono stati gli investimenti fatti nel settore, sia per le location sia per la proposta e le professionalità che gravitano intorno a questo settore. La situazione adesso è veramente drammatica. Non c’è possibilità più di lavorare: con un coprifuoco alle 23 chi è mai disposto a spendere per una cena di livello medio alto quando poi non c’è il tempo per un intrattenimento, uno spettacolo, in un contesto rilassato? La tendenza, fino a quando sarà possibile fare, sarà puntare al luch di sabato e domenica come stanno ad esempio facendo alcune location importanti in tutta Italia. Ma si naviga a vista. Elaboriamo una strategia per poi vederla smontata con l’ordinanza successiva.”

Marianna Vitale chef stellata di “Sud”

“Il coprifuoco non cambia molto realtà come quelle del nostro Ristorante. Da noi il cliente è già abituato a venire presto, e in quei tempi riusciamo a lavorare per una cena tranquillamente  – ci spiega la chef Vitale – il problema resta la confusione che hanno le persone. La comunicazione istituzionale è poco chiara, le persone non sanno bene se e quando uscire, hanno paura, e la tendenza resta quella di rimanere a casa. Noi dal canto nostro, fino a quando possiamo, abbiamo intenzione di rafforzare il nostro progetto di tavola calda “Angelina” sopratutto con il servizio delivery. Affronteremo a testa alta ogni cosa. Il nostro lavoro è la nostra vita, questo momento ci mette davvero a dura prova”

Dal Centro Storico, al Vomero, dalle trattorie agli stellati, dai nuovi format ai locali storici, noi siamo sempre al fianco dei ristoratori napoletani che in questo momento sono tra le categorie più colpite. E non solo in termini di prospettive o di investimenti futuri o di progetti. Vi abbiamo dato testimonianza di problemi reali, di difficoltà serie che mettono a repentaglio la quotidianità di tante famiglie.

Che qualcuno ascolti queste voci. Non è più il momento di riempirsi la bocca con discorsi politici acchiappa consenso.

Abbiamo ben chiara la situazione. Servono aiuti concreti. E servono subito.

Con i ristoratori di Via Tribunali per commentare e riflettere sul coprifuoco e la situazione del settore

Geplaatst door Identità Insorgenti op Vrijdag 23 oktober 2020

Valentina Castellano 

Un articolo di Valentina Castellano pubblicato il 23 Ottobre 2020 e modificato l'ultima volta il 24 Ottobre 2020

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